Uva da tavola 2025: una stagione carica di promesse

Le sfide - oidio, insetti ed emergenza idrica - non mancano. Ma volumi e qualità lasciano ben sperare. La fotografia dal campo dell'agronoma Annamaria Fanelli

da Ilaria De Marinis
uva da tavola STAGIONE 2025

La campagna dell’uva da tavola 2025 è entrata nel vivo. Nelle aree più precoci del Sud Italia, soprattutto in Puglia, la raccolta delle varietà apirene super-precoci è pronta a iniziare, grazie a una primavera favorevole che ha accompagnato in modo regolare lo sviluppo fenologico delle piante. Nelle altre zone, il ciclo vegetativo procede con un leggero ritardo rispetto alla media storica, ma si tratta di una differenza che può essere facilmente colmata con le giuste pratiche agronomiche. A fare il punto della stagione l’agronoma Annamaria Fanelli, dello studio di consulenza Graper.

Uva da tavola più fertile, ma serve la qualità

Una delle caratteristiche più evidenti di questa campagna è l’elevata fertilità: più grappoli, più peso per pianta, più aspettative. Il motivo? Una buona stagione alle spalle.

“Il 2024 è stato un anno di luce e sole costante. Questo ha favorito la differenziazione a fiore, e oggi vediamo il risultato: la fertilità quest’anno è decisamente più alta rispetto all’anno scorso, e in linea con la media degli ultimi dieci anni” – spiega l’esperta, precisando che il discorso vale trasversalmente su tutte le varietà. “Le uve precoci, medie e tardive mostrano una buona carica. Non ci sono varietà in particolare che stanno soffrendo, almeno per ora”.

Ma più grappoli non significa automaticamente uva migliore. Lo sa bene chi lavora in campo, e lo ripete Fanelli con chiarezza: “La vera differenza la faranno le aziende che scelgono la qualità. Spuntatura, selezione, diradamento manuale: sono queste le pratiche che già adesso fanno vedere i risultati nei campi”. Non tutti, però, possono permetterselo. “Molti agricoltori stanno cercando di recuperare i chili persi l’anno scorso. Ma inseguire la quantità, quest’anno più che mai, è rischioso. Chi investe sulla qualità avrà grappoli più belli, più omogenei e migliori da vendere”.

uva da tavola annamaria fanelli

Annamaria Fanelli – agronoma della società di consulenza Graper Srl

Attenzione all’oidio…

La stagione 2025 non è però senza problemi. Uno dei più evidenti è l’oidio, che già da qualche giorno sta destando qualche preoccupazione in più nei vigneti a uva da tavola. “Abbiamo avuto settimane in cui le temperature serali si sono abbassate molto, proprio nel momento in cui l’acino era nella fase di massima divisione cellulare. Questo ha reso le piante più suscettibili” – racconta ai nostri microfoni l’agronoma. Ma c’è di più: “Se la foglia non viene gestita e copre il grappolo, i trattamenti non arrivano a destinazione. E in quel caso, anche il miglior prodotto chimico non basta”.

… e agli insetti

Sul fronte entomologico, non mancano i segnali d’allerta. “Il tripide è già presente, e in modo importante. Anche la cicalina ha anticipato la sua comparsa rispetto al solito”. Fortunatamente, almeno per ora, la mosca della frutta è meno aggressiva, grazie alla scarsa disponibilità di pesche, albicocche e ciliegie su cui completare il ciclo. Il pericolo, però, resta e Fanelli precisa: “Partiamo da una popolazione più bassa, è vero. Ma il caldo che ci aspetta nei prossimi mesi potrebbe favorirne una rapida esplosione”.

E per la stagione dell’uva da tavola nel Tarantino cresce il problema “acqua”

Tra le criticità strutturali, resta la gestione dell’acqua. Il problema – come sottolineato dall’esperta – è particolarmente sentito nel Tarantino, dove l’irrigazione dipende da una rete idrica instabile. “In certi areali della zona si irriga quando passano i flussi nei canali. Questi flussi, però, non sono garantiti quotidianamente. Per cui quando si ha accesso all’acqua, si irriga. Non importa quanto sia effettivamente necessario: se l’acqua scorre, si procede. Perché poi la paura e il rischio è che fra tre giorni l’acqua non ci sia più e ti giochi tutto”.

Questo crea una gestione irrazionale, lontana dalle buone pratiche agronomiche. “E se davvero il caldo durerà tre mesi come dicono, la situazione diventerà difficile. L’acqua è un problema serio, e lo sarà sempre di più”.

uva da tavola 2025

In foto: grappoli della varietà a bacca bianca Ivory™ e a bacca rossa Flame

Varietà tutte valide e partenze promettenti

Guardando al piano varietale, Fanelli non vede grandi differenze. Non c’è una cultivar “vincente” né una “perdente”. Conta come viene gestita. “Tutte le varietà possono performare bene, con o senza semi. Anche quelle meno blasonate danno buoni risultati se si lavora bene: spuntatura, selezione dei grappoli, controllo del carico. È tutto lì”. E lo ripete con pragmatismo: “Non è una questione genetica, ma gestionale. Chi lavora bene fa bella uva. Chi si limita a rincorrere la quantità, rischia”.

In definitiva, il 2025 si profila dunque un’annata promettente. Ma che non regala. Fertilità alta e prospettive positive, sì. Ma solo a patto di investire in qualità, gestione oculata dei patogeni e, in alcuni areali, della crisi idrica. È una stagione che va gestita giorno per giorno, con scelte puntuali. E con la consapevolezza che il mercato, oggi, premia solo chi lavora davvero bene.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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