Sono trascorsi oltre due anni da quando, a febbraio 2024, il Servizio Fitosanitario pugliese ufficializzò il primo ritrovamento della sottospecie “fastidiosa” di Xylella, temuto agente della malattia di Pierce, alle porte di Bari, in agro di Triggiano (BA). A destare più preoccupazione era l’ubicazione del focolaio, ai margini del principale polo della produzione nazionale di uva da tavola che partendo dagli agri di Rutigliano e Noicattaro si estende in un’ampia parte del sud-est barese. Era il primo ritrovamento di questa sottospecie in Italia, ma non il primo caso in Europa e, più in generale, nel Mediterraneo, dove focolai di fastidiosa erano già stati segnalati in Spagna – sia a Maiorca, che nel continente – in Portogallo, in Israele e in Libano. La preoccupazione per la minaccia al comparto era in parte stemperata dal fatto che, a differenza di quanto avvenuto in Salento nel 2013, quando la scoperta della sottospecie “pauca” è seguita all’esplosione di una epidemia di disseccamenti dell’olivo, il ritrovamento a Triggiano è stato casuale, nell’ambito del monitoraggio regionale degli insetti vettori. Tuttavia, la triste fama che da tempo grava su questo batterio, alimentata dai gravi danni arrecati alla viticoltura nordamericana e unita al fondato sospetto di una sua introduzione recente nel territorio pugliese, ha imposto fin da subito un approccio improntato alla massima cautela. In questo quadro si è rivelato necessario – oltre che conforme a quanto prescritto dal regolamento di esecuzione (UE) 2020/1201 – attivare con tempestività un programma di monitoraggio e di eradicazione, nella consapevolezza che, in simili circostanze, la rapidità di intervento rappresenta un fattore decisivo.
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A distanza di due anni si può ora fare un primo bilancio.
- Il monitoraggio ha raggiunto, con oltre 50mila piante analizzate, dimensioni considerevoli e, forse, inimmaginabili negli altri Paesi che si trovano nella nostra stessa situazione;
- con il monitoraggio è stato possibile circoscrivere l’area interessata, circa 8 chilometri quadrati, e pianificare una serie di azioni di eradicazione e contenimento;
- è in fase avanzata di applicazione un programma di eradicazione per il quale sono state previste delle significative compensazioni, fino a 58mila euro/ettaro, alle aziende colpite dalle determine di abbattimento con cui, fino ad ora, sono stati già estirpati oltre 30 ettari di vigneto;
- il mandorlo è stato individuato come specie principale serbatoio d’inoculo da cui i vettori, in particolare Neophilaenus campestris, acquisiscono il batterio per infettare le viti ai bordi dei vigneti che, pertanto, sembrano essere degli ospiti secondari;
- in conseguenza di ciò è stata emanata una misura, recentemente diventata obbligatoria, di eliminazione di tutti i mandorli in stato di abbandono presenti in un raggio di 400 metri da ogni pianta infetta;
- fortunatamente in questo biennio non si è verificata la temuta esplosione epidemica. Nei vigneti ritrovati infetti ed estirpati, i fenomeni di declino/moria associati al batterio sono risultati, salvo poche eccezioni (Figura 1 e 2), di bassa intensità, mentre dal resto del comprensorio non ci sono significative segnalazioni di patologie ascrivibili alla malattia di Pierce.

Risultati delle analisi degli oltre 50.000 campioni controllati nel biennio, in verde (negativi) e in rosso (positivi). Fonte: emergenzaxylella.it

Rappresentazione dell’area demarcata per la sottospecie fastidiosa. In blu i confini della zona cuscinetto che dalla periferia di Bari raggiunge il centro abitato di Noicattaro, in fucsia le zone focolaio.
