Innovazione varietale e logistica: la sfida dell’uva pugliese

Rafforzare l’identità varietale nazionale, investire in ricerca e affrontare la sfida logistica verso Asia e Golfo Persico: questi i punti chiave emersi nel corso del convegno promosso da APEO lo scorso 26 settembre

da Ilaria De Marinis
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Miglioramento genetico, innovazione varietale e apertura verso i mercati asiatici: sono stati questi i punti cardine dell’incontro organizzato da APEO lo scorso 26 settembre a Mola di Bari, che ha visto la partecipazione di oltre sessanta operatori del comparto – tra produttori, esportatori e tecnici – e la presenza attiva dei due consorzi Nu.Va.U.T. (Nuove Varietà di Uva da Tavola) e IVC (Italia Variety Club).

L’attenzione si è concentrata in particolare sulle prospettive di sviluppo del comparto dell’uva da tavola pugliese, chiamato a investire su varietà più resistenti, innovative e in grado di incontrare i gusti dei consumatori internazionali, per presidiare con continuità mercati strategici e guardare con lungimiranza a quelli in forte espansione come l’Estremo Oriente e il Golfo Persico.

Dall’Italia all’innovazione varietale

“Non si tratta di sostituire cultivar storiche come la varietà Italia, che ha segnato decenni di successi, ma di affiancarle con selezioni autoctone capaci di ampliare l’offerta e coprire un arco temporale produttivo più ampio”, ha spiegato Giacomo Suglia, presidente APEO e vicepresidente nazionale di Fruitimprese.

Il consorzio Nu.Va.U.T., in collaborazione con CREA, ha già registrato tre varietà (Maula, Egnatia e Daunia) che oggi coprono oltre 100 ettari di coltivazioni. Parallelamente, la rete IVC, grazie alla sinergia con lo spin-off universitario SINAGRI e con il CRSFA Basile Caramia di Locorotondo, ha ottenuto la privativa comunitaria per quattro nuove varietà, con altre otto in corso di valutazione presso il CPVO.

Un percorso che, come sottolineato, punta a rafforzare l’identità varietale nazionale e a garantire al comparto un vantaggio competitivo sui mercati internazionali.

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La frontiera asiatica e la sfida della logistica

Al centro del pomeriggio anche logistica e nuovi sbocchi commerciali. Come riportato, con l’embargo russo e i dazi statunitensi che hanno ridisegnato gli equilibri dell’export, lo sguardo dell’uva da tavola italiana è chiamato infatti a spostarsi sempre più verso Cina, Vietnam e Paesi del Golfo.

“La nuova frontiera sono i mercati asiatici – ha sottolineato Suglia – dove i consumatori sono disposti a riconoscere il valore di un prodotto di alta qualità. Ma per raggiungere queste piazze serve garantire standard elevati non solo alla partenza, ma anche all’arrivo”.

Il tema della conservazione post-raccolta diventa quindi cruciale: resistenza in celle frigorifere e container, ricerca di tecniche che mantengano intatte le caratteristiche organolettiche durante viaggi lunghi fino a tre-quattro settimane. Una sfida che, secondo APEO, richiede investimenti crescenti in ricerca e innovazione tecnologica.

Residui e dialogo con la filiera

Nel corso dell’incontro non è mancato il focus sulla gestione dei residui fitosanitari, con la presentazione dei dati del laboratorio SAMER della Camera di Commercio. Un tema che rimane sensibile tanto per i mercati europei quanto per quelli extra-UE, sempre più attenti agli aspetti legati alla sicurezza alimentare.

La giornata si è conclusa con l’impegno di APEO a organizzare un nuovo appuntamento in primavera, allargando il confronto anche alla GDO italiana, così da rafforzare il dialogo interno alla filiera e costruire una strategia condivisa tra produzione, ricerca e distribuzione.

In sintesi, il convegno di Mola ha ribadito un concetto chiave: l’uva da tavola italiana ha davanti a sé una doppia sfida, valorizzare le proprie radici varietali e, al tempo stesso, allungare lo sguardo verso mercati lontani, dove qualità e identità diventano le armi decisive per competere.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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