Lunedì, 11 Febbraio 2019 10:44

    2018, costi elevati e mercati difficili per l'uva da tavola

    “Quest’anno la qualità commerciale delle uve nel complesso è stata buona, ma c'è stato bisogno di tanto lavoro per ripulirle dai marciumi”.

    Questa l’opinione del Dott. Nicola Coniglio, Amministratore delegato della Nicola Coniglio Srl, società che commercializza uva da tavola per mercati e GDO di Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania e Spagna. “La presenza di cracking su uva Italia ha fatto lievitare i costi di produzione. Allo stesso modo anche su Red Globe coperta per il posticipo abbiamo riscontrato marciumi e non è stato possibile commercializzare grandi quantità di questa varietà. La Pizzutella, che collochiamo in Svizzera, era buona sia per qualità che per quantità, ma i mercati non hanno risposto con prezzi pari a quelli dello scorso anno a causa dei volumi più elevati”.

    La quantità di uva commercializzata dagli esportatori in questa stagione è stata inferiore anche perché gran parte del prodotto, a causa dei problemi sopra citati, è stata conferita ad industrie di trasformazione. In merito alle senza semi, secondo il dott. Coniglio, il loro consumo sta aumentando anche nei Paesi più restii al cambiamento (come l’Italia), mentre i mercati del Nord Europa sono ormai molto orientati verso questa tipologia di uva. “Ma quella delle seedless è una questione che porta ancora dei dubbi. In passato i produttori italiani con le uve tradizionali, come Italia e Vittoria, avevano una finestra di mercato ben definita e specifica che andava dal primo agosto a fine novembre. Con il mercato delle apirene, invece, siamo entrati a far parte del mercato globalizzato. Noi ne produciamo molta di più, ma ne producono tanta anche Spagna e Grecia che ci fanno concorrenza. Già dai primi di novembre, poi, sui mercati europei giunge il prodotto brasiliano che penalizza le nostre seedless bianche".

    "Le uve con semi di qualità - spiega - continuano a registrare una buona domanda in Italia, Spagna e Francia; per questo alcuni produttori continuano ad orientare le loro produzioni verso questa tipologia di prodotto. A mio avviso i nuovi impianti sono suddivisi in 30% di uve seedless e 70% di uve con semi”.

    La scarsa conoscenza delle nuove uve senza semi e l’insufficiente sperimentazione nei nostri areali di coltivazione possono spesso portare a diverse reazioni di queste varietà alle differenti condizioni pedoclimatiche. “Tipicamente le apirene hanno poca resistenza sulla pianta e andrebbero raccolte, stoccate in cella e lavorate man mano che il mercato le richiede. La cv Italia, invece, ha un calendario produttivo che si estende per ben 4 mesi. Inoltre, abbiamo visto che alcune seedless possono avere problemi di macchia a causa della mancanza di luce, oppure non raggiungono i gradi brix necessari per la raccolta. Stiamo anche scoprendo che qualcuna di queste nuove varietà è molto suscettibile al cracking e che le rosse, in particolare, si dimostrano molto sensibili alla botrite latente. Ovviamente, con l'introduzione delle senza semi, si riducono i costi di produzione, in particolare quelli relativi all'acinellatura. Sicuramente il panorama varietale si sta modificando e i mercati ricevono e apprezzano diverse tipologie di prodotto. Con le nuove cultivar stiamo scoprendo un altro mondo rispetto a 30 anni fa".

    Il dott. Coniglio conclude analizzando alcune possibili finestre di mercato che l’Italia potrebbe sfruttare:
    “Con le rosse c’è una buona richiesta di senza semi da metà ottobre a fine novembre/inizio dicembre, mentre per le bianche una buona finestra va da fine settembre ai primi di novembre, mese in cui la GDO, avendo stipulato dei contratti di approvvigionamento per le uve che arrivano dal Brasile, deve mettere queste ultime sul banco ortofrutta a discapito del nostro prodotto. Il penultimo mese dell’anno sarebbe quindi un ottimo periodo per le nostre bianche apirene, ma le possibilità di commercializzazione vengono decimate, almeno per le esportazioni verso Svizzera, Austria Germania, mentre in Italia, Spagna e Francia il prodotto rimane ancora molto apprezzato. Interessante, infine, potrebbe essere la possibilità di effettuare spedizioni verso i Paesi dell’Estremo Oriente come la Cina, dove si potrebbero aprire interessanti scenari”.

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    Leggi anche l'intervista all'agronomo cliccando qui

    Leggi anche l'articolo: "Stagione 2018, un anno da dimenticare per i produttori"

     

    Autore: Teresa Manuzzi 
    Copyright: uvadatavola.com

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