Mosca mediterranea, la rete antiafide Serroplast limita gli attacchi

Nel corso di una prova su AutumnCrisp® in Puglia, la rete antiafide targata Serroplast ha ridotto in modo netto la presenza di adulti di Ceratitis capitata nel vigneto, con un abbattimento quasi totale dei danni sugli acini

da Donato Liberto
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“Un’innovativa” rete antiafide Serroplast installata lungo il perimetro di un vigneto ha dimostrato risultati straordinari: l’ingresso della mosca mediterranea della frutta nel vigneto è stato drasticamente ridotto. Si è osservata una cattura di adulti inferiore al 90% rispetto all’area non protetta, e i danni sugli acini risultavano quasi del tutto assenti (diminuzione prossima al 100%). Questa soluzione apre nuove prospettive per la difesa delle colture, con un impatto diretto sulla qualità e sulla sostenibilità della produzione (figura 1).

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Figura 1 – Installazione della rete antiafide Serroplast nell’appezzamento oggetto della prova in agro di Rutigliano. L’immagine mostra la vista laterale della rete installata nella tesi con rete antiafide.

Una prova sperimentale condotta nell’agro di Rutigliano (BA) su uva da tavola (cv. AutumnCrisp®) ha consentito di analizzare il comportamento di un fitofago chiave (almeno negli ultimi anni) della coltura, Ceratitis capitata. I risultati hanno evidenziato come il posizionamento strategico di una rete antiafide lungo la testata e i bordi di un vigneto allevato a tendone monoimpalco sia sufficiente a limitare in modo significativo l’ingresso del fitofago (grafici 1 e 2).
L’adozione di questa soluzione ha determinato una sensibile riduzione della pressione del parassita e, di conseguenza, dei danni ai grappoli, confermando l’efficacia della rete come strumento di difesa ecocompatibile per la gestione della mosca mediterranea della frutta nei vigneti di uva da tavola (grafici 1 e 2).

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Grafico 1 – Andamento delle catture di individui di Ceratitis capitata nelle due tesi nel vigneto di AutumnCrisp durante la stagione 2024. I dati riportano i conteggi effettuati nelle trappole durante i diversi rilievi. Le differenze tra tesi sono state analizzate mediante un modello lineare generalizzato misto (GLMM) con distribuzione di Poisson. L’analisi statistica ha evidenziato differenze significative tra le tesi (p < 0.001).

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Grafico 2 – Il grafico mostra l’andamento del numero di acini danneggiati da Ceratitis capitata nelle due tesi sperimentali.

Mosca mediterranea: perché preoccupa

Gli approcci tradizionali, in cui l’individuazione di un nuovo fitofago portava immediatamente alla ricerca di una molecola per contrastarlo, appartengono ormai al passato. Le campagne viticole 2024-2025 hanno infatti messo in luce l’urgenza di strategie più sostenibili e integrate (Ebbenga et al., 2019; Candian et al., 2021; Marsberg et al., 2024), a fronte di un’elevata presenza di C. capitata. Negli ultimi anni, la pressione esercitata da questo fitofago, noto da tempo nei nostri areali, è aumentata in modo rilevante. Annate caratterizzate da condizioni climatiche estreme, con siccità, temperature elevate durante la stagione estiva e inverni miti, hanno infatti favorito una maggiore presenza di C. capitata. In tale contesto, il fitofago ha ampliato il proprio raggio di azione, colpendo con maggiore intensità anche l’uva da tavola e causando gravi danni in diversi areali della Puglia e non solo (figura 2).

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Figura 2 – Esempio di danno su acino d’uva infestato da Ceratitis capitata, osservato durante il rilievo nella tesi aziendale. L’immagine mostra un acino compromesso dall’attacco larvale, evidenziando, mediante ingrandimento della zona interessata, il punto di penetrazione delle larve e i tessuti del frutto coinvolti nel processo di infestazione.

