Potatura di allevamento: pianificare oggi per gestire meglio domani

La potatura di allevamento segna il punto di partenza del ciclo produttivo della vite. In autunno, mentre la pianta entra in riposo, è il momento di analizzare le scelte fatte e preparare quelle che determineranno la prossima stagione

da Donato Liberto
potatura di allevamento

Mentre i vigneti entrano nella fase di riposo vegetativo, per i tecnici è tempo di osservare e valutare il risultato della stagione che volge al termine, sia in termini produttivi, per chi gestisce impianti già in piena produzione, sia in termini vegetativi, per chi è alle prese con la formazione dei giovani impianti. L’autunno rappresenta infatti il momento ideale per analizzare come le piante si sono sviluppate, verificare la lignificazione dei tralci e la corretta impostazione delle future branche, individuando eventuali difformità dovute a tagli o gestioni errate. In questa prospettiva, la potatura di allevamento – o di formazione – è una delle pratiche agronomiche che più condizionano la struttura e la longevità della vite. Attraverso una serie di interventi mirati, essa consente di impostare l’architettura della pianta e di orientarne lo sviluppo verso la forma di allevamento desiderata. Grazie alla sua natura lianosa, la vite può essere facilmente guidata e modellata: le tecniche di potatura, se correttamente applicate, permettono di ottimizzare la distribuzione della vegetazione, l’esposizione alla luce e, di conseguenza, la qualità della produzione futura. Parlare oggi di potatura di allevamento significa quindi guardare avanti, fornendo criteri di valutazione e indicazioni utili per pianificare gli interventi del prossimo ciclo vegetativo, con l’obiettivo di ottenere piante equilibrate, produttive e longeve.

Forme di allevamento della vite da tavola

Nonostante le recenti sperimentazioni in corso in merito a forme di allevamento alternative, nel contesto della viticoltura da tavola italiana, la forma di allevamento di riferimento è ancora oggi il tendone, la più diffusa per estensione e funzionalità.
Per il raggiungimento di tale forma di allevamento, la potatura di allevamento viene generalmente eseguita nei primi anni dall’impianto e ha lo scopo di impostare la forma definitiva della pianta. 

L’approccio tecnico varia in funzione del materiale di partenza su cui si opera. Nel caso di barbatelle con innesto a spacco realizzato direttamente in campo, la marza (generalmente di due gemme) viene innestata su un portinnesto messo a dimora l’anno precedente. In questo modo il nesto beneficia di un apparato radicale già sviluppato, capace di fornire una spinta vegetativa significativa al germoglio principale.

Diversa è la situazione delle barbatelle innestate in vivaio, in cui la vite deve sviluppare simultaneamente sia l’apparato radicale sia la parte aerea. In questo caso, il vigore iniziale è inferiore e non sempre, al termine del primo anno, si ottiene un astone sufficientemente robusto per impostare la potatura di formazione. Se il germoglio principale non raggiunge il vigore desiderato, si interviene con una potatura di ritorno a due gemme, rinviando l’impostazione definitiva all’anno successivo.

Potatura di allevamento del tendone: tecniche e fasi operative

Una volta individuata la tipologia di barbatella, le operazioni di taglio vengono eseguite sul germoglio principale (astone), impostato in modo da raggiungere un impalco a circa 170 cm di altezza.
Le fasi operative prevedono:

  1. controllo e selezione dei germogli: durante la crescita, si esegue la mondatura dei germogli laterali non desiderati per posizione o conformazione;
  2. cimatura dell’apice vegetativo: quando il germoglio principale supera di 15–20 cm l’altezza dell’impalco, si procede con la cimatura dell’apice, per favorire l’emissione dei germogli laterali (femminelle);
  3. selezione delle femminelle: tra quelle emesse, se ne lasciano quattro nella zona prossimale al taglio di cimatura – due di scopo e due di riserva – per garantire continuità in caso di danni da vento o altri stress;
  4. cimatura delle femminelle di scopo: quando queste raggiungono quattro nodi, si cimano sopra il quarto nodo, eliminando contemporaneamente le due femminelle di riserva;
  5. sviluppo delle sottofemminelle: le gemme pronte sulle femminelle di scopo generano da due a quattro sottofemminelle, che rappresentano le future branchette della pianta.

Al termine del ciclo vegetativo, dopo la lignificazione, si ottengono così astoni preformati dotati di quattro branchette originate dalle sottofemminelle. A questo punto non è necessario intervenire con tagli sulla vegetazione lignificata poiché gli organi permanenti risultano già definiti.

Potatura e fisiologia della vite: gestire la dominanza apicale

Lo scopo fisiologico della potatura di allevamento è quello di regolare l’equilibrio tra attività vegetativa e strutturazione della pianta, orientando i flussi linfatici e ormonali verso una crescita controllata e funzionale alla forma di allevamento desiderata. Attraverso i tagli effettuati durante la crescita delle giovani barbatelle si agisce sulla dominanza apicale, un meccanismo regolato dalle auxine prodotte nell’apice dei germogli in accrescimento. Questi ormoni esercitano un effetto inibitorio sulle gemme laterali, limitandone la ripresa vegetativa.

La rimozione dell’apice vegetativo, eseguita in fase di piena attività fotosintetica, interrompe temporaneamente tale inibizione e stimola l’attivazione dei meristemi secondari presenti nelle gemme pronte all’ascella delle foglie. In presenza di un buon vigore del nesto, questa operazione favorisce la formazione di sottofemminelle ben distribuite, consentendo di impostare un impianto equilibrato, con quattro branche simmetriche e ben lignificate entro la fine del ciclo vegetativo.

L’importanza di pianificare la potatura di allevamento

In definitiva, sebbene non sia questo il periodo operativo per gli interventi di potatura di allevamento, l’autunno è il momento più adatto per analizzare e pianificare. Osservare come le giovani piante si sono formate, valutare la lignificazione dei tralci e individuare eventuali difformità permette di comprendere dove intervenire nel prossimo ciclo vegetativo e con quali accorgimenti tecnici. 

Nel caso della vite da tavola allevata a tendone, la precisione nelle fasi di formazione riveste un ruolo determinante. Ogni decisione – dal tipo di materiale di partenza alla conduzione dei tagli – contribuisce alla costruzione di un sistema produttivo stabile ed efficiente, capace di coniugare equilibrio vegeto-produttivo delle piante e sostenibilità operativa per la futura gestione del vigneto.

Parlare oggi di potatura di allevamento significa preparare le basi per le scelte tecniche di domani. La pausa vegetativa non è solo un momento di attesa, ma anche una fase di pianificazione, in cui la conoscenza dei processi fisiologici diventa strumento operativo per impostare vigneti più equilibrati, produttivi e duraturi.

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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