Giovedì, 09 Gennaio 2020 11:27

    È il momento di pianificare

    La campagna per le uve tardive dal punto di vista tecnico agronomico "È stata piuttosto agevole - esordisce l’agronomo Vincenzo Demattia dello studio di consulenza Food Agri Service - la presenza di oidio o marciumi è stata solo sporadica”.

    Demattia continua con una valutazione del meteo: “In Puglia abbiamo registrato precipitazioni molto rade nel corso dell’estate ed un’umidità relativa molto bassa. Il tutto ha consentito ai produttori di conservare perfettamente il prodotto sulla pianta. L’annata 2019 è stata però segnata da rese per ettaro inferiori rispetto alla media. A causa delle condizioni climatiche dell’anno precedente, infatti, non c’è stata una buona differenziazione delle gemme. La qualità dal punto di vista organolettico è stata invece eccezionale, soprattutto per alcune varietà. Sapore eccellente e volumi esigui di prodotto non sono bastati a far spuntare prezzi consistenti in fase di vendita”.

    Per il tecnico Vincenzo Demattia il comparto non può più prescindere da pianificare la produzione

    La campagna 2019 purtroppo rimarrà alla storia per i problemi di commercializzazione dell’uva da tavola, soprattutto di quella con seme.
    “A mio avviso il segnale è chiaro, il comparto non può più prescindere da pianificare la produzione. Abbiamo un assoluto bisogno che gli anelli della filiera si impegnino maggiormente per relazionarsi l’uno con l’altro. La parte commerciale deve orientare la produzione e tenerla al corrente delle esigenze del mercato. I viticoltori devono essere in grado di produrre un prodotto che sia conforme alle richieste dei consumatori”. Purtroppo la fotografia attuale del comparto mostra una scena molto disgregata, soprattutto se si tratta di aziende medio piccole. Il contatto con la parte commerciale avviene solo nel momento finale della campagna.

    Ad oggi cosa manca affinché i tuoi auspici diventino realtà: la voglia, gli strumenti...
    “Non manca nessuna delle due cose, a mio avviso bisogna solo lavorare per organizzarsi. Gli stessi produttori dovrebbero essere favorevoli a permettere innanzitutto un censimento degli ettari e delle varietà di uva da tavola prodotta in tutta Italia. Il secondo passo è rapportare ed adeguare la produzione alle reali esigenze dei mercati di riferimento. I commercianti devono instaurare con i produttori un rapporto di fiducia, che non nasca e si esaurisca nelle parti finali della campagna.

    "É necessario che gli esportatori informino le aziende agricole per tempo sui gusti del proprio mercato di riferimento ed indichino cosa produrre e in che lasso di tempo sarebbe preferibile offrire il prodotto sul mercato. Credo sia l’unica strada percorribile - conclude l’agronomo -. La GDO che colloca il prodotto in Nord Europa fa programmazione. Ecco, si potrebbe cominciare proprio da questo tipo di programmazione per capire quali sono gli assetti migliori da far seguire alla parte produttiva".

     

    Autore: Teresa Manuzzi 
    ®uvadatavola.com

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