Intervista a Vito Valenzano (Fra.Va.): per valorizzare una nuova varietà, deve essere commercializzata da un unico interlocutore

da Redazione uvadatavola.com

La Redazione di Uva da Tavola ha incontrato Vito Valenzano, amministratore unico dell’azienda di import-export Fra.Va., per un’intervista sui diversi aspetti riguardanti la produzione e la commercializzazione dell’uva da tavola in Puglia.

Uva da Tavola (UT): Qual è il tuo parere sulla campagna 2012?

Vito Valenzano (VV): Rispetto alle precedenti, la campagna 2012 è stata, a mio parere, positiva grazie alle favorevoli condizioni climatiche che ci hanno permesso di raccogliere uva dalla fine di maggio all’inizio di novembre senza problemi. Verso la fine si sono avuti un po’ di danni a causa della botrite, ma tutto molto relativo. Bisogna considerare che il 95% dei produttori, da quando ha cominciato a piovere seriamente, avevano già venduto la propria uva. Quel 5% che ha tenuto l’uva sapeva di andare in contro ad un rischio e se avesse voluto vendere lo avrebbe potuto fare tranquillamente. Per quanto riguarda i commercianti che avevano acquistato uva, ci sono state zone dove si è perso il 5% del prodotto, altre dove si è perso addirittura il 40%, ma fa parte del gioco. Tra l’altro, l’uva che è finita allo scarto si è venduta ugualmente bene. Questo è un altro fattore importante che fa diventare quella appena trascorsa una campagna ampiamente positiva. In media, con l’uva conferita all’industria, si sono spuntati  da 0,30 a 0,35 euro/kg: un prezzo altissimo a differenza dei 0,05-0,06 euro/kg (con picchi di 0,10-0,12 euro/kg) delle passate stagioni. Basta pensare che ci sono stati anni in cui in alcuni momenti era l’uva da tavola, non lo scarto, ad essere venduto a 0,35 euro/kg.

UT: Ma i prezzi delle uve di scarto sono molto volatili e in futuro potrebbe non ripetersi quanto osservato quest’anno.

VV: Penso che questa situazione di prezzi reggerà anche in futuro. Forse in futuro il prezzo non sarà alto come quest’anno, ma credo che si manterrà almeno su 0,20–0,25 euro/kg. E poi c’è l’aspetto dei costi di produzione, che quest’anno sono stati inferiori rispetto agli altri anni, soprattutto per la difesa. C’è stato però un particolare elemento che si è distinto rispetto al passato.

UT: Di che si tratta?

VV: A fine campagna i prezzi non sono saliti in modo particolare. Ci aspettavamo di poter spuntare prezzi più alti. Inoltre, ho osservato anche ad inizio campagna una situazione nella quale  i primi tagli non hanno avuto dei prezzi molto alti.  Credo che questa situazione si verificherà anche nei prossimi anni. In passato le prime uve che si tagliavano erano pagate a prezzi altissimi. Pian piano poi ci si stabilizzava su un prezzo medio. Oggi si parte, ormai, da un prezzo già “normale”.

UT: Qual è la causa di questo fenomeno?

VV: La causa è la stessa sia per le uve che per le ciliegie: non ci sono più le primizie di stagione. Nei supermercati la frutta è sempre presente tutti i mesi. In passato quando a maggio mandavamo i primi colli di ciliegie, i prezzi erano veramente molto alti, anche di 15 euro/kg. Oggi questo non è solo che un ricordo. Se ai supermercati dico di non potermi spingere sotto un certo prezzo, loro rispondono che inizieranno a ritirare il prodotto quando ci saranno dei prezzi più bassi ed equilibrati. I supermercati non hanno più voglia di iniziare con prezzi assurdi.

UT: Questo è quello che succede oggi con la Vittoria?

VV: Si, esatto. In passato la Vittoria si acquistava all’inizio anche a 0,80–0,90 euro/kg, a volte anche ad 1 euro: avvenivano i cosiddetti “accaparramenti”. Poi il prezzo si stabilizzava su 0,50–0,60 euro/kg ed infine l’uva prodotta “sotto rete” si tagliava anche a 0,30–0,35 euro/kg. Quest’anno se noi facciamo la media dei prezzi nei diversi periodi, il risultato non cambia rispetto agli altri anni: si è iniziato con dei prezzi di 0,70 euro/kg, quindi più bassi degli altri anni, ma è finita con dei prezzi di 0,50 euro/kg, più alti che in passato. Non ci sono stati in questa stagione né prezzi troppo alti all’inizio, né troppo bassi alla fine.

UT: Perchè si è verificata questa evoluzione nella dinamica dei prezzi delle uve nel tempo?

VV: Alla gente non fa più effetto la primizia, come poteva avvenire un tempo, per non parlare della concorrenza delle uve senza semi precoci, che però non sono andate troppo bene per via della concorrenza di Spagna ed Egitto. Poi abbiamo avuto una grande ripresa e prezzi alti per le uve senza semi di Settembre-Ottobre, perchè la Spagna ha avuto problemi e non è riuscita a produrre Crimson di qualità. Purtroppo non è affatto detto che anche il prossimo anno sarà così. Quello che voglio dire è che l’apprezzamento che le nostre uve ricevono sul mercato è sempre dipendente dagli altri. Poi noi in Puglia disponiamo di una quota di uve senza semi piuttosto ridotta. Le senza semi tardive italiane sono andate molto bene in termini di prezzi, , ma solo perchè le altre nazioni che producono le stesse uve hanno avuto problemi. La finestra di mercato nella quale ancora non abbiamo concorrenza va da Ottobre a metà Novembre per un totale di 50 giorni. La varietà Vittoria in futuro non avrà prezzi alti,  anzi penso che proprio questa sarà una delle prime uve a scomparire. Ormai ha fatto la sua storia.

