Lunedì, 28 Gennaio 2019 14:45

    Arginina: indicatore delle riserve di azoto | parte III

    Da quanto finora descritto ne consegue che conoscere la disponibilità di riserve utilizzabili dalla pianta nelle radici e negli organi di riserva ci dà importanti informazioni sulla capacità della coltura di svolgere in modo ottimale risveglio vegetativo, fioritura e allegagione. 

    Determinazione del contenuto di arginina nelle radici

    Da qualche anno sono presenti anche in Europa laboratori attrezzati per l’analisi del contenuto di arginina nelle radici, una determinazione cui si affianca quella del contenuto di amido, fosforo e potassio in modo da avere misura dello stato del contenuto di riserve della pianta appena prima del risveglio vegetativo. Le indicazioni che derivano da queste analisi permettono di pianificare in modo razionale gli apporti di fertilizzanti a) in primavera, per compensare eventuali carenze rivelate dall’analisi; b) in autunno, per permettere alle piante di accumulare riserve fino a quel momento non immagazzinate. In generale l'accumulo di questo amminoacido inizia al principio dell'autunno (inizio caduta foglie), raggiungendo il suo picco nei mesi invernali, il principale "sink metabolico" è la radice, poiché ha strutture specializzate per la conservazione di questo amminoacido.

    I valori normali di riferimento per l’arginina sono compresi tra 2,5 e 3,0% (o 25-30 mg/g), anche se variano a seconda della zona, della specie e persino della varietà considerata.
    Il livello di arginina presente nelle radici dipende dallo stato nutrizionale del frutteto, dall'intensità del freddo invernale e dalla data del campionamento, che dovrebbe coincidere con la pausa invernale massima (riposo vegetativo) nei climi temperati freddi (Cile, Spagna, Italia, California, ecc.) e dopo la potatura di produzione in climi subtropicali o tropicali (il caso di uva da tavola in Perù o Ecuador).

     

    Arginina indicatore metabolico della pianta

    L'analisi dell'arginina può essere utilizzata come indicatore delle riserve nutrizionali, come indicatore della nutrizione azotata, ma soprattutto come indicatore metabolico generale della pianta. Una vite con un alto contenuto di arginina nelle radici, non deve necessariamente essere interpretata come vigorosa, al contrario riflette una condizione di equilibrio da parte delle piante campionate. In conclusione, l'interpretazione corretta di questa analisi ci aiuta ad avere un'idea preventiva di come si comporterà la coltura nella stagione successiva. È bene ricordare che nel caso della vite e di altre specie decidue, in generale le concimazioni iniziano dopo che la pianta ha iniziato a germogliare, sino a quel momento l'impianto infatti lavora con le riserve che ha accumulato.

    Ora, se la pianta ha poche riserve non significa che smetterà di crescere, ma che indirizzerà buona parte di quelle riserve per favorire il suo sviluppo vegetativo, probabilmente a scapito dello sviluppo del resto degli organi; la pianta tuttavia ha anche necessità di provvedere allo sviluppo delle radici e dei frutti, che sarà così penalizzato dalla mancanza di riserve e che noteremo solamente a stagione in corso, periodo in cui, non c'è molto che possa essere fatto per recuperare una brutta partenza. Altri elementi utili che possiamo dedurre sono: prima di primavere fredde prevedere misure opportune volte ad evitare i rischi legati alla "febbre di primavera"; avere informazioni che fungono da segnale e che indicano propensione della pianta al "disseccamento del rachide"; valutare la qualità del freddo invernale; valutare la qualità della fertilizzazione di riserva (post-raccolta); valutare lo stato di partenza post-potatura.

     

    Autori: Gonzalo Allendes Lagos - Ing. Agr. PUCV - Director Técnico Corporativo AGQ Labs
                Mirko Sgaramella - Agronomo - Consulente in viticoltura da tavola

     

    Per la quarta parte dell'arginina: indicatore delle riserve di azoto CLICCA QUI.

     

     

     

     

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