In questo contesto relativamente tranquillizzante, il 2026 si apre con una ulteriore notizia confortante: i primi di marzo il servizio fitosanitario regionale ha comunicato che, alla luce dei dati aggiornati del monitoraggio il batterio al momento è confinato all’interno dell’area delimitata al termine della prima campagna di monitoraggio; ad oggi non ci sono evidenze di sconfinamenti nell’area indenne e, quindi, nel cuore del comprensorio di uva da tavola del sud-est barese. La situazione, dunque, al momento sembra sotto controllo e, fortunatamente, con tutte le cautele del caso, si è nelle condizioni di poter escludere lo scenario peggiore che si era paventato due anni fa, una rapida espansione del batterio e una epidemia distruttiva di malattia di Pierce. Questi risultati – indubbiamente incoraggianti – hanno spinto le autorità fitosanitarie a rafforzare ulteriormente le misure di contrasto. Tra queste la più significativa è l’estirpazione obbligatoria dei mandorli marginali o in stato di abbandono situati entro i 400 metri dal perimetro delle aree delimitate per Xylella fastidiosa sottospecie fastidiosa. Le evidenze scientifiche confermano la fondatezza del provvedimento. In particolare, nella Determinazione del Dirigente Sezione Osservatorio Fitosanitario n. 22 del 15 febbraio 2025 si legge che dai risultati del monitoraggio vettori “risulta che nell’area delimitata:
- gli insetti risultati positivi a Xylella fastidiosa, appartengono alle specie Neophilaenus campestris e Philaenus spumarius;
- la trasmissione di Xylella fastidiosa su vite sarebbe di tipo bimodale, cioè la trasmissione primaria del patogeno avverrebbe partendo da fonti d’inoculo esterne al vigneto, in particolare da piante di mandorlo, ad opera del Neophilaenus campestris e successivamente, ci sarebbe una trasmissione secondaria da vite a vite ad opera del Philaenus spumarius;
- l’eliminazione di piante di mandorlo infette nelle vicinanze dei vigneti, pertanto, potrebbe ridurre l’incidenza della trasmissione da mandorlo a vite”.
Inoltre nell’Atto Dirigenziale N. 00014 del 12/02/2026 del Registro delle Determinazioni della UOR 181, che ha come oggetto la “Prescrizione di estirpazione dei mandorli marginali o abbandonati” siti negli appezzamenti negli agri di Capurso, Triggiano, Bari e Noicattaro “ricadenti nei 400 metri attorno alle zone infette dell’area delimitata per Xylella fastidiosa sottospecie fastidiosa ST1” si legge che “L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), nella relazione su Xylella fastidiosa pubblicata il 3 febbraio 2025, ha annoverato il mandorlo tra le specie con la più elevata suscettibilità a Xylella fastidiosa sottospecie fastidiosa; classificato la zona larga 400 m a partire dal perimetro della zona infetta come zona ad alto rischio per la dispersione della malattia a breve distanza tramite insetti vettori; stabilito che tutte le piante ospiti all’interno di questa zona possono essere considerate a rischio doppio di infezione rispetto alle piante ospiti nelle rimanenti zone”. Pertanto “L’estirpazione dei mandorli marginali o abbandonati ricadenti nei 400 metri attorno alle zone infette è una misura precauzionale finalizzata a ridurre il rischio che il batterio infetti vigneti limitrofi e, pertanto, è una misura fitosanitaria fondamentale per eradicare il patogeno e, di conseguenza, revocare l’area delimitata”.
Territori e rischi
Ma c’è anche un’altra indicazione che induce a un certo ottimismo circa la possibilità di evitare una grave epidemia, un elemento del quadro epidemiologico che fa intravvedere un rischio più basso per il cuore del distretto di uva da tavola (Noicattaro/Rutigliano) rispetto all’epicentro del focolaio (Capurso/Triggiano): la diversa gestione del suolo tra il territorio attualmente interessato dal batterio (Capurso/Triggiano), più favorevole allo sviluppo di una abbondante popolazione di insetti vettori, e l’area a sud est più intensamente vitata, la cui gestione del suolo appare essere più ostile agli stessi insetti. Una semplice osservazione di immagini satellitari combinata con l’osservazione di immagini a terra svela una vistosa differenza tra l’hinterland di Capurso/Triggiano e quello di Noicattaro/Rutigliano (Figura 3).

Particolare dell’area infetta (ovale giallo) con bassa densità di tendoni e dell’adiacente area attualmente indenne (ovale rosso), ad alta densità di tendoni.