La mosca mediterranea della frutta, Ceratitis capitata (Wiedemann) (Diptera: Tephritidae), è un fitofago altamente polifago, diffuso in gran parte delle aree frutticole del mondo e caratterizzato da una notevole capacità di adattamento a differenti condizioni climatiche (White &amp; Elson-Harris, 1992; Lopes et al., 2006; EPPO, 2022). La sua notorietà è legata soprattutto ai rilevanti danni economici che può arrecare a numerose colture frutticole, in particolare drupacee, uva da tavola e altre specie di interesse agrario (Giunti et al., 2023; Lopes et al., 2023). Nel caso dei vigneti, le infestazioni risultano spesso più intense nelle aree limitrofe ad altre colture ospiti, quali pesco e albicocco, per citarne due, che possono fungere da fonte di infestazione. Per approfondire questo fenomeno, nel 2024 è stato selezionato un vigneto situato in prossimità di un pescheto, ritenuto particolarmente rappresentativo per la sua posizione. Sono state utilizzate trappole adesive dotate di attrattivo alimentare e ormonale (Trimedlure) (figura 4-5), distribuite sia all’interno che all’esterno del vigneto, distinguendo tra la zona protetta dalla rete antiafide e quella priva di rete. Questo approccio ha consentito un’analisi dettagliata della distribuzione e dell’attività del fitofago nel periodo di maggiore interesse per la specie (figura 3-4).

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Figura 3 – Rete antiafide osservata dall’interno del vigneto, utilizzata per separare le due tesi sperimentali (con e senza protezione antiafide) nell’appezzamento oggetto della prova in agro di Rutigliano.

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Figura 4 – Trappole a feromone (trimedlure) utilizzate per il monitoraggio di Ceratitis capitata. Le trappole sono state fotografate nello stesso giorno: a sinistra è mostrata quella installata nel pescheto adiacente alla prova; al centro quella collocata nella tesi con rete antiafide; a destra  la trappola posizionata nella tesi aziendale.

L’installazione della rete protettiva Serroplast non ha prodotto variazioni significative nei parametri di temperatura e umidità all’interno del vigneto (grafico 3). Sebbene teoricamente la rete possa limitare la circolazione dell’aria, i livelli di temperatura e umidità registrati all’interno delle aree coperte risultano sostanzialmente sovrapponibili a quelli delle aree non protette, indicando che l’impatto della rete sui parametri microclimatici è trascurabile. Questi risultati confermano la compatibilità dell’utilizzo della rete protettiva con il mantenimento di un ambiente ideale per la coltivazione della vite (grafico 3).

Conclusioni

I risultati ottenuti confermano l’efficacia della rete come barriera fisica: il fitofago ha incontrato notevoli difficoltà a superarla. Nonostante la presenza di centinaia di individui all’esterno, solo pochissimi sono riusciti a penetrare all’interno e, probabilmente, in maniera del tutto casuale. In un’epoca in cui la sostenibilità è al centro delle politiche agricole, l’impiego di mezzi fisici rappresenta una soluzione concreta e innovativa. Questi strumenti non solo riducono la dipendenza da molecole naturali o sintetiche, spesso costose sia dal punto di vista economico che ambientale, ma offrono anche un’alternativa praticabile per il controllo di altri fitofagi (non oggetto di questa prova) potenzialmente problematici. Futuri studi potrebbero esplorare applicazioni su altre colture e altri fitofagi. La lezione è chiara: prevenire è meglio che curare! Barriere fisiche come questa non solo proteggono le colture, ma rappresentano anche un passo avanti verso un’agricoltura più resiliente ed ecocompatibile.

Approfondimento: come sono state impostate le prove

Nel vigneto oggetto della prova, l’appezzamento è stato suddiviso in due parcelle sperimentali di pari superficie (ca. 0,5 ha): una parte è stata protetta con rete lungo il perimetro (tesi rete antiafide), mentre l’altra è rimasta priva di protezione e utilizzata come area di confronto (tesi aziendale) (figura 5).

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Figura 5 – Schema sperimentale adottato nella prova. La parcella senza rete corrisponde alla tesi aziendale, mentre quella “con rete” corrisponde alla tesi sulla rete antiafide.

