Venerdì, 03 Maggio 2019 13:36

    Un piano strategico per l'uva da tavola italiana

    L'Italia, un tempo leader indiscussa nella commercializzazione di uva da tavola in Europa, di anno in anno è incalzata da agguerriti e strutturati competitor europei ed extra europei che concorrono sugli stessi nostri mercati.

    Allo stesso tempo i volumi di uva esportati verso i lontani ma remunerativi Paesi cosiddetti “d’oltremare” (compresi quelli asiatici), per varie cause non sono significativi.

    La viticoltura da tavola italiana è oggi chiamata a fare delle scelte strategiche che saranno di fondamentale importanza per il futuro dell’intero comparto.

    Abbiamo parlato di questi temi con il cileno Oscar Salgado Martinez, agronomo, un master in business administration, da 30 anni impegnato professionalmente nel fornire consulenza su uva da tavola in produzione, postraccolta e commercializzazio- ne, attualmente direttore approvvigionamento e responsabile uva da tavola per San Lucar Fruit S.L.

    Quattro anni fa (clicca qui per leggere l'intervista pubblicata su UVA DA TAVOLA MAGAZINE n. 2 del 2015) abbiamo parlato di quali possibilità ha l’Italia sui mercati d’oltremare. Da quel giorno è cambiato niente per l’Italia?
    "Riguardo il tema della commercializzazione con i Paesi d’oltremare, non l’Italia ma la Spagna è stata molto attiva e aggressiva (quando dico Spagna, intendo fondamentalmente la Regione di Murcia). Ha ottenuto un accordo per poter commercializzare in Cina frutta e uva da tavola. Questo anche perchè la Spagna (Murcia) ha dato il via ad un ricambio varietale molto forte. Quasi l’80 per cento di quello che producono sono varietà seedless: anche di società americane, ma gli iberici dispongono anche di varietà proprie, frutto del programma di ricerca varietale ITUM. In Spagna il ricambio varietale è stato molto più forte e aggressivo rispetto a quello avutosi in Italia. Si tratta inoltre di aziende agricole aventi superfici abbastanza grandi, per di più integrate verticalmente. Questo significa che la stessa azienda produce, confeziona, conserva in celle frigo ed esporta. In Italia c’è molta più frammentazione tra piccoli produttori ed esportatori. Certo, ci sono anche i grandi produttori, ma la quota principale del volume di uva prodotta è in mano alle piccole aziende."

    Ci sono altri fattori che favoriscono la Spagna nell’e- sportazione verso i mercati lontani?
    "In Spagna c’è maggiore precocità di raccolta rispetto all’Italia. La Cina è un grande produttore di uva da tavola e anche Corea e Giappone ne producono, ma la Spagna è un po’ più precoce rispetto alla produzione asiatica. Forse potrà entrare in competizione con gli Stati Uniti, che producono in un’epoca simile. Oggi, però, gli USA in Cina incontrano importanti difficoltà dovute a motivi di carattere politico, il che significa che per la Spagna si è creata uno spazio interessante in quella direzione. Credo inoltre, senza timore di sbagliare, che le organizzazioni di categoria in Spagna siano più aggressive che in Italia. Gli iberici hanno sofferto molto per le restrizioni politiche. Un esempio è quello delle drupacee. La Russia era un grande importatore di questa categoria di prodotto spagnolo. È stato necessario reinventare il commercio delle drupacee, perché con l'embargo russo sono stati privati di una quota di mercato importante."


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    Autore: Mirko Sgaramella
    © uvadatavola.com

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