Lunedì, 07 Ottobre 2019 14:05

    Uva da tavola: in Puglia le superfici diminuiscono, ma aumentano le rese

    Due sono le grandi aree geografiche di produzione di uva da tavola in Italia: Puglia e Sicilia.

    In queste due regioni si coltiva il 95% della produzione annua, ripartita tra un 60% in Puglia ed un 35% in Sicilia. Tre sono le province nelle quali, all’interno delle due regioni, si concentrano la produzione e le superfici agricole dedicate: Taranto, Bari e Barletta-Andria-Trani in Puglia; Catania, Agrigento e Ragusa in Sicilia. In queste sei province si concentra l’80% della produzione di uva da tavola.

    Prendendo in esame l’ultimo decennio (periodo 2009-2018) appare evidente come la produzione e le superfici coltivate ad uva da tavola siano nettamente diminuite, con un calo complessivo del 20% nel periodo 2009-2012 ed una successiva tenuta dei livelli produttivi nel periodo 2013-2018. In particolare il calo ha interessato soprattutto la Puglia (-30%), laddove in Sicilia le produzioni sono cresciute del 10-12%. Questa dinamica ha modificato sensibilmente le quote di produzione delle due regioni. Se infatti nel 2009 la ripartizione tra Puglia e Sicilia a livello nazionale era di 69,3% rispetto al 24,7%, nel 2018 la quota pugliese è scesa al 59,5% mentre quella siciliana è salita al 34,9%.

    Attualmente le due province con le rese maggiori sono Taranto (300 q/ha) e Catania (290 q/ha), seguite da Ragusa e dalla provincia di BAT.

    A fronte di questa complessiva riduzione delle produzione sono aumentate le rese per ettaro, tradizionalmente più alte in Puglia di circa il 15% rispetto alla Sicilia, con una crescita media del 14% sia nelle aree pugliesi che in quelle siciliane. 

    Due sono le aree produttive localizzate in Puglia vocate all’uva da tavola. La prima è localizzata nella provincia di Taranto, in particolare nell’entroterra dell’arco ionico compreso tra Grottaglie, Massafra e Castellaneta. La seconda è prosperata intorno a Bari, sia nella parte meridionale della provincia (Rutigliano - Noicattaro - Mola), sia nella parte settentrionale verso Barletta, con una più spiccata propensione commerciale, laddove le produzioni ioniche rappresentano invece i vertici produttivi per qualità e rese, non solo a livello regionale, ma anche nazionale.

    L’area apulo-ionica, dove l’agricoltura occupa nella sola provincia di Taranto circa 30 mila persone ed un numero altrettanto consistente di lavoratori stagionali, punta a strutturare in maniera sempre più efficiente le filiere agroalimentari puntando a sviluppare moderne forme di aggregazione tra i produttori (OP), aumentando la diffusione di saperi scientifici come base per innovare prodotti (ad esempio le varietà d’uva da tavola), processi di coltivazione (a minore impatto ambientale), ma soprattutto provando a mettere a valore il rapporto con le rilevanti potenzialità logistiche presenti a Taranto (il porto con la sua prossima Zona Economica Speciale) e Grottaglie (aeroporto) attraverso l’avvio di iniziative come Agromed sotto la regia della CCIAA di Taranto. La struttura pubblica di prossima realizzazione si affianca ad iniziative private che fanno capo ai grandi produttori/commercianti privati della filiera dell’uva, ma anche a quelle appena avviate da gruppi privati del settore distributivo come quella presente a San Giorgio Jonico.

     

    Fonte: repubblica.it

     

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