Varietà a rischio: l’uva Colombana di Peccioli

da Redazione uvadatavola.com

L’uva Colombana è un’uva da tavola dal chicco rotondo, di colore ambrato, con sapore dolce, molto zuccherino e odore fruttato molto intenso.

Non molto soda, in alcuni casi viene impiegata anche per la vinificazione. Non richiede interventi di sfogliatura del grappolo, al fine di evitare le scottature da sole, e neanche molti interventi fitosanitari per la particolare resistenza alle avversità di origine fungina.

L’uva Colombana è una varietà che per la sua consistenza e per il contenuto zuccherino si presta ad essere conservata, fino all’inizio dell’inverno, in locali arieggiati tipici delle campagne della zona, in genere tettoie dette “ciglieri”, dove i contadini erano soliti appendere, nei diversi periodi, oltre all’uva anche pomodorini “da serbo” e patate.

Quest’uva, oltre che molto saporita, ha anche note proprietà disintossicanti e ricostituenti tanto che agli inizi del ‘900 si recavano in questa zona numerose famiglie (soprattutto fiorentine) per effettuare “la cura dell’uva Colombana”. Alloggiate presso le ville di amici, o nell’unico alberghetto del paese, queste famiglie arrivavano tutti gli anni durante il periodo della vendemmia, quando potevano comprare dai contadini del luogo l’uva fresca (indicata per gli adulti, ma soprattutto per i bambini) che mangiavano da sola o con il pane appena sfornato. Secondo una leggenda fu il Santo irlandese Colombano che, nel suo pellegrinare in Italia, trovò il terreno toscano molto adatto per l’innesto di questo vitigno e lo donò alla cittadina nel ‘600. Al santo era dedicata la Sagra dell’uva che un tempo si teneva a Peccioli (PI), nella Valdera.

Questo prodotto è stato un tempo molto rinomato. Il massimo della produzione si raggiunse alla metà del ‘900 con ben mille quintali di uva raccolta ogni giorno. In Ottobre, periodo della raccolta, centinaia di donne si riversavano nel comprensorio pecciolese per la vendemmia. In passato era conosciuta sui mercati nazionali di Firenze, Genova e Milano, ed  in quelli esteri della Jugoslavia e dell’Inghilterra. Nel tempo, con l’arrivo delle uve da tavola meridionali, la coltivazione della Colombana è stata lentamente abbandonata.

La produzione, che un tempo si aggirava intorno ai 600 quintali l’anno, si è ridotta a 200 quintali annui la cui metà è destinata all’autoconsumo e la restante parte è commercializzata nel resto della Toscana tramite l’intervento di grossisti e distributori non locali. Recentemente è stato avviato un progetto per la valorizzazione di questo particolare vitigno, anche se i produttori rimangono pochissimi (esistono ormai solo pochi filari) e il frutto resta particolarmente difficile da trovare. È considerata una varietà a rischio di estinzione.

Fonte: germoplasma.arsia.toscana.it

 
 

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