Giovedì, 18 Luglio 2019 12:45

    Uva italiana in Asia? I limiti della logistica descritti da Domenico Liturri

    Secondo Domenico Liturri (Agricoper Srl) la Cina non é oggi un'opportunitá concreta per l‘uva italiana, anche se le dimensioni del Paese asiatico sono immense. Il nostro mercato di riferimento é l‘Europa.

    Nel corso delle ultime settimane c’è stato modo di valutare l’umore di diversi attori della filiera a proposito delle opportunità che ci sarebbero per l’intero comparto dell’uva da tavola qualora il mercato cinese, e più in generale asiatico, aprisse le porte alle produzioni italiane. Ma quali sono gli ostacoli logistici che gli esportatori sarebbero chiamati a gestire? Per comprendere al meglio le criticità logistiche che un canale commerciale di questo tipo comporterebbe, abbiamo intervistato Domenico Liturri, Marketing & sales manager per “Agricoper di Gianni Liturri Srl”. L’azienda, la cui storia è cominciata nel 1938, sorge a Noicàttaro (Ba) ed oggi si occupa di produrre e commercializzare uva da tavola in tutto il mondo.

    Secondo il prof. Roberto della Casa (clicca qui per vedere l'intervista) docente di marketing agroalimentare, negli ultimi anni, nonostante la crisi, i consumatori italiani si stanno facendo guidare dal valore e non dal prezzo del prodotto frutticolo. Questo genere di scelte le stanno mettendo in atto anche i consumatori asiatici?
    A mio avviso c’è da fare una precisazione, perché non è sempre e solo il consumatore a scegliere. Prima delle scelte del consumatore ci sono le scelte euettuate dal distributore, che decide cosa mostrare sui banchi della GDO. Ovviamente il distributore cerca di prevedere gli umori e di interpretare le scelte del consumatore, ma non sempre c’è un allineamento tra questi due attori del mercato. Molto spesso la scelta del distributore è influenzata da altri fattori come per esempio l’essere competitivi sul mercato rispetto agli altri distributori. In questo caso è il prezzo di vendita ad influenzare le scelte del compratore.

    Riuscirá la Cina ad acquistare volumi di uva pari a quelli importati in passato dalla Russia? Potrebbe il Paese asiatico rappresentare una soluzione alla crisi delle vendite venutasi a creare con l‘embargo russo?
    A mio avviso questo non sarà possibile. Conosco molto bene il mercato russo, e so che la Cina è molto lontana da noi. Il consumatore cinese potrebbe essere potenzialmente interessato alla nostra uva, già ama il Made in Italy grazie ad altri prodotti. Non dobbiamo però perdere di vista il fatto che la Cina è un territorio molto vasto. Per giungere nel loro porto più vicino avremmo bisogno di 30 giorni. Ai giorni del viaggio bisogna aggiungere anche i tempi necessari alla distribuzione interna, la vedo davvero diuicile, a meno che non si possa fare auidamento su nuove soluzioni logistiche. Il mercato russo ha offerto sicuramente delle possibilità ad una fetta importante di produttori e commercianti italiani di uva da tavola. In quel caso non è stato un lavoro semplice auermarsi. Per vendere il prodotto e dargli il giusto valore è necessario essere capaci di differenziarsi sul mercato. In Russia siamo riusciti a posizionarci grazie alla qualità.

    Quali sono i mercati oggi ritenuti piú interessanti per l‘uva da tavola prodotta nell‘Emisfero Nord?
    Paradossalmente noi abbiamo un mercato molto florido e vicino: è il mercato comunitario. Il Nord Europa consuma ed apprezza le nostre uve da anni. Nel corso del tempo non ci siamo mai tirati indietro, abbiamo sempre esplorato nuovi mercati. Negli ultimi 15 anni, però, gran parte dei nuovi sbocchi sono stati chiusi a causa di problemi politici o geopolitici. Non parlo solo della Russia, ma anche del Nord Africa, in questa zona abbiamo perso una consistente fetta di mercato a causa dell’instabilità politica determinata dall’insorgere delle primavere arabe. L’evolversi della storia ha poi visto lo sfilacciamento dei rapporti diplomatici tra i nuovi governi instauratisi a capo degli Stati mediorientali ed i nostri governanti. Ricordo che ci sono stati anni in cui il mercato libico era davvero molto interessante per la nostra uva. Abbiamo inviato il nostro prodotto anche in Marocco oltre che in molti altri Paesi del Nord Africa. Anche il mercato canadese era fiorente, ma poi hanno innalzato barriere fitosanitarie. Stessa cosa con gli Stati Uniti. Gli USA esigono oggi delle pratiche fitosanitarie con un trattamento a freddo, denominato “Cold treatment”, che danneggia il prodotto. Noi esportatori abbiamo un animo pioneristico che desidera esplorare nuovi mercati, ma la politica ha chiuso le porte dei Paesi acquirenti. Quando si parla di export, ad essere chiamata in causa è proprio la politica. Il MIFAAFT dovrebbe lavorare per dialogare con i ministeri dell’agricoltura dei Paesi esteri al fine di aprire i cosiddetti “protocolli per l’importazione”. Sono dieci anni che vengono realizzati gruppi di lavoro con l’intento di intraprendere, collaborando con il Ministero, le esportazioni in Cina. Io per primo sono stato impegnato in azioni di questo genere, ma fino ad ora non si è giunti a nulla. Non so se la causa sia da attribuire alla volontà o alla negligenza dei nostri politici.

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    Autore: Teresa Manuzzi

    In Foto: Domenico Liturri

    ©uvadatavola.com

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