Vacciplant®, come esplica la sua azione?

Vacciplant® è un agrofarmaco a base di laminarina registrato su diverse colture, tra cui la vite, contro peronospora, oidio e botrite.

da uvadatavoladmin

Vacciplant® è un agrofarmaco a base di laminarina registrato su diverse colture, tra cui la vite, contro peronospora, oidio e botrite. La laminarina è un polisaccaride di riserva riscontrabile nelle alghe brune come la Laminaria digitata. La laminarina è formata da unità monomeriche di glucosio legate con legame β(1→3) a formare dei trimeri legati a loro volta con legami β(1→6). È un polisaccaride lineare con un rapporto β(1→3):β(1→6) di 3:1 (Nisizawa K et al.). Tale molecola presenta una struttura simile ai prodotti di degradazione della parete cellulare dei funghi patogeni, oligo-glucani che sono elicitori responsabili dell’attivazione di meccanismi di difesa durante gli attacchi biotici (funghi e batteri). 

Come si ottiene la laminarina?

Al fine di mantenere inalterate le proprietà elicitorie – stimolanti di laminarina, il processo di estrazione prevede solo procedimenti fisici. Il metodo di produzione brevettato, infatti, prevede una fase di essicazione e macinazione dell’alga seguita da infusione in acqua, a cui prosegue una purificazione in ultrafiltrazione che permette di eliminare le impurità quali alginati e pectine, lasciando inalterata, così, la struttura chimica funzionale della laminarina.

La laminarina svolge un’attività preventiva.

Secondo il FRAC (Fungicide Resistance Action Comitee www.frac.ifo) presenta un basso rischio di insorgenze, così come sempre il FRAC le ha dedicato un gruppo specifico classificandola come “P4 Host plant defence induction”. Secondo il regolamento EU 1107/2009, la laminarina è classificata come sostanza a basso rischio e non presenta, secondo il regolamento 396/2005, un limite di residuo massimo ammesso tale da consentire l’assenza del periodo di sicurezza.

Vacciplant®

La formulazione di Vacciplant presenta co formulanti specifici, al fine di permettere l’assorbimento della molecola all’interno della pianta e giungere sui recettori responsabili del fenomeno di elicitazione. 

Il processo di induzione di auto difesa della pianta, stimolata dall’impiego della laminarina, avviene attraverso due vie. Quella fisica che prevede lo schieramento di barriere meccaniche da parte della pianta e quella chimica attraverso la produzione endogena di sostanze (perossidi, fitoalessine, proteine PR), che contrastano lo sviluppo dell’agente patogeno.

La via fisica

Per quanto riguarda la via fisica, la pianta stimolata realizza strutture tali da impedire l’attecchimento e la progressione del patogeno. Assistiamo alla formazione di papille di occlusione (fig.1) nel sito d’infezione, che impediscono l’avanzare dell’agente biotico, e alla formazione di callosio all’interno delle cellule (fig.2) ed ispessimento della parete cellulare (fig.3)

Figura 1

Figura 2 – Produzione di callosio

Figura 3 – Ispessimento parete cellulare

La via chimica

Per quanto riguarda la via chimica, assistiamo invece alla produzione di differenti composti chimici che seguono due vie metaboliche differenti con precursori specifici.

La prima via metabolica si riferisce alla produzione di fitoalessine. Queste vengono sintetizzate a partire da acido jasmonico ed etilene, dando poi corso alla Resistenza Sistemica Indotta (ISR). Diversi studi hanno caratterizzato più di 350 composti in 30 famiglie vegetali differenti: la funzione delle fitoalessine è di contrastare lo sviluppo del patogeno. Tra le fitoalessine più note ricordiamo il resveratrolo della vite, la naringenina del melo, la scopoletina del tabacco.

La seconda via metabolica si riferisce alla produzione di “proteine PR”, ottenute a partire dall’acido acetil salicilico. In questo caso si verifica, dunque, la Resistenza Sistemica Acquisita (SAR). Le proteine PR altro non sono che enzimi specifici nel controllo del patogeno. Esempio è la PR-3 denominata chitinasi, che ha il compito di degradare la chitina, ovvero uno dei componenti della parete cellulare dei funghi. Le proteine PR sono qualitativamente e quantitativamente esclusive per ciascuna specie, infatti quelle che prodotte dalla vite non sono prodotte dal tabacco.

Possiamo comprendere, dunque, come la somministrazione di Vacciplant fa si che la laminarina raggiunga i recettori specifici, innescando i meccanismi sopra esposti.

Nel momento in cui si realizza l’infezione del patogeno la pianta è dunque già protetta.

Applicazioni ed efficacia di Vacciplant®

Dall’applicazione di Vacciplant® alla completa risposta di auto difesa della pianta trascorrono 1–2 giorni, a seconda della specie vegetale trattata. Tale protezione è efficace per 7–10 giorni. Al termine di tale periodo occorre ripetere il trattamento per ripristinare lo stimolo e il conseguente spiegamento di sostanze. 

L’applicazione di Vacciplant® deve essere eseguita su piante in attiva crescita, non soggette a stress biotici ed abiotici (es. freddo, caldo, siccità, etc.) per consentire la massima risposta elicitoria. 

Vacciplant® si impiega per il controllo delle ampelopatie della vite a partire dallo stadio di grappolo completamente sviluppato. Il prodotto è utilizzabile in miscela con i prodotti UPL per la difesa della vite, quali Poltiglia Disperss®, Cuprofix®, Ultra Disperss®, Thiopron® e Microthiol Disperss®. Il turno di intervento dipenderà dalla pressione della malattia. Per esempio, trattamenti di Vacciplant® in miscela con Poltiglia Disperss®, a partire dalla fioritura fino all’allegagione, consentono una migliore efficacia del trattamento rameico contro la peronospora. Allo stesso tempo consente anche il controllo degli agenti di oidio e botrite. 

Strategia di applicazione Vacciplant

La possibilità di impiegare due prodotti come Poltiglia Disperss® e Vacciplant®, che mostrano sincronia d’azione, permette di migliorare la difesa e l’ottimizzazione dell’uso di rame in agricoltura biologica.

 

Comunicato a cura di UPL Italia

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