Il 23 agosto 2024 sono state installate le trappole di monitoraggio e, in entrambe le tesi, è stata effettuata un’applicazione con l’insetticida Epik SL (s.a. acetamiprid) per uniformare la popolazione iniziale di adulti del target della prova. Complessivamente sono state posizionate 12 trappole: 6 all’interno del vigneto (3 nella tesi con rete e 3 nella tesi aziendale) e 6 all’esterno (in corrispondenza di quelle del vigneto), per verificare la presenza del fitofago nel pescheto adiacente alla prova. Il monitoraggio è stato effettuato con cadenza settimanale a partire dal 26 agosto, registrando il numero di adulti catturati e la presenza di danni sugli acini (foro di ovideposizione, mine nel mesocarpo o presenza di larve). Per la valutazione del danno sono stati osservati due filari del vigneto, controllando tutti i grappoli presenti (ca. 1000). Gli acini infestati sono stati rimossi durante i rilievi per evitare la riproduzione del fitofago.

Due sensori termo-igrometrici, uno per ciascuna parcella, sono stati posizionati al centro delle stesse all’altezza della vegetazione, per verificare se la rete influisse sul microclima del vigneto (figura 6).

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Figura 6 – Trappole adesive con attrattivo alimentare e feromonico (Trimedlure) installate nel vigneto per il monitoraggio degli insetti.

Riferimenti bibliografici

Candian, V.; Pansa, M.G.; Santoro, K.; Spadaro, D.; Briano, R.; Peano, C.; Tavella, L.; Tedeschi, R. First Multi-Target Application of Exclusion Net in Nectarine Orchards: Effectiveness against Pests and Impact on Beneficial Arthropods, Postharvest Rots and Fruit Quality Insects 2021, 12, 210. https://doi.org/10.3390/insects12030210 Dominique N Ebbenga, Eric C Burkness, William D Hutchison, Evaluation of Exclusion Netting for Spotted-Wing Drosophila (Diptera: Drosophilidae) Management in Minnesota Wine Grapes, Journal of Economic Entomology, Volume 112, Issue 5, October 2019, Pages 2287–2294, https://doi.org/10.1093/jee/toz143 EPPO (2022) EPPO Global Database (available online). https:// gd.eppo.int. EPPO. Fick S E &amp; Hijmans R J (2017) World Clim2: new 1-km spatial resolution climate surfaces for global land areas. International Journal of Climatology, 37, 4302– 4315. https://doi.org/10.1002/joc.5086. Giunti, G., Benelli, G., Campolo, O., Canale, A., Kapranas, A., Liedo, P., … &amp; Papadopoulos, N. T. (2023). Biology, ecology and invasiveness of the Mediterranean fruit fly, Ceratitis capitata: a review. Entomologia Generalis, 43(6), 1221-1239. Lopes D J H, Pimentel R, Nunes L V, Costa R M, Silva N, Dantas L, Mumford J &amp; Mexia A M M (2006) A mosca- do- Mediterrâneo (Ceratitis capitata Wied.) (Diptera: Tephritidae) nos pomares da Ilha Terceira, Açores. In Lopes, D.J.H., Pereira A., Mexia A. M. M., Mumford, J. D. &amp; Cabrera, R. (eds.), A Fruticultura na Macaronésia: O Contributo do projecto INTERFRUTA para o eu desenvolvimento. Universidade Açores, Departamento de Ciências Agrárias, Herbário, Angra do Heroísmo, Terceira, pp.181–198. Lopes, D., de Andrade, E., Egartner, A., Beitia, F., Rot, M., Chireceanu, C. et al. (2023) FRUITFLYRISKMANAGE: A Euphresco project for Ceratitis capitata Wiedemann (Diptera: Tephritidae) risk management applied in some European countries. EPPO Bulletin, 53, 354–371. Available from: https://doi.org/10.1111/epp.12922. Marsberg, Tamryn, Peyper, Mellissa, Kirkman, Wayne, Moore, Sean D., &amp; Sutton, Guy. (2024). The effect of permanent protective netting on insect pest prevalence in citrus orchards in South Africa. African Entomology, 32, 1-9. https://doi.org/10.17159/2254-8854/2024/a17244 White I M &amp; Elson-Harris M M (1992) Fruit Flies of Economic Significance: Their Identification and Bionomics. CAB
International, Wallingford (UK).

Comunicato a cura di: Serroplast
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