Martedì, 31 Marzo 2020 08:57

    Suolo e radice

    Disporre di un buon apparato radicale è il punto di partenza per ottenere buoni risultati nella produzione di uva da tavola.

    Un buon apparato radicale è garanzia di ottimi risultati in viticoltura da tavola.

    L’obiettivo è quello di entrare in piena produzione nel più breve tempo possibile e mantenere un livello produttivo costante negli anni oppure, nel caso di impianti già esistenti, mantenere situazioni già buone o recuperare situazioni di squilibrio; in ogni caso la formazione di  un  apparato radicale efficiente è fondamentale. Una buona preparazione del terreno deve essere realizzata per garantire il miglior ambiente possibile per favorire lo sviluppo   radicale   e   quindi   eliminare eventuali strati di  compattazione  e  sistemare  il  terreno  per  avere  un’ottima  aerazione  e  drenaggio dell’acqua  in  eccesso.  Successivamente, analizzando le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del   terreno   è   possibile   correggere   eventuali   anomalie.

    Lo sviluppo dell’apparato radicale è influenzato principalmente dalle condizioni di umidità aerazione, temperatura e resistenza meccanica del terreno.La  proprietà  fisica  che  è  diretta-mente correlata con la capacità di radicazione  è  la  macroporosità, ovvero  la  porosità  libera  a  disposizione del flusso di aria nel terreno alla Capacità di Campo. Il fatto che un terreno sia ben strutturato o al contrario si presenti molto compatto, determina una grossa differenza nella densità e numero di radici per unità di superficie. Analizzando la componente argillosa di un terreno si valuta la capacità di formare ed aggregare particelle colloidali che costituiranno i  micro-aggregati  e  gli  importantissimi  macro-aggregati;  la  quantità e l’equilibrio tra i diversi tipi di aggregati influenza direttamente la struttura del terreno e di conseguenza lo sviluppo radicale. Inoltre, problemi di struttura del terreno possono derivare da fattori meccanici (lavorazioni con umidità inadeguata), da fattori fisici (elevata  percentuale  di  frazione  limosa  e/o  sabbia  fine),  fattori chimici  (scarsa  presenza  di  Ca++  che  è  l’elemento  strutturante  per  eccellenza)  e  fattori biologici(bassa percentuale di sostanza organica e scarsa attività microbiologica). Correggere la tessitura del terreno (fattore fisico) è impossibile, ma si può intervenire sugli altri fattori, ad esempio effettuare lavorazioni con terreno in tempera (fattori meccanici) e migliorare la dotazione di Ca++ (dove necessario) apportando ad esempio correttivi a base di gesso. La gestione della fertilità biologica merita un discorso a parte in quanto la sostanza organica (S.O.) è una delle componenti che maggiormente influenza le proprietà del terreno; tra le altre funzioni ha proprietà strutturanti agendo da colloide ed è il “nutrimento” dei microrganismi utili e dellamicro e mesofauna del terreno. Preservare l’attività biologica di un terreno è un aspetto determinante per ottenere un’adeguata radicazione e turn-over radicale.  L’apporto di S.O. al terreno è sempre consigliabile, a patto che sia di buona qualità (matrici di partenza), stabile e ben strutturata, per evitare di incorrere in squilibri nutrizionali.

    Acqua e radice
    Per la gestione irrigua bisogna tener conto delle caratteristiche chimico-fisiche del terreno e monitorare l’umidità attraverso sonde per stabilire i giusti volumi irrigui e la frequenza dei turni; è importante tenere a mente che in condizioni di saturazione del terreno, l’apparato radicale arresta l’accrescimento e l’assorbimento è limitato. Gestendo l’irrigazione in maniera ottimale, si avrà un apparato radicale localizzato principalmente nel volume umido in prossimità dei gocciolatori a vantaggio della gestione agronomica e nutrizionale del vigneto. Il monitoraggio dell’accrescimento radicale non è un’operazione immediata e non è di facile realizzazione, dato che vanno effettuati degli scavi tra una pianta e l’altra con profondità variabili fino agli 80 -100 cm con lo scopo di osservare direttamente lo stato dell’apparato radicale; tale operazione andrebbe effettuata più volte durante l’anno.  Per questo installare un rizotrone in vigneto può essere una buona soluzione per valutare lo sviluppo e lo stato dell’apparato radicale. Il "rizotrone", è una “cassa” di legno dotata di una parete in vetro che permette di osservare in maniera diretta le radici. Va riposta particolare cura nella realizzazione e installazione del rizotrone, soprattutto per impedire l’entrata della luce e per garantire una perfetta adesione del terreno alla parete di vetro, facendo attenzione ad eliminare eventuali sacche d’aria. L’osservazione ed il monitoraggio vengo-no effettuati con frequenze variabili durante tutta l’annata.

    Pratiche di base per il trapianto
    A margine, si vuole enfatizzare l’importanza delle buone pratiche agronomiche in fase di impianto del vigneto a cui si fa ricorso nella quasi totalità delle maggiori realtà viticole mondiali. Prima del trapianto occorre verificare lo stato fitosanitario e la qualità dell’apparato radicale delle barbatelle (che siano a radice nuda o in vasetto). In questa fase è buona norma disporre già dell’impianto irriguo data la necessità di inumidire il terreno; al momento del trapianto è consigliabile inoculare le radici con micorrize ed altri microrganismi avendo cura di mettere a dimora la pianta realizzando buche, possibilmente con una piccola pala meccanica, creando all’interno un cono di terreno per non lasciare vuoti tra questo e le radici. Nelle prime fasi di sviluppo, la barbatella sfrutterà le sostanze di riserva contenute nelle radici: per questo è sconsigliabile spuntarle drasticamente al momento del trapianto limitandosi a farlo solo in caso di necessità per eliminare eventuali strozzature dovute a “spiralizzazioni” delle radici di piantine in vasetto.  Nelle fasi successive vanno effettuate irrigazioni con turni variabili per garantire umidità adeguata ed interventi nutrizionali mirati a formare un buon apparato radicale ed una buona chioma con l’obiettivo di “formare” la pianta ed entrare in piena produzione nel più breve tempo possibile. Avere cura della radice fin dalle prime fasi è di vitale importanza per la buona riuscita produttiva (ed economica) di un vigneto ad uva da tavola. Chi ben comincia è a metà dell’opera.

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    Testo e Foto: Luca Montemurro, agronomo
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    Si ringrazia Gonzalo Allendes Lagos (Gerente Tecnico Corporativo AGQ Labs) e Giovanni Manca (Delegato Sud Italia AGQ Labs) per la giornata tecnica (durante la quale sono state scattate le foto che corredano l'articolo) di approfondimento in vigneti pugliesi, a cui hanno preso parte alcuni agronomi tecnici di campo e la redazione di uvadatavola.com.

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