Potatura di allevamento e modelli

Gli agronomi di Agriproject descrivono la tecnica del cordone speronato come potatura di allevamento per sopperire alla carenza di manodopera specializzata.

da Silvia Seripierri
Potatura di allevamento

Le tecniche di potatura di allevamento sono mutate incredibilmente negli ultimi secoli e gli agronomi di Agriproject Group illustrano novità, che ben si adattano al panorama attuale, sempre più carente in termini di manodopera specializzata.

Nascita della potatura di allevamento

La coltivazione della vite sul territorio nazionale è molto antica. Fonti storiche riferiscono che all’Italia meridionale fu dato il nome ‘Enotria’, quando i coloni greci (tra il IX ed il VII sec. A.C.) videro l’impiego del paletto di legno per sostenere la vegetazione della vite (oinotron = palo della vite) (Scienza et al., 1995). L’utilizzo del paletto di legno, molto probabilmente, non era altro che la forma di allevamento ad alberello, in cui la vegetazione è sorretta da un palo tutore. 

Evoluzione delle forme di allevamento

Nel corso dei secoli le forme di allevamento della vite si sono evolute. L’evoluzione si è adattata alle differenti esigenze pedo-climatiche, cambiamenti varietali e contesto socio-economico di ciascun periodo storico. Tuttavia, l’agricoltura moderna o dell’epoca della precision-farming si effettua in un contesto sempre più globalizzato. Si assiste, infatti, all’imposizione di schemi produttivi arborei sempre più semplificati e compatibili con i modelli di conduzione meccanizzata. Tale esigenza inevitabilmente comporta l’erosione di una parte della diversità legata alla arboricoltura con ripercussioni anche sul paesaggio. La forma di allevamento a tendone è quella che contraddistingue la viticoltura da tavola italiana. Sembra che questa si sia originata intorno al 1925 negli areali di Noicattaro (Ba) e Rutigliano (Ba), in sostituzione dell’alberello e in concomitanza della diffusione della varietà ‘Regina’ B. (Ferrara et al., 2016).

Focus dell’articolo

L’obiettivo di questo articolo è descrivere (1) gli aspetti legati alla potatura di formazione e (2) la sua importanza al fine di impostare correttamente la struttura permanente della vite, nel rispetto dei sistemi vascolari. Inoltre, si intende fornire spunti di riflessione su possibili nuovi scenari futuri. Questi potrebbero delinearsi in merito all’architettura della vite ed in risposta a esigenze agronomiche legate a nuove varietà, mercati e assetto sociale del mondo del lavoro.

La potatura

La potatura è la capacità di impostare e guidare la crescita dell’albero. Essa comprende operazioni di taglio e gestione della chioma, capaci di conferire alla pianta una determinata forma di allevamento. Ciò è possibile regolando il naturale habitus, proprio della specie botanica con la quale si lavora. La Vitis vinifera L., infatti, è specie lianosa e si presta molto bene a essere guidata, con i giusti tagli, verso la forma di allevamento desiderata. 

Obiettivo della potatura

L’obiettivo della potatura, dunque, è impostare e mantenere nel tempo l’architettura della pianta. In funzione della forma di allevamento scelta e dell’obiettivo produttivo che si intende perseguire, si dovranno equilibrare i rapporti tra source e sinkEseguire una potatura in maniera corretta è fondamentale per garantire alla pianta un buon equilibrio vegeto-produttivo ed una idonea distribuzione nello spazio. Tutto ciò è importante anche per i processi fotosintetici e l’impostazione delle successive operazioni colturali.

Operazioni di potatura

Le operazioni di potatura si suddividono in 3 fasi:

  • potatura di trapianto – eseguita all’impianto consiste nel ridurre la lunghezza delle radici della barbatella;
  • potatura di allevamento – eseguita nei primi 1-2 anni dall’impianto;
  • potatura di produzione – eseguita ogni anno per garantire un equilibrato sviluppo vegeto-produttivo alla pianta.

Potatura di allevamento: priorità ai tagli al verde

La tecnica, di seguito descritta, consente di impostare la struttura permanente della vite. Tale tecnica si riferisce alla potatura verde, utile per evitare il più possibile tagli al bruno, ovvero tagli sugli organi permanenti, quali fusto e branche. Evitare questo tipo di tagli è di fondamentale importanza, poiché le ferite sugli organi permanenti, e quindi gli organi più grandi, agevolano l’ingresso di agenti patogeni delle malattie del legno (es. il complesso del mal dell’Esca, l’eutipiosi, etc.). Ciò accade perché la vite non ha la capacità di formare il callo cicatrizzante.