Nel primo caso prevale un paesaggio di piccoli appezzamenti, spesso in condizioni di semiabbandono con gestione agronomica minimalista, con suolo spesso invaso da una fitta coltre di infestanti. Si tratta molto spesso di piccoli appezzamenti di hobbisti o agricoltori part time non professionali, il cui utilizzo è essenzialmente la produzione di olio e di altri prodotti prevalentemente per autoconsumo familiare. Tra essi sono incastonati, di tanto in tanto, alcuni vigneti, propaggini satelliti del polo viticolo del sud est barese, che pur essendo condotti da operatori professionali, per le ragioni su descritte sono sottoposti a una pressione di insetti vettori che li rende particolarmente esposti al rischio di infezione. Ad oriente dell’area demarcata, le immagini satellitari – confortate dalle osservazioni a terra – indicano invece un quadro significativamente diverso: una distesa senza soluzione di continuità di vigneti spesso dotati di copertura in plastica o in rete, con gestione agronomica altamente professionale, che comprende anche un accurato controllo sia delle infestanti che dei parassiti, che non può non ripercuotersi negativamente sull’abbondanza della popolazione dei vettori. Un quadro che fa prevedere, nel caso in cui il batterio dovesse malauguratamente insediarsi, una diffusione molto contenuta e un impatto sostenibile al punto da renderne possibile la convivenza.
Se questo è un elemento che, al netto delle azioni imposte dal Regolamento comunitario, consente di essere moderatamente ottimisti, c’è però un altro aspetto che invece mantiene alto il rischio di diffusione del batterio: la pratica ancora diffusa di realizzare nuovi vigneti innestando i portinnesti direttamente in campo con marze non controllate. In questo contesto è una pratica pericolosissima che andrebbe scoraggiata ricorrendo a tutti gli strumenti normativi disponibili perché può vanificare i vantaggi elencati in precedenza ed essere causa di diffusione incontrollata del batterio.
Futuri possibili
Alla luce dello stato attuale del focolaio, si possono ipotizzare diversi scenari futuri e simulare gli impatti che, in ognuno di essi, avrebbe l’attuale regolamento comunitario, al fine di formulare proposte di modifiche.
- Primo scenario: quello che tutti ci auspichiamo, anche se le dimensioni del focolaio lo rendono un traguardo sicuramente non facile da raggiungere. Il programma di eradicazione in corso raggiunge il completo successo; il batterio viene eradicato e, con esso, cessano le misure da quarantena imposte dal regolamento comunitario.
- Secondo scenario: il batterio resta endemico all’interno dell’attuale area demarcata, con qualche occasionale sconfinamento.
- Terzo scenario: quello estremo, che non vogliamo nemmeno considerare. Il batterio sconfina in forma epidemica e si diffonde in nuovi areali.
Nel caso si verifichi il primo scenario, eradicazione completa, si rientrerebbe nello status di “zona indenne” sospendendo l’applicazione degli obblighi di eradicazione o contenimento previsti dal regolamento.
Nel secondo scenario l’attuale Regolamento dà al servizio fitosanitario la possibilità di scelta tra due opzioni:
- mantenimento del regime di “eradicazione”, con l’abbattimento di tutte le piante delle specie ospiti ricadenti nel raggio di 50 metri da ciascuna pianta infetta (una superficie di circa 7800 mq);
- passaggio a un regime di “contenimento”, in cui gli abbattimenti all’interno della zona “infetta” sarebbero limitati alla sola pianta infetta mentre nella zona “cuscinetto” si manterrebbe la regola dei 50 metri. In questo caso entrerebbe in vigore il divieto di piantare o reimpiantare specie ospiti, in particolare mandorleti e vigneti.
Alla luce della evoluzione degli ultimi due anni, entrambe le opzioni – eradicazione e contenimento – con le regole attuali potrebbero avere un impatto particolarmente severo, soprattutto se si dovesse verificare il malaugurato ritrovamento occasionale di positivi in zona “cuscinetto” o “indenne” che potrebbe portare a estendere l’area demarcata nel territorio dove prevalgono i vigneti. Si pensi ad esempio a cosa significherebbe il divieto di impianto laddove si passasse al regime di “contenimento” in un comparto particolarmente dinamico come la vite da tavola, che richiede un continuo adattamento del panorama varietale. Si assisterebbe al collasso di un distretto che, ricordiamo, in termini di produzione oggi vale oltre 150 milioni di euro/anno. Come pure, con l’attuale regime di “eradicazione”, il sacrificio di un intero vigneto, spesso solo perché rientrante nel raggio di 50 metri del cerchio generato da un mandorlo infetto esterno allo stesso vigneto, comporta un costo forse sproporzionato rispetto alla valutazione del rischio che potrebbe essere non particolarmente elevato.

