Campagna dell’uva 2026: ritorno alla normalità

Dopo annate fuori dagli schemi, il comparto pugliese si prepara a una stagione più regolare, segnata da volumi nella media, trattative e buone prospettive sul fronte qualitativo

da Ilaria De Marinis
campagna dell'uva

Se in Sicilia è tempo di raccolta, in Puglia – nel Sud-Est Barese – è ancora tempo di analisi, in vista dell’avvio della campagna dopo la metà di luglio. Al momento, le condizioni osservate nei vigneti indicano un’annata potenzialmente favorevole sotto il profilo qualitativo, sostenuta da carichi produttivi generalmente equilibrati e da un andamento climatico che, almeno finora, ha favorito lo sviluppo dei grappoli. Il quadro richiede comunque cautela: l’Autumncrisp® presenta volumi sensibilmente superiori rispetto alle altre varietà, mentre la pressione dell’oidio, segnalata soprattutto nel Tarantino, conferma la necessità di una gestione agronomica attenta. Sul versante commerciale, l’assenza degli accaparramenti anticipati che avevano caratterizzato le ultime campagne sta alimentando una certa preoccupazione tra i produttori. Una prudenza che, tuttavia, potrebbe rappresentare il ritorno a una dinamica più ordinaria, nella quale le trattative prendono forma quando il prodotto è maturo e può essere valutato sulla base della sua qualità effettiva. A tracciare una prima lettura della campagna dell’uva 2026 Michelangelo Stolfa, produttore di uva da tavola e consulente tecnico.

Quali sono i primi segnali che arrivano dai vigneti pugliesi?

Al momento, la situazione in campo lascia prevedere un’uva di ottima qualità. Il risultato dipende anche da una maggiore attenzione nella gestione del carico produttivo: sempre più aziende stanno lavorando sulla selezione dei grappoli, sulla nutrizione e sull’equilibrio della pianta, evitando di inseguire rese che il vigneto non è in grado di sostenere. Una pianta capace di portare a maturazione trenta chilogrammi di uva non migliora la propria redditività se viene spinta fino a cinquanta. Il sovraccarico rallenta la maturazione, penalizza pezzatura e uniformità e rende più complessa la gestione agronomica. È anche grazie a questo approccio più misurato che, con le varietà precoci ormai prossime alla raccolta e le varietà medio-tardive a metà percorso, i primi riscontri risultano incoraggianti: conformazione dei grappoli, calibro degli acini e qualità commerciale mostrano un andamento favorevole.

campagna dell'uva arra

Grappoli della varietà Arra 30 in fase di pre-invaiatura

Sul piano dei volumi si prevede una produzione superiore a quella del 2025?

All’inizio della stagione si era diffusa la voce di una produzione molto più abbondante rispetto allo scorso anno, ma il quadro reale appare diverso. Quasi tutte le varietà presentano carichi regolari: vale per le precoci, così come per le medio-tardive. L’eccezione è rappresentata dall’Autumncrisp®, per la quale si preannunciano volumi decisamente elevati. In questo caso, tuttavia, la quantità non garantisce automaticamente un prodotto di qualità. Molti impianti sono stati realizzati su terreni già intensamente sfruttati, nei quali la stanchezza del suolo rende più difficile sostenere produzioni elevate. Chi saprà selezionare il carico e mantenere l’equilibrio della pianta potrà ottenere una buona uva anche nei reimpianti. Chi punterà esclusivamente sui quintali rischierà invece di raccogliere un prodotto di seconda fascia.

Che clima si respira dal punto di vista commerciale?

Quest’anno gli esportatori stanno assumendo, a mio avviso, un atteggiamento corretto. Le campagne 2024 e 2025, e in parte anche quella del 2023, sono state anomale per l’intero contesto commerciale. Si sono registrati acquisti e trattative con un anticipo eccessivo, talvolta quando l’uva era ancora lontana dalla maturazione. Nel 2026 gli accaparramenti sono stati pochi e questo sta generando timore tra gli agricoltori, abituati negli ultimi anni a ricevere manifestazioni d’interesse con largo anticipo. Da qui nasce una percezione pessimistica della campagna dell’uva in corso che, però, deve essere letta alla luce dell’eccezionalità delle campagne precedenti. La situazione attuale rappresenta una dinamica molto più normale: l’uva dovrebbe essere acquistata al prezzo adeguato e quando ha raggiunto la maturazione, così da poterne valutare concretamente qualità, tenuta e caratteristiche commerciali. I produttori con maggiore esperienza sanno che le trattative, storicamente, si avviano nel momento opportuno, non nel mese di marzo dell’anno precedente.

Quando dovrebbe cominciare la raccolta delle varietà precoci?

Non prima della metà di luglio, in linea con le previsioni formulate nelle scorse settimane. Al momento non emergono particolari anticipi o ritardi rispetto al normale calendario di raccolta. Quest’anno, d’altronde, le condizioni climatiche hanno contribuito in maniera importante. Le piogge abbondanti di marzo hanno sostenuto la ripresa vegetativa e dato vigore alle piante; successivamente, la minore umidità e i lunghi periodi caratterizzati dal maestrale hanno favorito una buona ventilazione dei vigneti. Questo aspetto è particolarmente rilevante negli impianti coperti, dove la circolazione dell’aria contribuisce a mantenere un ambiente più equilibrato. Anche per questa ragione ritengo che le premesse qualitative siano buone.

campagna dell'uva apulia rose

Grappoli della varietà Apulia rose in fase di ingrossamento acino

Nel Tarantino, però, viene segnalata una pressione elevata dell’oidio. Qual è la situazione?

La pressione dell’oidio è piuttosto diffusa. Se è vero che il maestrale favorisce la ventilazione, è altrettanto vero che le escursioni termiche tra il giorno e la notte, insieme alle temperature più fresche nelle ore serali e notturne, possono creare condizioni favorevoli allo sviluppo del patogeno. La problematica richiede quindi maggiore attenzione nella gestione della difesa. Dove il monitoraggio è puntuale e gli interventi vengono eseguiti con tempismo, l’oidio può essere contenuto senza compromettere il risultato finale della stagione.

Concludendo, con quale messaggio si può guardare alla campagna dell’uva 2026?

L’auspicio è che sia un’annata regolare e positiva, ma il punto centrale riguarda le scelte compiute in vigneto. Ai produttori direi soprattutto di puntare tanto sulla selezione, evitare carichi eccessivi e lavorare sulla qualità. Il mercato potrà attraversare fasi più o meno favorevoli, ma un prodotto ben fatto continuerà ad avere maggiori possibilità di essere riconosciuto e valorizzato.

 

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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