Venerdì, 16 Marzo 2018 10:44

    Numeri e scenari di un mercato sempre più globale - prima parte

    L'Italia esporta il 97% della propria uva in Europa. I volumi sono importanti ma i prezzi i più bassi del continente. Importante sarà esplorare nuovi mercati e puntare sul valore.

    Un’attenta e mirata programmazione del settore dell’uva da tavola non può prescindere dalla disponibilità di dati certi. Ad oggi in Italia restano ancora senza risposta la consistenza della reale superficie dedicata alla reale produzione di uva da tavola, il rapporto tra uva con e senza semi e la produzione per ettaro di ogni singola varietà.

    Ottenere statistiche ufficiali è difficile, tuttabvia esistono nel mondo alcune strutture (enti, organizzazioni, società), pubbliche o private, che svolgono questo lavoro confrontandosi principalmente con produttori ed esportatori. Uno dei Paesi che maggiormente lavora sull’elaborazione di dati statistici nel settore viticolo è il Sudafrica

    Lo stato africano è dotato di un catasto varietale, conosce già dopo una settimana quante e quali varietà sono state esportate in tutti i Paesi di destinazione valutandone l’evoluzione dei prezzi, elabora bollettini sui mercati all'ingrosso ed effettua stime in campo molto accurate sui volumi di uva prodotti, riuscendo a prevedere eventuali surplus di produzione.

    Nel nostro Paese, invece, l’ultima analisi statistica sull’evoluzione delle produzioni e delle superfici (dettaglio regionale) nel periodo 2006-2012 è stata elaborata dal CREA-UTV di Turi (BA) su dati ISMEA, alla quale si aggiungono i dati congiunturali ISTAT del 2014. Dati utili, ma insufficienti a rappresentare un comparto che a livello globale è in continua evoluzione, sia dal punto di vista varietale che dei nuovi mercati di destinazione.

    L’evoluzione del mercato europeo
    L'uva da tavola, con kiwi è mele, è tra gli orgogli dell’export nazionale: un grappolo su due prodotti in Italia viene esportato all'estero. Si tratta di una percentuale altissima che denota una vocazionalità molto simile a quello della Spagna, Paese molto forte a livello di export ortofrutticolo. Il trend nazionale è in aumento, però tale crescita è dovuta non all’aumento dei volumi esportati, ma alla minore produzione di uva nel nostro Paese.

    L'uva da tavola è il secondo prodotto ortofrutticolo più importato in Europa dopo le banane. Negli anni 2000 l’uva si contendeva il secondo posto con mele e arance, oggi invece ha distaccato fortemente questi due prodotti.
    Se si analizza il valore delle importazioni (import a valore)di uva da tavola nel periodo 2000-2016 nei maggiori Paesi europei (Germania, Austria, Francia, Spagna, Italia, Regno Unito, Olanda e Belgio), questo è in aumento, con oltre 2 miliardi di euro. La crescita è lineare, spinta dall'aumento del prezzo medio e dalla maggior commercializzazione di prodotti a più alto valore per unità di peso, quali le uve seedless. Quello europeo è quindi un mercato molto grande ed importante per il prodotto uva da tavola.

    Purtroppo c'è una seconda faccia della medaglia, ovvero l’import a volume (tonnellate importate), che sempre nello stesso periodo sul mercato europeo è rimasto pressoché costante. Il motivo è abbastanza semplice ed è da ricercare nella popolazione del Vecchio Continente.

    Secondo le più recenti stime, la popolazione mondiale nei prossimi anni è destinata ad aumentare, e nel 2050 raggiun gerà i 9,8 miliardi di abitanti (dati ONU). Attualmente, la classe di età più frequente al mondo è quella da 0 e 19 anni, il che significa che c'è ancora tanta forza per crescere. Volgendo uno sguardo all’Europa, la situazione è completamente opposta: il trend di crescita della popolazione europea è stagnante e le previsioni sono in diminuzione. A livello Italiano è ancora peggio.

    Il nostro Paese si conferma “il più vecchio del Vecchio Continente”, in quanto le fasce di età media sono molto più alte rispetto alla media europea. Tutto ciò significa che nel mercato di riferimento per le nostre uve, l’Europa, le importazioni non sono destinate ad aumentare, così come i consumi a livello nazionale.

     

    Autori: Michele Dall'Olio: Fresh4cast - Londra (UK) e

    Domenico Zagaria: Agrimeca Grape and Fruit Consulting - Turi (BA)

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