Mercoledì, 25 Luglio 2018 15:02

    Caporalato, tre arresti nel barese

    Pagavano i braccianti 2,5 euro all'ora, facendoli lavorare fino a 14 ore consecutive sotto i teloni con temperature altissime, pretendendo che ogni giorno restituissero al caporale 2 euro.

    Con le accuse di associazione per delinquere, caporalato, estorsione, truffa ai danni dell'Inps e autoriciclaggio, la Guardia di Finanza ha messo agli arresti domiciliari tre persone e notificato l'obbligo di dimora per altre quattro. Gli arrestati sono una donna accusata di fare da 'caporale', e l'amministratore e l'addetto alla contabilità di un'azienda agricola di Bisceglie.

    Gli altri 4 indagati, familiari della donna, raccoglievano il denaro dai braccianti. L'indagine è partita due anni dopo segnalazioni anonime e di lavoratori e ha monitorato circa 2mila braccianti sfruttati. Ne è emerso anche un trattamento discriminatorio nei confronti delle donne, pagate mediamente meno degli uomini. Durante le indagini è stato accertato anche un episodio di omesso soccorso ad una bracciante che si era sentita male tre volte nello stesso giorno.

    In particolare i finanzieri, coordinati dal pm Ettore Cardinali, hanno accertato in alcuni casi buste paga inferiori rispetto al lavoro realmente prestato, in altri casi buste paga gonfiate, la cui differenza veniva poi restituita in contanti all'imprenditore che così poteva pagare in nero un'altra parte di lavoratori, soprattutto pensionati e persone con doppio impiego, oltre ad assunzioni fittizie (le figlie e il marito della caporale).

    I lavoratori, tutti italiani e prevalentemente donne, venivano reclutati nei territori di Mola di Bari, Noicattaro, Conversano e Rutigliano. Alle tre del mattino partivano i bus diretti in diversi campi di uva e ciliegie della regione, fino ad Andria e Trinitapoli (Fg), dove i braccianti lavoravano fino a 14 ore consecutive.

    Su disposizione della magistratura barese è' stato eseguito anche il sequestro di circa 1 milione di euro e l'azienda è stata sottoposta a controllo giudiziario.

    Grazie alla documentazione contabile rinvenuta e sequestrata nel box auto di casa del ragioniere, sono state accertate pi di 24mila giornate lavorative e oltre 2 milioni di euro di profitto illecito oltre a 53 mila euro di indennità indebitamente percepite dall'INPS. Dalle sole estorsioni - la "quindicina" perché i 2 euro a giornata venivano consegnati ogni 15 giorni - la caporale avrebbe guadagnato circa 110 mila euro.

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