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    Giovedì, 21 Dicembre 2017 16:29

    L’agricoltura corre, i guadagni degli agricoltori restano troppo bassi

    Quarant’anni di lavoro: il 20 dicembre 1977 nasceva la Cia, Confederazione italiana agricoltori.

    Il presidente Secondo (ma tutti lo conoscono come Dino) Scanavino, viticoltore dell’Astigiano, vive questo traguardo come momento di bilancio e di svolta: l’agricoltura è in ottima salute, spiega, ma deve affrontare le sfide del mondo che cambia come tutti gli altri settori produttivi. E come per gli altri settori, la partita non è di quelle facili.

    Presidente, qual è lo stato di salute dell’agricoltura italiana?
    «Può sembrare un paradosso: l’agricoltura va bene, il bilancio degli agricoltori soffre. Alcuni tra gli indici dell’agroalimentare segnano dati da record, se si pensa all’export che sfiora i 40 miliardi di euro, trainati da alcuni comparti di punta come appunto il vino. Di contro, nella distribuzione del valore, la parte che rimane nelle tasche di chi sta a valle della filiera è troppo bassa: il rapporto è di circa 10 centesimi per ogni euro incassato».

    Come si evolverà l’agricoltura nei prossimi anni?
    «Ho motivo di credere che si svilupperanno ulteriormente le attività così dette accessorie, per intenderci quelle che definiscono la multifuzionalità agricola (Agriturismo, energie rinnovabili, manutenzione de verde ecc. ecc.). Assieme a questo, si andrà verso aziende produttive efficienti e attente alla sostenibilità ambientale e all’innovazione del prodotto. L’agricoltura, intorno all’identità dei singoli territori, si farà promotrice di attivare sinergie di rete con il mondo dell’artigianato, dell’industria, del commercio e delle amministrazioni locali».

    In che modo la rivoluzione digitale sta toccando l’agricoltura?
    «Molto, a valle e a monte del processo che va dal campo alla tavola. Nel facilitare le attività colturali e allevatoriali e anche per la commercializzazione del prodotto finito. Certamente, occorre uno sforzo in termini di investimenti infrastrutturali, sono molte ancora le aree rurali del nostro Paese non raggiunte dalla banda larga, così come è urgente rendere accessibile all’agricoltura alcuni strumenti ancora non fruibili all’interno del Piano industria 4.0. La cosiddetta Agricoltura 4.0, in prospettiva, dovrebbe incidere, in modo decisivo, alla riduzione degli sprechi. Non solo alimentari ma anche energetici».

    Il ritorno dei giovani alle coltivazioni è un fenomeno significativo da un punto di vista numerico?
    «Nota dolente. Il ricambio generazionale nel nostro Paese è fermo sotto il 10 per cento. Va detto, però, che negli ultimissimi anni il trend è in crescita e i giovani che stanno entrando nel settore hanno, spesso, una marcia in più. Perciò dobbiamo rendere l’agricoltura un comparto attrattivo, solo così potrà completarsi il turn-over, per mantenere quel livello qualitativo che il Made in Italy ha conquistato nel mondo».

     

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