La potatura di allevamento in relazione alla tipologia di barbatella piantata

Prima di procedere con la descrizione della tecnica, è opportuno distinguere il materiale di partenza sulle quali si andrà a lavorare:

  • La maggior parte dei vigneti, ad uva da tavola, è propagata in campo con innesto a spacco di una marza, di due gemme, sul portinnesto messo a dimora l’anno precedente. Il nesto si svilupperà sfruttando l’apparato radicale del portainnesto. Tale apparato radicale di un anno di età, quindi, sarà in grado di conferire una certa spinta vegetativa al germoglio, scelto come principale. 
  • In altri casi come materiale di propagazione si usa la barbatella innestata in vivaio. Dopo che questa barbatella  sarà stata messa a dimora in campo, la vite dovrà investire energie sia per sviluppare l’apparato radicale sia per formare la parte aerea. Non è detto, quindi, che nello stesso anno di impianto si riesca ad ottenere un astone vigoroso sul quale impostare la potatura di allevamento. Molto dipenderà dalla vigoria genetica della varietà del nesto e del portinnesto, dalla fertilità del terreno e, chiaramente, dalla forzatura praticata con la nutrizione idrica e minerale. Qualora il primo anno non si riesca ad ottenere il giusto vigore sul germoglio principale, che costituirà il futuro fusto, sarà necessario potarlo a due gemme per ripartire con l’impostazione l’anno successivo.

Le operazioni di taglio

Definiti i possibili materiali di partenza, vediamo le operazioni di taglio. Sull’astone (germoglio principale, proveniente dal germoglio meglio orientato), correttamente impostato con impalco all’altezza di circa 170 cm, le operazioni da perpetuare sono le seguenti (figura 1):

  • seguire la crescita del germoglio, effettuando la mondatura dei germogli laterali non desiderati per posizione e conformazione;
  • cimatura dell’apice vegetativo, quando questo avrà superato di circa 15-20 cm l’altezza di impalco. Tale operazione di cimatura favorirà l’emissione dei germogli laterali (femminelle);
  • tra le femminelle emesse, se ne lasceranno quattro nella zona prossimale al taglio di cimatura: due di scopo (potenzialmente da lasciare) e due di riserva (nel caso in cui vento o altri fattori danneggino le prime);
  • allorquando le due femminelle di scopo avranno sviluppato 4 nodi, si procederà alla loro cimatura, al disopra del quarto nodo, e alla rimozione delle due femminelle di riserva;
  • tale seconda cimatura favorirà il germogliamento delle gemme pronte della femminella. Da queste gemme si origineranno dalle 2 alle 4 sottofemminelle.

Figura 1: Astone di partenza dopo la cimatura e successiva emissione di femminelle (a sinistra); rimozione delle femminelle sovrannumerarie. In rosso è evidenziato il taglio sul germoglio principale, mentre le frecce blu indicano la cimatura operata sulle femminelle (a destra).

Figura 1: Come si presenta l’astone dopo le potature al verde. In corrispondenza dei due tagli in rosso si nota l’emissione delle sottofemminelle.

Seguendo le operazioni sopra descritte, a fine ciclo vegetativo e dopo la lignificazione, si otterranno degli astoni pre-formati con quattro branchette originatesi dalle sottofemminelle (Figura 2). In questo caso non sarà necessario eseguire, durante la prima potatura a gemma dormiente, alcuna operazione di taglio a carico dei germogli lignificati che diventeranno gli organi permanenti della vite. 

Figura 2: Le quattro sottofemminelle significate prima del riposo vegetativo (a sinistra); bastone preformato di un anno con i quattro capi a frutto ricavati dalle sottofemminelle (a destra).

Relazione tra tagli al verde e caratteristiche ormonali della pianta

Le operazioni sopra descritte consentono di lavorare sulla rimozione della dominanza apicale. Tale dominanza apicale è esercitata dalle auxine dell’apice meristematico, del germoglio principale, nei confronti dei meristemi delle gemme pronte. Esse si trovano all’ascella del punto di inserzione del picciolo delle foglie portate dal germoglio stesso. La rimozione di tale inibizione correlativa, eseguita in una fase in cui il germoglio è in attiva crescita vegetativa, consente la quasi immediata risposta della vite mediante l’attività dei meristemi secondari. Se il vigore del nesto è elevato, genetico o indotto, anche la rimozione dell’apice meristematico degli assi secondari consentirà lo sviluppo dei meristemi delle sottofemminelle. 

Quindi, sfruttando il vigore del germoglio principale ed i meccanismi di dominanza apicale mediati dalle auxine, si può indurre la formazione di astoni preformati con le quattro branchette agendo, come sopra descritto, con la potatura verde.

