Cocciniglia della vite: ne parliamo con l’agronomo

Dopo aver parlato di nutrizione e strategie per grappoli di qualità, torna “In campo con l’agronomo”. Protagonista Angelo Di Donna di Graper con cui approfondiamo la cocciniglia della vite

da Ilaria De Marinis
cocciniglia della vite ica

Dopo aver parlato di nutrizione e strategie per grappoli di qualità, con la rubrica “In campo con l’agronomo” torniamo tra i filari per affrontare una questione tanto invisibile quanto insidiosa: la cocciniglia della vite, o più tecnicamente Planococcus ficus.

A guidarci questa volta è Angelo Di Donna, agronomo dello studio di consulenza Graper, che ci ha accompagnato in un impianto di Cotton Candy – varietà apirena a raccolta medio-tardiva – in agro di Rutigliano (BA). Qui abbiamo approfondito quando colpisce, quali danni provoca e, soprattutto, come impostare una strategia di contenimento efficace e sostenibile.

Cocciniglia della vite: come agisce e quali condizioni ne favoriscono la diffusione

Appartenente alla famiglia degli pseudococcidi, Planococcus ficus è un fitofago che si insinua nelle fessure del ritidoma e sottrae linfa alla pianta. I danni diretti non si limitano all’indebolimento vegetativo e al rallentamento della maturazione: “Abbiamo la contaminazione dei grappoli da parte di melata e residui cerosi che rendono il prodotto non idoneo alla commercializzazione” – spiega infatti l’esperto.

Sulla melata si sviluppano poi fumaggini – funghi saprofiti neri – che ostacolano l’attività fotosintetica. A peggiorare il quadro, l’azione della cocciniglia e come vettore del virus dell’accartocciamento fogliare.

Le condizioni che ne favoriscono la diffusione? Clima caldo-umido, vegetazione fitta, assenza di ventilazione e scarsità di antagonisti naturali, anche a causa dell’uso di insetticidi a largo spettro d’azione. “E la presenza di formiche, che – aggiunge l’agronomo – attratte dalla melata, ostacolano ulteriormente l’azione di questi antagonisti”.

Tempismo e difesa

Contro P. ficus, decisivo è il momento in cui si interviene. “La fase fenologica più rischiosa per la vite è quella di invaiatura e maturazione. È qui che la cocciniglia compromette direttamente la qualità commerciale del prodotto”.

Le neanidi in migrazione rappresentano il bersaglio più vulnerabile. È questa la finestra in cui, se necessario, si può valutare un intervento chimico. “Possiamo intervenire in inverno con oli minerali o polisolfuro di calcio, oppure durante la migrazione con principi attivi come piriproxifen o spirotetrammato – sottolinea Di Donna nel corso del video – quest’ultimo, però, sarà utilizzabile solo fino al 30 ottobre 2025”.

Ma la difesa non si esaurisce nel trattamento e, come ribadito, “una gestione oculata della chioma, la rimozione della corteccia e dei tralci infestati contribuiscono a ridurre l’inoculo primario”.

Cinque pratiche per ridurre la presenza della cocciniglia in vigneto

Biocontrollo, confusione e monitoraggio: come gestire la cocciniglia della vite

La lotta alla cocciniglia non può prescindere da un monitoraggio strutturato, da effettuare “sia con trappole a feromoni sessuali per intercettare il volo dei maschi, sia con ispezioni visive sul tronco, sulla vegetazione e sui grappoli”.

Sul fronte del controllo biologico, Di Donna sottolinea il promettente contributo di Anagyrus vladimiri, parassitoide imenottero che depone le uova all’interno delle cocciniglie: “Le larve si nutrono del corpo del fitofago, provocandone la morte. I lanci possono essere effettuati dalla fase post-allegagione, anche in post-raccolta su varietà medio-tardive, per contenere la popolazione l’anno successivo”.

A completare il quadro, l’impiego dei confusori sessuali: dispositivi a feromone che disturbano l’accoppiamento, abbassando gradualmente la pressione del parassita.

Parole d’ordine: tecnica e costanza

Senza dubbio, una difesa efficace non è mai improvvisata. È il frutto di una gestione agronomica coerente, sostenibile e tecnicamente fondata. Aerazione, equilibrio vegeto-produttivo, potature mirate, attenzione al microclima e ai dettagli del suolo: sono questi gli ingredienti di un impianto meno favorevole allo sviluppo della cocciniglia e più resiliente nel lungo periodo.

Ma per approfondire nel dettaglio le strategie illustrate in campo, l’imperativo è uno solo: guardare il video completo di In campo con l’agronomo.

 

Ilaria De Marinis
© uvadatavola.com

Articoli Correlati