Grappolo disseccato in vite risultata infetta da Xylella fastidiosa
L’esperienza maturata in questi anni ci dice che, così come uno stesso vestito non può vestire tutti, uno stesso protocollo di contrasto non può essere il più adatto e avere la stessa efficacia in tutti i focolai delle diverse sottospecie di Xylella. La Decisione 789 del 2015 aveva le sue fondamenta nella conoscenza dell’allora unico caso, particolarmente disastroso, dell’epidemia della sottospecie pauca negli oliveti salentini. L’obbligo di monitoraggi annuali imposto a tutti gli Stati membri ha consentito di comprendere che
- nell’Unione Xylella fastidiosa è molto più diffusa di quanto si pensasse nel 2013;
- la sua presenza è caratterizzata da una importante variabilità genetica con ceppi e sottospecie, cioè “varianti”, notevolmente diverse tra loro e, nella maggior parte dei casi, poco nocive al punto da essere passate spesso inosservate per decenni e scoperte solo perché cercate con monitoraggi e non perché causa di gravi patologie.
A riguardo, il caso più eclatante è quello della multiplex, una sottospecie ritrovata in molteplici aree, che infetta facilmente il mandorlo senza che, almeno per i ceppi presenti in Italia, in Puglia, Lazio e Toscana, sia mai stata segnalata come associata a serie patologie. Evidenze che fanno sospettare che l’applicazione delle misure di eradicazione, al momento obbligatorie, possano causare più danni di quanto non ne faccia lo stesso batterio. Ma anche nel caso della sottospecie fastidiosa, al momento, fortunatamente non si segnalano conseguenze catastrofiche, paragonabili all’impatto di pauca negli oliveti o delle epidemie storiche di fastidiosa in California. E questo non solo in Italia, ma anche in Portogallo, Spagna, Israele e Libano. I tempi sembrano ormai maturi per passare da un Regolamento che prevede le stesse rigide misure uguali in tutte le situazioni e per tutte le sottospecie a una maggiore flessibilità, dando facoltà a ciascun servizio fitosanitario di valutare, caso per caso, il rischio e adottare le misure che meglio si adattano ad ogni caso. Così, per esempio, nel nostro caso, in alternativa al divieto di reimpianto di vigneti e all’abbattimento di interi vigneti, si potrebbero:
- limitare gli abbattimenti alle sole piante infette e a quelle immediatamente circostanti (come già si fa, per esempio, nella lotta obbligatoria alla flavescenza dorata),
- limitare il divieto di impianto ai soli mandorleti e, in compenso, rafforzare le misure preventive mirate al controllo dei vettori,
- rafforzare, cosa che si sta già facendo, la sorveglianza sui mandorli,
- incoraggiare le coperture dei vigneti con reti a prova di insetto,
- vietare gli innesti con marze non “certificate” per l’assenza del batterio, laddove, con “certificato” si intende materiale di propagazione inserito ufficialmente nel servizio di certificazione obbligatoria della vite (Decreto MASAF n°16/2021 e s.m.i.), per la quale viene rilasciato apposito passaporto vegetale con cartellino di colore azzurro se di origine clonale ed esente, oltre che da Xylella, da specifici virus. Laddove non disponibili, questi materiali, definiti come categoria “standard” e commercializzati con passaporto vegetale con cartellino di colore arancione, devono comunque provenire da vigneti ufficialmente dichiarati alle autorità fitosanitarie e sottoposti a controlli per il loro stato sanitario e la certezza varietale.
La modifica del Regolamento non rappresenterebbe una novità assoluta perché modifiche significative si sono già avute nel corso degli anni, parallelamente all’evoluzione delle conoscenze scientifiche. Qualcuno ricorderà che, per esempio, la Decisione 789 del maggio 2015 prevedeva per l’eradicazione l’abbattimento delle piante ospiti in un raggio di 100 metri (oltre 3 ettari, il quadruplo della misura attuale), mentre, in caso di contenimento, la larghezza della fascia era di 20 chilometri, successivamente ridotta a 10, poi a 5, fino agli attuali 2 chilometri. I prossimi mesi potrebbero essere particolarmente importanti per una eventuale modifica del Regolamento. C’è grande attesa per l’aggiornamento del documento di valutazione del rischio Xylella, questa volta distinto per sottospecie, che EFSA dovrebbe completare entro la fine dell’anno. In base ai suoi contenuti la Commissione Europea è molto probabile che proceda a emendare il Regolamento per adattarlo alle nuove conoscenze. Non è da escludere l’adozione di modifiche significative che potrebbero consentire una gestione meglio adattata allo stato reale dei focolai.
A cura di: Donato Boscia – Ricercatore Emerito del CNR associato all’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante
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