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    Lunedì, 07 Giugno 2021 15:57

    Uva da tavola, SOS dai produttori: mancano operai in vigneto

    Le aziende agricole di uva da tavola non riescono a reperire personale. Cosa sta accadendo? Quali potrebbero essere le conseguenze di questa situazione se dovesse prolungarsi nel tempo?

    Ne abbiamo parlato con un produttore di uva da tavola che gestisce un'azienda agricola in una zona precoce del Sud-Est barese, il quale ci ha chiesto, però, di rimanere anonimo.

    Avere problemi a reperire personale non consente alle aziende di rispettare i tempi. Ritardare alcune operazioni colturali vuol dire compierle frettolosamente quando è già troppo tardi con un conseguente spreco di tempo e di soldi.

    Quali sono al momento le operazioni colturali che occorre effettuare in vigneto?
    Al momento in vigneto occorre lavorare sia con le macchine - ovvero effettuare arature, trattamenti fitosanitari e trattamenti per l'ingrossamento dell'acino - che con le braccia e le mani di operai specializzati. Dopo la fioritura e subito dopo l'allegagione è opportuno spostare i grappoli per sistemarli in modo ordinato e visibile. Ciò permetterà al grappoli di svilupparsi al meglio e sarà più facile colpire il nostro obiettivo in caso di trattamenti fitosanitari. Altre operazioni che si eseguono sono la selezione dei grappoli, l'acinellatura - il famigerato "acinino" - , la spuntatura del grappolo per le uve senza semi e l’incisione anulare. Reperire un trattorista specializzato non è tanto semplice. Negli ultimi anni, però, è diventato davvero difficile anche intercettare manodopera capace di lavorare in vigneto.

    Durante gli anni passati non avete mai riscontrato problemi di questo genere?
    Il problema della scarsità di manodopera si nota da diversi anni, ma quest'anno - io personalmente - lo sto avvertendo ancora di più. Nel settore dell’uva da tavola trovare operai specializzati è molto complesso, perché non ci si può improvvisare. 

    Perché è difficile trovare manodopera in questo momento; si sta sovrapponendo la raccolta delle ciliegie, le paghe per gli operai sono troppo basse e quindi preferiscono rimanere a casa e ricevere bonus (penso al reddito di cittadinanza), la situazione coronavirus non ha permesso a lavoratori non italiani di giungere nel nostro Paese?
    A mio avviso uno dei problemi sono proprio gli aiuti dello Stato, molti, soprattutto durante il periodo dell’acinellatura, si chiedono perché andare a tolettare le uve per un mese o un mese e mezzo. Certo, la legge prevede la momentanea interruzione della contribuzione nel caso in cui si dovesse trovare un lavoro stagionale. Molti operai però preferiscono continuare a percepire il bonus minimo invece che andare a lavorare. Non è ancora chiaro il meccanismo con cui viene erogato questo sostegno. Inizialmente si parlava del fatto che - ai richiedenti - oltre al reddito di cittadinanza avrebbero fatto delle proposte lavorative e chi ne avesse rifiutate 3 non avrebbe avuto più diritto al sussidio. Che io sappia però questo meccanismo non è mai partito. 

    C’è inoltre da dire che in passato fare l’"acinino" era quasi una festa, io per primo con i miei amici lavoravo in estate ripulendo le uve. Adesso invece assumere operai è diventato più macchinoso e le leggi sono molto stringenti in materia. Ci sono visite mediche obbligatorie e bisogna adempiere a tante pratiche burocratiche.

    Rispetto alle ciliegie, indubbiamente quest'anno la campagna delle ciliegie è più impegnativa e alcuni operai sono tutt'ora impegnati nella raccolta. Solo successivamente essi passeranno a lavorare nei vigneti, ma si tratta di una piccola parte. A mio avviso la situazione è questa: ci sono persone che sono a casa, pagate per non fare nulla, mentre noi produttori siamo disperati. Combattiamo per far sì che i lavori si compiano nel migliore dei modi e al momento più opportuno. Perché gran parte della “bravura” del nostro lavoro è proprio nel far quel che serve al momento giusto. Non rispettare i tempi complica sempre tutto. Si rischia di fare male il lavoro, perché si va di fretta e ci si ritrova con un conseguente maggiore spreco di tempo e di soldi.

    Quali sono i rischi per la produzione se questa situazione dovesse prolungarsi?
    Se questa situazione dovesse prolungarsi indubbiamente continueremo a produrre, ma a scapito della qualità che riusciamo a realizzare oggi e per la quale siamo famosi nel mondo. Dovremo fare delle scelte, magari diminuiremo gli ettari da portare avanti e cercheremo comunque di far quadrare i conti.

    Autore: Teresa Manuzzi 

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