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    Lunedì, 27 Aprile 2020 09:58

    Come l'inerbimento influisce sulle prestazioni dell'uva da tavola

    Alcuni Ricercatori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) di Bari e del CREA di Turi hanno studiato per due anni le conseguenze che alcuni inerbimenti hanno sull'uva da tavola.

    L'articolo, pubblicato l'8 aprile 2020 sul giornale di settore: Agronomy-MDPI (piattaforma indipendente che dal 1996 è specializzata in editoria accademica ad accesso aperto) è firmato da Luigi Tarricone e dal suo gruppo di lavoro. I ricercatori nel corso degli anni 2015-2016 hanno lavorato in un vigneto della varietà Scarlotta Seedless® condotta in regime biologico e in un impianto coperto con film plastico.

     

     

    In un vigneto condotto in biologico l'inerbimento potrebbe rappresentare un potente strumento a favore del produttore per influenzare, positivamente, l'agroecosistema. Così da promuovere un maggior equilibrio nel rapporto suolo/pianta. Per una questione ambientale, il comparto dell'uva da tavola bio è molto all'inerbimento dell'interfila con leguminacee.

     

    Sostanza organica, livello di fotosintesi, qualità e caratteristiche dell'uva; cosa cambia al variare dell'inerbimento? 

     

    Il gruppo di ricercatori ha studiato gli effetti dell'inerbimento nei vigneti ad uva da tavola analizzando un vigneto, condotto in bio, della varietà Sugranineteen, ubicato in un areale con clima mediterraneo. Sono state realizzate tre diverse gestioni del suolo per l'interfila:
    (TR) - lo spazio tra le file è stato seminato con del trifoglio sotterraneo;
    (V) - nello spazio tra la file è stata seminata della veccia comune, inoltre questo terreno è stato sovesciato;
    (RC) nell'inter-fila è stata seminata veccia comune che è stata però appiattita da un rullo piegatore, diventando una vera e propria "pacciamatura vivente".

     

    Le tre aree sono state irrigate allo stesso modo con identici volumi di acqua. Dallo studio è emerso che le viti presenti nella porzione di terreno con la pacciamatura hanno eseguito un maggior tasso di fotosintesi, dalla nascita dei germogli all'invaiatura. Dalla sperimentazione si è notato anche che la differenza di inerbimento non ha influenzato il peso dei grappoli, degli acini o la composizione del succo, ma tutte e tre le tesi hanno contribuito ad aumentare la forza con cui l'acino è attaccato al peduncolo.

     

    La ricerca ha evidenziato che un inerbimento con leguminose (trifoglio sotterraneo e veccia comune) favorisce l'aumento di sostanza organica del suolo, risultato importante che potrebbe anche mostrare un risvolto economico per il produttore. Il quale potrebbe preferire questa pratica agronomica per ridurre l'uso di fertilizzanti azotati.

     

     

    Traduzione a cura di ©uvadatavola.com

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