Giovedì, 21 Novembre 2019 09:18

    Varietà vegetali: un chiarimento su brevetti, royalty e contratti

    Il dibattito sulle royalties e le formule contrattuali come quelle previste dalle varietà “club” è di grande attualità.

    Ne abbiamo avuto la prova questa estate con le diverse iniziative legali portate avanti da alcuni imprenditori agricoli e la pronta reazione dei breeders.

    Al fine di approfondire questi argomenti, anche alla luce del meeting organizzato dal Comune di Grottaglie durante la festa dell’uva, uvadatavola.com ha intervistato l’avv. Roberto Manno, fondatore dello studio WebLegal ed esperto di proprietà intellettuale.

    Buongiorno avvocato Manno, uvadatavolatavola.com segue con attenzione la questione relativa ai “brevetti e seedless”, cosa può dirci?
    RM: prima di tutto, per affrontare problematiche così complesse è fondamentale utilizzare i termini corretti: troppo spesso si parla di brevetti, ma tra brevetti e varietà vegetali ci sono molte differenze profonde. Le varietà vegetali sono state istituite da un trattato internazionale redatto da un organismo sovranazionale – UPOV, con sede a Ginevra – proprio allo scopo di distinguere e differenziare le varietà vegetali dai brevetti. La protezione brevettuale è infatti molto più ampia di quella offerta dalle varietà vegetali, parlare indifferentemente di una o dell’altra rende impossibile cogliere i termini dei problemi, specialmente per chi non ha dimestichezza con il diritto della proprietà intellettuale.

    Può farci qualche esempio?
    Brevetti e varietà vegetali hanno diversi ambiti di tutela, e dunque i diritti dei loro titolari sono sensibilmente diversi: il titolare del brevetto può opporsi a qualsiasi ogni forma d’uso dell’invenzione non autorizzata, mentre le varietà vegetali possono essere utilizzate per lo sviluppo di nuove varietà. Inoltre, e questo è senz’altro un tema di enorme interesse, i diritti esclusivi del breeder di nuove varietà vegetali riguarda in primis il materiale di propagazione e non i frutti del raccolto, a meno che questo sia ottenuto da piante non autorizzate. Si tratta di importanti differenze, stabilite da regolamenti comunitari rispetto ai quali il margine di manovra
    (ad esempio attraverso i contratti) è limitato.

    Chi stabilisce queste differenze? Come può esserci tanta incertezza?
    In agricoltura, coesistono tra di loro vari livelli di tutela dell’innovazione. Possono essere varie e numerose le cause di tali incertezze e dubbi, come ad esempio la differente tradizione giuridica del titolare del diritto, che pretende di applicare discipline diverse rispetto a quelle europee. È per questo che occorre partire dalle premesse, anche alla luce delle continue evoluzioni della materia. In questo senso, può essere senz’altro di aiuto monitorare le attività dell’UPOV, e sopratutto della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la sola autorità competente ad interpretare questa disciplina in Europa. Quest’ultima è sempre più spesso chiamata a sciogliere complessi nodi interpretativi, come dimostra il recente caso C-176/18 sul quale la corte è chiamata a pronunciarsi dopo l’opinione con cui l’Avvocato Generale ha offerto importanti indicazioni sui limiti e ambiti di tutela delle varietà vegetali.

    Se varietà vegetali e brevetti hanno regole diverse, quale impatto ha questa differenza sulla problematica delle royalties?
    Senz’altro, il diritto del breeder (in italiano, costitutore) a ricevere le royalties è sacrosanto. Non bisogna tuttavia dimenticare alcuni elementi costitutivi delle varietà vegetali, definiti sia dal trattato UPOV che dal Regolamento Comunitario, e riaffermati proprio dall’opinione dell’Avvocato Generale nella causa citata sopra. In attesa della decisione finale della Corte di Giustizia, possiamo in ogni caso concordare – anche alla luce di altre decisioni rese da altri giudici in Europa - sul fatto che il diritto del titolare riguarda in prima battuta il materiale di propagazione, e cioè le gemme o innesti. Secondo il principio dell’esaurimento dei diritti del costitutore (che trova una forma di attuazione particolare rispetto ad altri diritti di proprietà intellettuale) una volta ottenuto il compenso per l’uso del materiale di propagazione, il costitutore non può più pretendere nulla sui frutti a meno che siano ottenuti tramite ulteriore moltiplicazione – non autorizzata – di altre piante, e questo vale anche per i prodotti ottenuti dai frutti – si pensi ai succhi e altri prodotti di trasformazione - per i quali non è stato ancora adottato un regolamento che determini la ripartizione di compensi con il titolare della varietà. Inoltre, è importante ricordare come i diritti del costitutore incontrino limiti ben precisi nella “salvaguardia della concorrenza, del commercio o della produzione agricola”.

