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    Lunedì, 30 Luglio 2018 10:55

    Ottofrutta: produttori sottopagati, ma +300% dei prezzi al consumo a causa delle agromafie

    L’ortofrutta è sottopagata agli agricoltori, a volte non riescono a coprire neanche i costi di produzione, ma i prezzi moltiplicano fino al 300% dal campo alla tavola anche a causa del monopolio dei mercati operato dalle agromafie.

    E quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’operazione condotta dalla Polizia di Stato di Siracusa per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alle estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti, furti in abitazioni ed aziende agricole, ma anche con l’accusa di aver monopolizzato e condizionato l’intero mercato ortofrutticolo della zona.

    Il business delle agromafie – precisa la Coldiretti – genera un volume di affari di 21,8 miliardi nel 2017 con un aumento del 30% secondo il rapporto Coldiretti/Eurispes e Osservatorio Agromafie. I punti più sensibili per le infiltrazioni malavitose – rileva la Coldiretti – sono costituiti da:

    • i servizi di trasporto su gomma dell’ortofrutta da e per i mercati;
    • dalle imprese dell’indotto (estorsioni indirette quali ad esempio l’imposizione di cassette per imballaggio);
    • dalla falsificazione delle tracce di provenienza dell’ortofrutta (come la falsificazione di etichettature: così, prodotti del Nord-Africa vengono spacciati per italiani);
    • dal livello anomalo di lievitazione dei prezzi per effetto di intermediazioni svolte dai commissionari mediante forme miste di produzione, stoccaggio e commercializzazione.

    Mettendo le mani sul comparto alimentare le mafie hanno infatti la possibilità di affermare il proprio controllo sul territorio. Potendo contare costantemente su una larghissima e immediata disponibilità di capitale e sulla possibilità di condizionare parte degli organi preposti alle autorizzazioni ed ai controlli, si muovono con maggiore facilità rispetto all’imprenditoria legale.

    Per raggiungere l’obiettivo i clan ricorrono a tutte le tipologie di reato tradizionali:

    • usura,
    • racket estorsivo,
    • abusivismo edilizio,
    • furti di attrezzature e mezzi agricoli,
    • abigeato,
    • macellazioni clandestine o danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni.

    Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente. Non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma – conclude Coldiretti – compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy.


    Fonte: Coldiretti.it

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