L’importanza del “legno di rispetto” nella potatura di produzione

Ci sembra doveroso soffermarci sulla modalità di esecuzione dei tagli nella potatura di produzione.

Quando si effettua un taglio durante la potatura invernale è fondamentale lasciare il “legno di rispetto” (Figura 3). Qualora si effettui un taglio raso, il cono di disseccamento che si forma al di sotto dell’intervento può intaccare il sistema di trasporto vascolare xilematico e floematico, andando a compromettere l’attività del flusso linfatico.

Figura 3: La freccia a due punte indica la porzione del legno di rispetto che sarebbe opportuno lasciare, quando si eseguono i tagli di potatura.

Micro-tomografia computerizzata a raggi X

Questo è stato dimostrato dall’esame di micro-tomografia computerizzata a raggi X (Micro Computed X-Ray Tomography, µCT) di fusti e cordoni di ceppi di vite (Codato et al., 2021). Tale tecnologia permette di riprodurre fedelmente le relazioni spaziali che intercorrono tra le organizzazioni cellulari che costituiscono i tessuti e gli organi di un campione vegetale. L’utilizzo di tale tecnica si rivela uno strumento particolarmente utile nello studio dei complessi fenomeni di risposta della vite alla potatura. Così è possibile ricostruire l’architettura dei vasi xilematici, lo sviluppo e la riorganizzazione dei tessuti a seguito dei tagli, nonché la formazione dei coni di disseccamento a discapito dei tessuti vivi. Tali informazioni ci consentono di avere spunti pratici da usare in campo per ottimizzare le tecniche di potatura della vite con l’intento di preservare una efficiente conduzione della linfa. Sarà così possibile limitare le ferite che portano alla necrosi dei tessuti ed alla loro colonizzazione da parte di patogeni del legno, come sopra menzionato. 

Al contrario, i tagli eseguiti sui germogli in fase erbacea – precedentemente descritti – non sono soggetti alla formazione di coni di diseccamento. Pertanto non compromettono il sistema vascolare della vite.

La nostra attività sui sistemi di potatura

Agriproject opera in simbiosi con le aziende agricole per migliorare ed implementare l’efficienza dei sistemi produttivi. Interessante è la valutazione della potatura a cordone speronato sia su varietà tradizionali con seme, sia di nuova introduzione senza semi. Tale valutazione è ancora più interessante se si considerano i nuovi contesti legati all’introduzione di nuove varietà, aumento dei costi di produzione e scarsa reperibilità di manodopera specializzata.

Questa tecnica nasce primariamente dall’esigenza delle aziende di semplificare le operazioni di potatura invernale, causa la scarsa reperibilità di potatori specializzati. La potatura classica a cordone speronato prevede la formazione di un cordone permanente portante speroni di 2 gemme (Dalmasso et al,1979). Il cordone speronato – rispetto alla potatura con capi a frutto – semplifica le operazioni di “scelta del taglio da effettuare”, soprattutto nelle varietà che richiedono una potatura ricca con 6-8 capi a frutto.

Diversi modelli di cordone speronato

Stiamo valutando su diverse varietà, i seguenti modelli di potatura a cordone speronato:

  • 1 cordone permanente con speroni di 2 gemme;
  • 1 cordone permanente con speroni/capi a frutto corti di 4-6 gemme (Figura 4)
  • doppio cordone permanente con speroni di 2-4 gemme.
Potatura di allevamento

Figura 4: Cordone centrale ramificato con capi a frutto laterali alternati da 6 gemme ciascuno.

La scelta di tale sistema va valutata sulla base della varietà su cui operare. Non tutte le cultivar infatti rispondono positivamente o si avvantaggiano alla stessa maniera con tale sistema di potatura. Le valutazioni da fare devono tenere conto anche della fertilità delle gemme basali e delle ripercussioni sulla struttura del grappolo. I modelli di potatura a sperone o capo a frutto raccorciato tendono a ridurre le dimensioni del grappolo. Le osservazioni preliminari sulle cultivar Italia, Luisa e Sugar Crisp™ hanno evidenziato la presenza di grappoli di lunghezza inferiore (Figura 5) rispetto a quelli della tesi con potatura a capi a frutto. Nonostante la lunghezza inferiore, gli acini erano però più uniformi in termini di calibro. Si tratta ovviamente di osservazioni preliminari e di un modello di potatura innovativo che vale la pena sperimentare per comprenderne meglio limiti e potenzialità.

Figura 5: Grappoli dell cv Sugar Crisp™ con potatura a cordone speronato.

 

 

Autore: Agriproject Group

©uvadatavola.com

 

 
 
 

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