Lunedì, 30 Novembre -0001 00:00

    Come aumentare l'export dell'uva da tavola italiana? Serve muoversi come Europa

    Mercoledì 23 ottobre si è svolta la prima riunione del gruppo europeo di contatto uva da tavola a Madrid, in occasione di Fruit Attraction. I referenti del settore di Italia, Spagna, Portogallo e Francia si sono seduti allo stesso tevolo per discutere per lo più di export.

    La nutrita delegazione italiana era formata da: Roberto Cherubini -Mipaaf-, Giacomo Suglia -Presidente dell'Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli-, Alfio Messina -Fruitimprese-, Sergio Curci -Cia-, Teresa Diomede -Op Apoc-, Vincenzo Patruno e Luigi Rizzo -Alleanza Cooperative Italiane-, Donato Fanelli -Ortofrutta Italia-, Michela Laporta e Salvatore Novello -Unione Nazionale Italia Ortofrutta-.

    Nel corso dell'incotro è stata realizzata una fotografia della stagione dell'uva da tavola in corso.
    I volumi previsti per quest'anno solo pari a 970mila tonnellate, il 30% in meno rispetto al 2018. Inoltre si è parlato delle percentuali di uva con e senza semi e delle dinamiche dei prossimi anni (ad oggi le uve con seme rappresentano il 70% del totale, ma tra qualche anno si giungerà al 50%).

    Il perno attorno al quale è ruotato l'incontro è stato l'export, con tutti gli annessi e connessi del caso. L'Italia ha chiesto all'Europa di agire compatta attraverso una politica comune sia per l'import che per l'export di prodotti ortofrutticoli in generale di uva da tavola in particolare.

    "Il gruppo di contatto - secondo le dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti italiani - ha l'ambizione di affrontare in modo sinergico l'apertura dei nuovi mercati extra Ue in modo da creare delle regole di ingaggio comuni in termini fitosanitari e commerciali. Dobbiamo disinnescare la regola per cui nell'impostare le politiche di export ogni Paese si muove per conto proprio. Mentre per le importazioni dai Paesi Extra UE decide la Comunità Europea gli standard e le regole di ingaggio".

    Stando ai numeri è possibile comprendere quanto questa tematica sia stringente per il nostro Paese, dove solo il 18% della produzione di uva serve mercati nostrani, il 50% dei volumi soddisfa le richieste UE, mentre solo il restante 32% viene inviato in Paesi extra UE.

    La delegazione italiana ha inoltre proposto di realizzare un "Sistema di deroghe europeo armonizzato" così da non favorire la concorrenza sleale, ed evitare quindi che in un Paese si possa utilizzare, in deroga, un prodotto che in un altro Paese è vietato.

    "L'Italia c'è – ha commentato Teresa Diomede – Il primo incontro è sempre di rodaggio, e nonostante le diversità di lingua e cultura, l'uva da tavola fa da trait d'union. I rappresentanti del Ministero italiano dell'Agricoltura hanno proposto l'Italia come sede del prossimo incontro".

     

    Autore: La Redazione
    Foto di: Teresa Diomede
    ©uvadatavola.com

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