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    Martedì, 22 Ottobre 2019 09:00

    Royalty sulle produzioni vegetali, il punto di vista di Maurizio Simone

    Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l'agronomo Maurizio Simone di Doctor Farmer srl, a proposito di nuove varietà e royalty.

    Maurizio, potresti spiegarci la tua visione a proposito dellle royalty sulle produzioni vegetali?
    Non riconoscere le royalty ai breeders significherebbe l'abbandono dell'Italia da parte dei più importanti programmi di miglioramento genetico internazionali. Con loro andrebbe via l'innovazione varietale introdotta con fatica in questi anni. 
    Non solo, se non dovessero esserci più royalty da pagare, l'Italia sarebbe abbandonata dagli stessi club italiani nascenti, e qui penso in particolare al gruppo Grape&Grape, ma anche ai nuovi progetti di breeding che sono in divenire. I commercianti o gli operatori di mercato italiani non avrebbero interessi a portare avanti le ricerche finanziate in questi anni con il fine di sviluppare varietà locali. Se al privato è richiesto un investimento pari a dieci mila euro l'anno per dieci anni, decido di sostenere il progetto perché in futuro dovrò avere modo di recuperare l'investimento. Se questo non fosse possibile interromperei i miei finanziamenti alla ricerca. Tra l'altro la ricerca in questo campo, in passato, era finanziata solo ad enti pubblici come il CNR; fortunatamente oggi la legge consente un recupero sul brevetto. Pertanto i centri di ricerca pubblica hanno la possibilità di richiedere anche investimenti privati.

    L'Italia ha un tessuto produttivo polverizzato ed una dimensione aziendale più piccola rispetto alle aziende estere. Questa caratteristica favorisce anche il lievitare dei costi per il produttore?
    Le royalty sono sempre proporzionali, le royalty sono in percentuale e quindi sono proporzionali. Sarebbe ingiusto piuttosto far pagare meno chi produce di più, ma questo non accade. La decisione di porre una royalty in percentuale a mio avviso è positiva per il piccolo. Fermo restando che nessuno obbliga i produttori ad impiantare varietà protette da privativa, in un sistema così variegato il produttore può sceglie liberamente cosa produrre. Non bisogna dimenticare che abbiamo anche ottime varietà libere.

    Il ventaglio delle scelte è comunque vasto...
    Nel 2008 qui era presente solo Sun World, poi è arrivata AVI con le ARRATM, ed i partner commerciali che hanno cominciato a studiarsi l'un l'altro nell'ottica della competitività sono diventati due. In seguito sono giunte IFG ed SNFL, ora c'è anche il gruppo del Volcani Institute. Considerate che il primo produttore statunitense di Sun World è stato per decenni Giumarra, che ha lavorato sodo e si è organizzato per dar vita alle varietà Arra. Allo stesso modo sta accadendo in Italia, i commercianti alle volte preferiscono realizare un proprio programma invece di pagare le royalty. Ad oggi non ci sono solo due tipi di opzioni: pianto varietà libere o varietà Club? Nel mezzo ci sono altri 3 o 4 programmi che propongono offerte variegarte. Posso decidere di impiantare una varietà italiana del gruppo Grape&Grape, per cui mi chiedono un tot all'anno. Oppure posso decidere di scegliere una varietà internazionale, ma in questo ultimo caso dovrò accettare di essere più vincolato. Esiste un sistema intermedio, come quello di Arra, nel quale ci sono 15-16 compratori, e posso anche commercializzare il mio prodotto tramite AVI. Sarebbe un'assurdità pensare che tu che usi una cosa inventata da me devi decidere le regole del gioco. Quando acquisto una macchina il prezzo lo fa la casa automobilistica, sulla base della tecnologia impiegata e in seguito a sondaggi di mercato.


    Autore: Teresa Manuzzi 
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