UT: E la varietà Italia?

VV: La storia della varietà Italia sarà invece più lunga. È oggettivamente difficile sostituire un prodotto come l’Italia che ti fa lavorare dalla prima settimana di agosto alla fine di dicembre. Certo arriverà anche il momento dell’Italia, ma ha ancora la sua strada da percorrere.

UT: Quindi la Vittoria verrà sostituita dalle uve senza semi, mentre l’Italia durerà più a lungo?

VV: Sì, il futuro sarà l’uva senza semi, ma sostituire l’Italia non sarà affatto facile. Vuoi per l’ampio calendario di raccolta, vuoi perchè si fa fatica ad individuare la varietà senza semi più idonea. Il fatto è che non siamo organizzati, qui sul territorio ognuno produce la propria uva senza semi. Ogni commerciante che possiede una varietà senza semi commercializza solo quella, con il risultato che nessuna varietà spicca sulle altre. Fino a quando il singolo riesce a commercializzare quella varietà va tutto bene, ma se poi non riesce a commercializzare da solo tutta la produzione finisce per non raccoglierla, come è successo quest’anno. E questo non è giusto, soprattutto per il produttore. Nelle altre nazioni invece i commercianti si uniscono a formare grandi gruppi, individuano una varietà, la producono e la difendono.

UT: I Commercianti che fanno queste considerazioni sono tanti, ma non ci si riesce ad aggregare, a fare fronte comune, a fare massa critica. Tutti hanno individuato qual è il problema ma non ci si mette d’accordo.

VV: Se ognuno difende la sua varietà, quella stessa varietà non cresce. Va avanti per qualche anno e poi muore perchè non viene adeguatamente valorizzata.

UT: Tenendo conto delle condizioni attuali, ci sono margini per realizzare qualcosa su questo fronte?

VV: Solo se lo vorremo noi. Se lo hanno fatto gli altri Paesi allora possiamo farlo anche noi. Il problema è che noi italiani siamo diversi, siamo invidiosi l’uno dell’altro. Ognuno si è creato la propria strada e teme che l’altro possa togliergliela. Per dare valore ad una nuova varietà, questa deve essere venduta da un unico referente.

UT: Facciamo un esempio?

VV: Supponiamo ci siano dieci commercianti che individuano una varietà da gestire e commercializzare insieme. Ognuno rimane con i propri canali e i propri contatti ma è l’interlocutore che deve interfacciarsi con i supermercati, individuando e tenendo fermo il prezzo di una varietà. Solo così si può dare un valore all’uva. Ovvio, bisogna conoscere i quantitativi a disposizione, altrimenti scattano i meccanismi di concorrenza che abbasserebbero il prezzo dell’uva. Il referente deve vendere a tutti i supermercati e decidere quando il prezzo aumenta e quando cala. Se l’Esselunga o la COOP vogliono questa varietà devono obbligatoriamente rivolgersi a lui. È il classico esempio della mela Pink Lady o del kiwi giallo, cresciuti perche venduti da un unico referente.

UT:  In un recente editoriale apparso sull’Informatore Agrario veniva spronato il mondo dell’ortofrutta italiano, troppo concentrato sui vicini ma statici mercati del Nord Europa, ad impegnarsi nello sviluppo di relazioni con i mercati del Medio e soprattutto dell’Estremo Oriente, molto più dinamici ed in espansione.

VV: Secondo me si possono attivare tutti i canali commerciali, ma fino a quando si riesce a commercializzare con i Paesi più prossimi all’Italia, perchè non farlo? Quando saremo costretti  a rivolgerci ad altri mercati, lo faremo. Non c’è motivo oggi, di vendere uva in aree lontane del pianeta, con aggravio di costi e di rischi, visto che sono ancora attivi i mercati del Nord Europa. Quello orientale è sicuramente un canale interessante, ma anche molto rischioso. Anche perchè non c’è un margine di guadagno così alto da compensare questo rischio nè posso fare grandi programmi con un prodotto che, bisogna ricordarlo, è deperibile. Poi il grado di conservazione è differente: oggi un grappolo può affrontare 20 giorni di viaggio, domani no. L’uva non è un prodotto conservabile come un sacco di grano o di farina.

UT: Però ci sono molti Paesi come Australia, Cile e Perù che guardano esclusivamente a Oriente.

VV: L’Australia, il Cile e il Perù non hanno altra alternativa che rischiare con i lunghi viaggi. Noi abbiamo la fortuna di poter scegliere, non vedo perchè non sfruttare questo vantaggio. In sintesi: le difficoltà che possono sorgere esportando oggi verso l’Estremo Oriente sono troppi. Poi potrebbero sorgere problemi che effettivamente ci sono ma, purtroppo, anche che non ci sono. Se l’uva non si vende, non ci vuole molto a dichiarare di aver trovato, ad esempio, la mosca della frutta nel container spedito, anche se la mosca non c’è. Diverso è il caso in cui è presente in Estremo Oriente una mia piattaforma con un mio dipendente che si occupa della qualità e che mi aggiorna sullo stato delle merci. Ma tutto questo non è facile, bisogna essere presenti in quei posti, studiare le abitudini e le tipologie di prodotto che richiedono.

UT: Quindi oggi non c’è interesse a praticare queste operazioni?

VV: Ci sarà interesse quando si ridurranno gli sbocchi sul mercato Europeo. Nel frattempo, lo ripeto, bisogna concentrarsi sulla ricerca, soprattutto per individuare nuove varietà, che dovranno essere italiane e possedere le caratteristiche idonee per l’esportazione, anche verso l’Estremo Oriente.

Autore: la Redazione

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