Manca manodopera in campagna: è una Babele di leggi e procedure

Sergio Curci di Cia Puglia descrive perché manca manodopera in campagna e propone corsi di formazione regionali

da Redazione uvadatavola.com
manca manodopera

Sergio Curci, coltivatore e responsabile Regionale del gruppo di interesse economico per Cia Puglia, spiega i bisogni dei produttori e i passi da compiere per evitare che il problema si riproponga.

In gran parte delle più importanti aree vocate alla produzione di uva da tavola nel mondo si riscontra scarsità di manodopera e di operai specializzati. Dal Cile all’Australia, passando per la California, i rappresentanti dei produttori lanciano l’allarme sulle riviste specializzate.

Anche nei vigneti italiani, di anno in anno, risulta sempre più complesso svolgere le operazioni colturali di base a causa della scarsità di operai semplici e specializzati.

Per approfondire la questione e immaginare delle soluzioni al problema abbiamo intervistato Sergio Curci, responsabile Regionale del gruppo di interesse economico per Cia Puglia – Ortofrutta, presidente della OP Arca Fruit e produttore di uva da tavola e drupacee.

Sergio Curci - Cia Agricoltura

Sergio Curci – Cia Agricoltura

Uno dei problemi più gravi emerso durante la scorsa stagione è stato la scarsità di manodopera in vigneto. Cosa ha sancito questo cambiamento?

Purtroppo si tratta di un problema che si ripete da qualche tempo e di anno in anno diventa sempre più grave. Posso affermare che nei campi abbiamo definitivamente perso la manodopera proveniente da Paesi comunitari, come Bulgaria e Romania, anche perché la pandemia negli ultimi due anni ha di fatto bloccato i flussi migratori.

Essendo per prima cosa produttore posso riportare una mia esperienza per descrivere la situazione che le aziende stanno vivendo. Io gestisco un’azienda agricola che ha il suo core business proprio nella produzione di uva da tavola, ed ho fatto richiesta di 5 operai dal Marocco e 5 dall’India. L’unica risposta che ho ottenuto è stata una visita in azienda da parte dell’ispettorato del lavoro. La carenza di manodopera è un problema che sento in prima persona perché pochi mesi fa, nel dicembre 2021 non sono riuscito a trovare personale per togliere i teli da 20 ettari di vigneto.

I potatori a cui mi rivolgo percorrono 60 km al giorno per potare le mie vigne, perché loro sono di Noicattaro e Rutigliano (Ba), mentre la mia azienda sorge in agro di Ruvo (Ba) e Bisceglie (BT). I potatori di albicocche, invece, provengono da San Ferdinando di Puglia (BT).

Di cosa hanno bisogno le aziende agricole?

Con questa domanda tocchiamo un tema molto importante… le operazioni colturali più importanti sono le potature – sia secche che verdi – e l’imballo del prodotto. Queste operazioni richiedono delle competenze specifiche. Servirebbe dunque personale correttamente formato per svolgere questi compiti e non semplici operai agricoli. Abbiamo bisogno di manodopera specializzata, non riusciamo a trovarla.

A livello burocratico come si potrebbe risolvere il problema?

Io non sono contro il reddito di cittadinanza, sono però contrario alle modalità con cui esso, oggi, viene elargito. A mio avviso servirebbe essere più oculati. Già in questo modo si riuscirebbe a trovare molta più manodopera. Ad oggi gli scogli burocratici più grandi sono due:

  • il primo è che i permessi di soggiorno per gli operai provenienti da Paesi non comunitari non vengono rilasciati con facilità;
  • il secondo è un tasto dolente di cui non tutti vogliono sentir parlare: la disoccupazione agricola.

In questo settore vige una normativa secondo cui chi raggiunge un tetto minimo di giornate lavorate (151 giornate) ha diritto a percepire un importo – la cosiddetta disoccupazione agricola – pari a circa il 40% della retribuzione media, in riferimento al periodo considerato. Ciò pone in forte difficoltà le aziende agricole che non riescono più a trovare lavoratori disponibili ad essere assunti in modo regolare.

Se la politica dovesse riuscire a sbloccare i flussi le aziende agricole riuscirebbero ad avere personale, ma sorgerebbe un altro problema: formare correttamente la manodopera, specializzarla. Secondo me sarebbe opportuno promuovere dei percorsi formativi da svolgere direttamente in campo, all’interno delle aziende agricole. Qui si potrebbero condividere i diversi saperi. Mi piacerebbe che la Regione si muovesse in tal senso, magari realizzando dei corsi di specializzazione per potatori di vigneti ad uva da tavola e da vino, innestatori di vite da tavola e di drupacee. Sarebbe un sogno se i fondi del PSR fossero impiegati per attività di questo genere. Ad esempio in percorsi di specializzazione e formazione della manodopera. Secondo me questo dovrebbe essere un preciso iter che “per legge” dovrebbe essere necessario per poter poi accedere a questo specifico mercato del lavoro.

La legislazione attuale come regola la richiesta di manodopera proveniente dall’estero?

La prefettura non risponde, così come l’ispettorato del lavoro. La questura non ha idea di come eventualmente richiamare operai. Servirebbe un organismo unico per l’assunzione della manodopera. Ad oggi quando viene pubblicato il “decreto flussi” è come giocare alla roulette russa. Allo scoccare dell’ora indicata tu produttore devi collegarti e devi schiacciare un pulsante. In quell’istante sono già state presentate un numero enorme di domande. Parlo di circa tre milioni di domande in un secondo.

Mi sembra che ci siano due entità, da un lato le aziende agricole, che hanno bisogno di manodopera anche in tempi relativamente stretti, perché in azienda il calendario delle operazioni il più delle volte è dettato dal clima, e dall’altro la burocrazia con i suoi tempi… talvolta troppo lunghi.

Possiamo dire che è come se le aziende agricole e la politica – con le relative leggi che essa realizza – parlassero lingue differenti.  Esemplificativa è l’attuale legge sul caporalato, la legge 199. Legge ingiusta perché punisce in modo esagerato le aziende agricole, ci è stato promesso da più parti che il provvedimento verrà ridiscusso. Noi aziende agricole non siamo caporali e siamo contro il caporalato, ma la 199 è una legge che occorre rivedere perché è contro l’agricoltore e contro chi lavora nei campi.

In conclusione, quindi, secondo me, diverse sono le cause che hanno decretato la scarsità di manodopera nei vigneti italiani: in primis la pandemia, che ha indubbiamente inciso sulla mobilità delle persone in generale e su quella degli operai agricoli extra europei in particolare. La difficoltà di reperire operai specializzati in campo potrebbe anche essere collegata ad un errato modo di elargire il reddito di cittadinanza. Il quadro è completato, infine, dall’incapacità delle norme e delle procedure vigenti di soddisfare prontamente le esigenze reali delle aziende agricole.

Autrice: Teresa Manuzzi
©uvadatavola.com

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