Export di uva, il Perù rafforza la leadership mondiale

Tra stime di crescita a doppia cifra e una strategia varietale mirata, il Paese sudamericano rafforza il proprio primato mondiale nella campagna 2025-26

da Ilaria De Marinis
export di uva da tavola

La stagione 2025-26 dell’uva da tavola peruviana si apre sotto il segno dell’ottimismo. Le stime preliminari parlano di un export di uva da tavola pronto a superare i 2,3 miliardi di dollari, con una crescita attesa tra il 5 e il 9% rispetto alla scorsa campagna. Si tratta di numeri che confermano la posizione del Perù come principale esportatore mondiale, dopo aver superato Stati Uniti e Italia negli ultimi anni. Un risultato frutto di un percorso pianificato: il Paese ha saputo trasformare i propri limiti geografici in opportunità, sfruttando le aree aride di Piura e Ica con sistemi di irrigazione di precisione e puntando su una pianificazione che consente di collocarsi nei momenti più favorevoli sui mercati internazionali.

Export di uva da tavola: trainano innovazione varietale e finestre commerciali

Se dieci anni fa appena il 16% della superficie vitata era occupata da varietà brevettate, oggi questa percentuale sfiora il 75%. È una delle chiavi del successo peruviano: la capacità di allinearsi rapidamente alle preferenze dei consumatori internazionali, sempre più orientati verso uve seedless, in particolare bianche, dal gusto croccante e dal profilo organolettico costante. L’innovazione varietale ha infatti garantito al Perù un portafoglio in grado di soddisfare sia la domanda retail sia quella legata al canale distributivo di fascia alta, dove l’omogeneità e la shelf life del prodotto sono elementi imprescindibili.

Parallelamente, la scelta di presidiare finestre commerciali strategiche – in primis quella statunitense, nei mesi in cui la produzione locale è scarsa – ha permesso ai produttori di consolidare margini e quote di mercato, trasformando il Paese in un partner affidabile per la grande distribuzione internazionale. Non mancano però le sfide: i rischi climatici legati ai fenomeni di El Niño e La Niña restano un’incognita pesante, mentre la concorrenza di Cile e Cina avanza a ritmi sostenuti, erodendo progressivamente lo spazio competitivo in un mercato globale che vale oltre 12 miliardi di dollari l’anno.  

Difficoltà a parte, il Perù si prepara ad affrontare la stagione 2025-26, al via da ottobre, con l’obiettivo non solo di crescere in volumi, ma di consolidare la propria leadership. Un percorso che, secondo gli analisti, passa dalla capacità di continuare a differenziarsi attraverso varietà esclusive, gestione agronomica di precisione e una logistica sempre più integrata ed efficiente.

export di uva di tavola

L’Italia tra tradizione e nuove sfide

In questo scenario, l’Italia osserva con attenzione. Storicamente tra i leader dell’export di uva da tavola, il nostro Paese ha visto ridimensionarsi il proprio peso specifico negli scambi internazionali, penalizzato da costi di produzione elevati, da una trasformazione varietale più lenta e da difficoltà nell’intercettare con prontezza le nuove tendenze. Eppure, l’uva da tavola italiana mantiene una forza intrinseca: qualità riconosciuta, legame con i territori, biodiversità varietale unica al mondo. Per non restare ai margini di una competizione sempre più serrata, il comparto è chiamato a un’accelerazione: investire in innovazione varietale, rafforzare la programmazione e aprire con maggiore decisione ai mercati emergenti. Solo così l’Italia potrà difendere il proprio ruolo, in un’arena che oggi vede il Perù come protagonista assoluto.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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