Uva da tavola, il piano della Puglia per i produttori

Dal tavolo convocato il 15 settembre in Assessorato emerge una prima agenda per il comparto, tra accordi di filiera, catasto varietale, promozione e nuovi mercati

da Donato Liberto
uva da tavola - paolicelli

Con oltre 23 mila ettari coltivati, una specializzazione produttiva costruita in decenni di esperienza e una presenza consolidata sui mercati esteri, la Puglia continua a rappresentare il principale polo produttivo italiano dell’uva da tavola. Ma proprio mentre il comparto evolve sul piano varietale e produttivo, la questione centrale sembra spostarsi sempre più dal quanto produrre al come trasformare quella produzione in valore per le imprese agricole.

Una questione resa ancora più attuale dall’andamento del mercato. Le rilevazioni Ismea dell’11 settembre mostrano, per esempio, alcune quotazioni all’origine in flessione rispetto alla settimana precedente nelle principali aree pugliesi: l’uva Italia si attestava a 0,63 euro/kg a Bari (-7,4%), 0,60 euro/kg nella BAT (-7,7%) e 0,58 euro/kg a Taranto (-8%). Dati che non esauriscono naturalmente la complessità di una campagna fatta di varietà, segmenti qualitativi e condizioni di vendita differenti, ma che restituiscono il segnale di un mercato nel quale la pressione sul prodotto rimane elevata.

È in questo scenario che, il 15 settembre, la Regione Puglia ha riunito in Assessorato le organizzazioni di rappresentanza delle imprese ortofrutticole pugliesi. L’incontro, convocato dall’assessore regionale all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Francesco Paolicelli, ha permesso di mettere a fuoco le principali criticità del comparto e di definire una prima agenda di lavoro. Tra i temi emersi: accordi di filiera, programmazione produttiva, catasto varietale, promozione coordinata e apertura di nuovi mercati.

Redditività e programmazione, il nodo è costruire valore

Il punto di partenza è la redditività delle aziende agricole. Il problema non riguarda soltanto il prezzo dell’uva, ma anche il modo in cui il valore viene distribuito lungo la filiera, dalla produzione fino alla vendita al consumatore. Da qui l’attenzione posta sugli accordi di filiera, già premiati dalla Regione nell’ambito di alcuni bandi per gli investimenti produttivi e destinati, nelle intenzioni dell’Assessorato, ad assumere un ruolo ancora maggiore. La logica è quella di superare progressivamente una gestione frammentata della produzione, favorendo rapporti più strutturati tra aziende agricole, organizzazioni di produttori e operatori commerciali.

L’obiettivo è semplice: programmare meglio la produzione e ridurre gli squilibri tra ciò che viene prodotto e ciò che il mercato riesce ad assorbire. Quando in alcuni periodi l’offerta supera la domanda, infatti, aumenta la pressione sui prezzi e si riduce il potere contrattuale delle aziende agricole. Per questo la Regione intende anche verificare gli strumenti di sostegno e i bandi attualmente disponibili, per capire se rispondano realmente alle necessità del comparto. Non basta soltanto intervenire quando il mercato entra in difficoltà, ma bisogna costruire strumenti capaci di prevenire almeno in parte gli squilibri del mercato.

uva da tavola (1)

Un catasto varietale per conoscere meglio la produzione

Tra le proposte emerse dal tavolo c’è anche la possibile creazione di un catasto varietale dell’uva da tavola pugliese. In pratica, si tratterebbe di una banca dati aggiornata sulle superfici coltivate, sulle varietà presenti e sulla loro distribuzione nei diversi territori. Uno strumento particolarmente utile in una fase in cui il panorama varietale sta cambiando rapidamente, con una presenza crescente delle varietà seedless e una trasformazione progressiva degli assortimenti tradizionali.

Sapere con maggiore precisione quali varietà sono coltivate, dove e su quali superfici aiuterebbe infatti a capire meglio come sta evolvendo l’offerta pugliese. Informazioni di questo tipo potrebbero essere utilizzate per programmare i nuovi impianti, valutare i rinnovi varietali e comprendere con maggiore anticipo quali volumi arriveranno sul mercato.

Sul tema esistono già alcune esperienze. Nel 2023 la Commissione Italiana Uva da Tavola, insieme a CSO Italy, aveva presentato un primo catasto varietale realizzato attraverso i dati forniti da operatori e organizzazioni di produttori, arrivando a censire oltre 10 mila ettari. La proposta della Regione si inserisce quindi in un’esigenza più ampia: disporre di dati più precisi per evitare che le scelte produttive vengano prese senza una conoscenza complessiva di ciò che sta già accadendo sul territorio.

Promozione e nuovi mercati per l’uva pugliese

Programmare meglio la produzione, però, non basta. Serve anche aumentare la capacità di vendere e valorizzare l’uva pugliese. Sul fronte della promozione, la Regione ha condiviso con APEO – Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli la possibilità di riunire in Assessorato le 22 Organizzazioni di produttori pugliesi che commercializzano uva da tavola, con l’obiettivo di arrivare a una proposta più coordinata di comunicazione e valorizzazione del prodotto regionale.

Un aspetto sempre più importante in un mercato nel quale aumenta la concorrenza tra Paesi produttori e cresce il numero di varietà disponibili. Avere un prodotto di qualità resta fondamentale, ma diventa altrettanto importante renderlo riconoscibile e posizionarlo correttamente sul mercato.

Accanto alla promozione c’è poi il tema dell’export. La Puglia ha già una forte vocazione internazionale, ma la Regione punta ad ampliare il numero dei Paesi raggiungibili e a ridurre la dipendenza dai mercati più consolidati.

Infine c’è il tema della qualità certificata. Al prossimo confronto sarà infatti coinvolto anche il Consorzio dell’IGP Uva di Puglia, con l’obiettivo di integrare maggiormente tutela, promozione e presenza commerciale. In questa prospettiva rientra anche il tema dei collegamenti cargo, che possono aiutare a raggiungere più rapidamente mercati lontani. Per un prodotto deperibile come l’uva da tavola, ridurre i tempi di trasporto può fare la differenza in termini di qualità e competitività.

Infine, al prossimo tavolo sarà coinvolto anche il Consorzio dell’IGP Uva di Puglia, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra qualità certificata, promozione e presenza sui mercati.

Il confronto avviato dalla Regione mette quindi al centro alcuni temi che il comparto discute da tempo: programmare meglio la produzione, conoscere l’offerta, rafforzare la filiera e trovare nuovi mercati. Ora la sfida sarà trasformare queste indicazioni in strumenti concreti. Perché per l’uva da tavola pugliese il problema non è soltanto continuare a produrre qualità, ma fare in modo che quella qualità venga riconosciuta anche economicamente alle aziende che la realizzano.

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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