Come combattere le principali avversità del melograno e ottimizzare le rese

da Redazione uvadatavola.com

Continua il nostro approfondimento sul melograno con la seconda parte dell’intervista alla Dottoressa Chiara Vacca, agronoma, socia e fondatrice della cooperativa Pomgrana.

Nei primi anni di coltivazione i tecnici non hanno riscontrato particolari problemi di natura fitosanitaria. “Eravamo consapevoli che questa situazione idilliaca non sarebbe durata a lungo. La continua collaborazione con lUniversità degli Studi di Bari ha sostenuto la nostra attività aiutandoci nell’identificazione e la classificazione delle diverse malattie che abbiamo rilevato. Tra i patogeni, in campo è facile riscontrare la presenza di marciumi e soprattutto di muffa grigia, che inizialmente non ha causato troppi danni, ma con il passare del tempo è diventata un serio problema. Ultimamente, è stato ritrovato anche un fungo sul colletto”.

La dottoressa Vacca ha poi spiegato che l’insetto più problematico per la coltura è l’afide, che è possibile gestire con tranquillità grazie ad un accurato monitoraggio e senza trattamenti preventivi a calendario. In campo si ritrova spesso anche la Zeuzera pyrina o rodilegno giallo. La larva di questo lepidottero mangia e svuota il tronco o le branche, provocando così la morte della pianta.

“I ragnetti, il tripide e gli aleurodidi al momento non creano troppi problemi. Gli insetti però si adattano facilmente e se trovano un habitat ideale vi si insediano. Purtroppo attendiamo l’invasione di altri insetti, questa è una certezza”, ha concluso.

Melograno e vivaismo: l’importanza della sperimentazione
L’azienda Cairo & Doutcher è leader in Italia, dal 1996, nella commercializzazione della Gypsophila, la cosiddetta “nebbiolina”, molto utilizzata nella realizzazione delle composizioni floreali. Uzi Cairo, vivaista italo-israeliano proprietario dell’azienda, nel 2003, in Israele casualmente osservò una macchina sgranatrice di melagrane, esperienza che lo indusse ad approfondire, conoscere ed apprezzare le proprietà salutari del frutto.

Il primo impianto nel leccese
Gli studi e le ricerche, durati diversi anni, portarono Uzi Cairo a realizzare nel 2011 il primo impianto intensivo di melograno in Italia, a Copertino (LE), impiantando su circa 6000 metri quadrati le varietà Wonderful One e Ako. Il sesto d’impianto utilizzato era di di 3,5 x 6 metri, mentre attualmente gli impianti (a Y modificata) hanno un sesto pari a 3×6 metri o 2,5×6 metri. Durante i primi anni, le coltivazioni erano seguite costantemente da tecnici israeliani.

Il passo successivo dell’azienda è stato quello di acquistare i brevetti di Ako e Wonderful One, varietà quest’ultima che possiede un equilibrio tra acido e dolce mai stucchevole, donando al frutto una profumazione unica.

“In Puglia – afferma il vivaista – sono presenti attualmente circa 500-600 ettari di melograno, mentre a livello nazionale si raggiungono 1000-1200 ettari. Questi sono numeri che ricavo sulla base delle nostre vendite. In un anno commercializziamo circa 500mila piante in tutta Italia”.

Ottimizzare le produzioni con l’assistenza tecnica
Grazie ai rapporti con i centri di ricerca israeliani e la presenza di agronomi locali, i clienti del vivaio possono contare su di un’assistenza continua e professionale. Uzi Cairo è infatti convinto che l’assistenza tecnico-agronomica riesca ad ottimizzare qualitativamente le rese e a raddoppiare la produzioni delle aziende agricole che decidono di affidarsi ai tecnici. Posizione della pianta, gestione della luce e molti altri fattori sono fondamentali per ottenere il caratteristico colore rosso intenso del frutto.

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Autore: Teresa Manuzzi

Copyright: uvadatavola.com 

 

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