Mercoledì, 28 Marzo 2018 17:15

    I nuovi mercati dell'uva da tavola

    Il calendario dell’import europeo nel 2000 vedeva una leadership completa del nostro Paese dal punto di vista dei volumi.

    La pressione dei competitors
    Il 28% della quota delle importazioni nel periodo giugno-dicembre. In controstagione si registravano quantitativi significativi provenienti da Sudafrica (16%e) e Cile (9%) ma non comparabili con i volumi italiani.

    Negli ultimi anni il panorama è completamente cambiato, con i primi sei mesi che sono diventati sempre più affollati in termini di Paesi importatori. A gennaio 2016 si parte con le uve sudafricane, si continua nei mesi successivi con l’lndia, che si sovrappone col Cile, e l’Egitto.

    Poi partono le stagioni dei Paesi europei con Italia, Spagna e Grecia. A chiudere il Brasile, seguito da Perù e poi di nuovo Sud Africa, che sta aumentando il valore delle proprie esportazioni in modo esponenziale nella finestra di mercato di dicembre. Questo nel complesso il quadro di importazione dei maggiori Paesi europei.

    Analizzando però nel dettaglio le singole destinazioni, si evince che non tutti ricoprono il medesimo schema.
    Ad esempio in Francia nel 2016 sono giunte quasi esclusivamente uve italiane, poiché il Paese transalpino ha deciso di non destagionalizzare il consumo, probabilmente per propensione patriottistica. Il Regno Unito nello stesso periodo presentava un quadro molto più complesso: a gennaio giungevano uve sudafricane, seguite nei mesi seguenti da quelle provenienti da India, Cile, Egitto e Spagna. L’Italia, come detto, nel mercato britannico è quasi assente e si posiziona solo al decimo posto dopo la Grecia.

    Tra le destinazioni europee, però, la Francia - dove l’Italia domina - è proprio il Paese con i prezzi medi di importazione più bassi, mentre il mercato del Regno Unito - dove l’Italia è quasi inesistente e la Spagna è forte - è quello che maggiormente valorizza le produzioni con circa 2.35 euro/kg (prezzi medi doganali di importazione). Questa ad ulteriore conferma che il mercato europeo per le uve italiane è stagnante e la competizione è elevata. L'alternativa potrebbe essere l’ingresso in nuovi mercati.

    I nuovi mercati
    Il 97% dell’uva italiana destinata all’esportazione ha come destinazione il Vecchio Continente. Il restante 3% raggiunge altri Paesi. Nel periodo 2000 al 2017, il quadro delle destinazioni extra-europee del prodotto italiano si è evoluto.

    Per l'Italia, il Canada era un mercato molto forte nei primi anni del 2000, ma in seguito tale finestra si è chiusa. Il mercato USA è rimasto pressoché stabile, mentre i Paesi che hanno visto un forte incremento sono Emirati Arabi e Arabia Saudita, che hanno possibilità di crescere sia dal punto di vista dei volumi che del valore. Infatti i Paesi arabi, sempre secondo le stime, aumenteranno nel 2050 notevolmente la popolazione così come il loro PIL pro capite, che attualmente per gli Emirati Arabi è addirittura superiore a quello italiano, con la possibilità, quindi, di pagare per un prodotto di valore.

    Conclusioni
    Se l’export italiano in futuro avrà ancora la struttura descritta, non avrà la possibilità di aumentare il livello di volumi in Europa, suo principale mercato di riferimento, e dovrà puntare tutto sulla valorizzazione delle proprie produzioni. L’Italia oggi è leader per i volumi esportati, ma anche per i prezzi medi (e bassi) che ne caratterizzano le produzioni. Ciò potrebbe rappresentare un grande potenziale perché,come per il settore del vino, ci potrebbero essere margini per qualificare il prodotto. Emerge anche la necessità di esplorare nuovi mercati, in un contesto globale sempre più asia-centrico. Sarebbe opportuno seguire l'esempio della Spagna, che sta investendo molto a livello politico su questi punti, consapevole che si può andare lontano soltanto con prodotti dall'elevato valore aggiunto e non con un prodotto
    da volume.

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    Autori: 

    Autori: Michele Dall'Olio: Fresh4cast - Londra (UK) e

    Domenico Zagaria: Agrimeca Grape and Fruit Consulting - Turi (BA)

    copyright: uvadatavola.com

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