    Quindi, i contratti “club” che impongono obblighi nella commercializzazione dei frutti, sarebbero contrari a questa disciplina?
    La verifica della legittimità di alcune clausole contrattuali o della loro stessa impostazione giuridica spetta esclusivamente alle autorità giurisdizionali. Su questo, poiché la Puglia è il territorio in cui si produce la quasi totalità dell’uva da tavola nazionale, e quindi anche di varietà coperte da diritti di proprietà intellettuale, certamente assisteremo ad un intenso intervento interpretativo da parte delle sezioni specializzate del tribunale di Bari. La normativa comunitaria in materia di varietà vegetali impone il rispetto delle regole fondamentali del diritto della concorrenza e del mercato: si tratta di un’importante clausola che può mettere in discussione gli
    assetti tra il produttore agricolo e il costitutore delle varietà. Il tema è quindi molto complesso e delicato, e sarà senz’altro interessante monitorarne le evoluzioni nel contesto del diritto comunitario e delle pronunce rese non solo dai tribunali italiani, ma anche di quelli in altri paesi europei. In ogni caso, è importante sottolineare anche un’altra questione…

    Quale?
    Oggi, per motivi di vario tipo, il settore agricolo in Puglia è accusato di ostacolare o di voler ignorare i diritti di proprietà intellettuale dei breeders. Senz’altro i casi (più o meno frequenti) di moltiplicazione illegale di varietà registrate possono aver alimentato questa “narrazione”, tuttavia ritengo – a mio modestissimo parere - che nella stragrande maggioranza dei casi ciò costituisca un effetto e non la causa. Ritengo infatti che l’agricoltura sia essa stessa sinonimo di innovazione, e che nessuno più di un agricoltore sia in grado di produrre, apprezzare e valorizzare – anche riconoscendo il giusto premio - l’innovazione. In moltissimi casi, è stata proprio questa esperienza millenaria a determinare il successo commerciale di varietà il cui potenziale restava sconosciuto. Partendo da questo presupposto, e considerando come il diritto del costitutore riguardi in primis il materiale di propagazione (cd. tutela primaria, distinta da quella secondaria sui frutti e terziaria sui prodotti ottenuti dai frutti della raccolta), ritengo che prima o poi questo scontro dialettico si possa e si debba comporre. Breeders e agricoltori sono due facce della stessa medaglia: con il nostro studio, seguiamo da anni importanti marketing companies statunitensi, licenziatarie esclusive di numerose varietà di frutta tra cui fragole e mele, nella gestione dei loro diritti di proprietà intellettuale e abbiamo potuto verificare i vantaggi di un approccio misurato ed equo.

    Molto interessante, ci rendiamo conto che la problematica è vasta. Può parlarci della sua esperienza nel settore?
    WebLegal nasce nel 2006, ed è uno studio consacrato esclusivamente alle varie espressioni del diritto della proprietà intellettuale. Dopo varie esperienze all’estero, in particolare in Francia presso uno studio specializzato in varie nicchie tra cui diritto dell’internet e del vino (marchi, etichette, denominazioni geografiche) ho capito che grazie ad Internet avrei potuto realizzare qualcosa in un territorio molto sfidante e ricco di opportunità. Così, forte di una specializzazione internazionale, ho avuto la fortuna di aumentare sempre più l’ambito di intervento dello studio, lavorando in una dimensione davvero internazionale. Dal 2011 le varietà vegetali (e in generale il diritto della proprietà intellettuale in agricoltura) rappresentano una delle principali aree di attività di WebLegal, che oggi conta 8 professionisti – tutti meridionali - ed è coinvolto in alcuni dei più importanti procedimenti in ambito nazionale e soprattutto comunitario, dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Oggi WebLegal gestisce, anche in collaborazione con il “White List Team”, il ns network di professionisti attivo nei principali paesi europei, importanti iniziative in materia di tutela doganale e anticontraffazione internazionale di varietà vegetali; problematiche in materia di marchi e denominazioni varietali. Il nostro motto è “in web we trust”, e ciò non solo perché Internet è stata la nostra palestra, ma soprattutto la nostra dimensione operativa è il lavoro di squadra, all’interno e all’esterno del nostro studio.

     

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