Maula, il frutto del dialogo tra ricerca e impresa

Ottenuta dal lavoro congiunto tra il CREA e il Consorzio NuVaUT, Maula è una seedless a bacca nera tutta italiana che unisce precocità, sostenibilità e gusto equilibrato. Ne parliamo con Rocco Perniola, tecnologo del CREA-VE di Turi (BA)

da Ilaria De Marinis
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C’è un nome che racconta un territorio e una visione: Maula, come Mola di Bari, città che ne ha ispirato il nome e dove ha trovato terreno fertile un progetto di ricerca tutto italiano. Dietro questa varietà di uva senza semi a bacca nera c’è un percorso lungo oltre quindici anni, fatto di incroci, osservazioni e collaborazioni tra pubblico e privato.

Nata nei laboratori e nei campi sperimentali del CREA – Centro di Viticoltura ed Enologia di Turi (BA) e valorizzata grazie al lavoro congiunto con il Consorzio NuVaUT, Maula rappresenta oggi uno degli esempi più concreti di innovazione varietale condivisa: un’uva precoce, equilibrata, capace di adattarsi a diversi contesti produttivi e di rispondere alle nuove sfide climatiche e commerciali del comparto.
Il suo sviluppo affonda le radici in una visione chiara: offrire ai produttori italiani un’alternativa competitiva alle varietà estere, senza rinunciare alla tipicità e alla qualità che caratterizzano la viticoltura nazionale. Ogni fase, dal primo incrocio alla validazione in campo, è stata seguita con rigore scientifico e spirito di collaborazione, in un percorso che ha unito genetisti, tecnici e agricoltori. Maula, in questo senso, non è solo una varietà: è il simbolo di una filiera che ha scelto di investire nella ricerca come leva di sviluppo e indipendenza varietale. Ne abbiamo parlato con Rocco Perniola, tecnologo presso il CREA-VE, che ci ha raccontato come nasce Maula, quali caratteristiche la rendono unica e perché il suo sviluppo segna una nuova stagione per la genetica viticola italiana.

Partiamo dalle origini: come e quando è stata sviluppata l’uva Maula?

La varietà Maula è stata sviluppata in Puglia dal Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia del CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria di Turi (BA), nell’ambito del suo programma di miglioramento genetico di uve da tavola. È stata ottenuta nel 2014 e identificata inizialmente con la sigla N08/075, poi testata presso le aziende del Consorzio NuVaUT (Nuove Varietà Uve da Tavola). Dopo una lunga fase di valutazione agronomica e qualitativa in diverse aree produttive, la cultivar è stata licenziata nel 2022 dal CPVO (Ufficio comunitario delle varietà vegetali) e iscritta al Registro nazionale delle varietà di vite (n. 961) nel marzo 2023.

Quanto tempo ha richiesto il processo di selezione e sviluppo della varietà?

Come per tutte le nuove selezioni apirene, il percorso è stato lungo: l’atto conclusivo ha richiesto circa 10 anni (dall’incrocio alla registrazione), ma di fatto è iniziato 5-6 anni prima con il recupero dei parentali, la loro valutazione e la scelta per l’incrocio. Durante il periodo di selezione la varietà Maula è stata osservata prima nei vigneti sperimentali del CREA e poi presso il CPVO e presso i campi del consorzio NuVaUT per valutarne stabilità produttiva, adattabilità agronomica, qualità dei grappoli e comportamento in diversi ambienti pedoclimatici. Possiamo affermare che Maula è il frutto di una ricerca condivisa tra pubblico e privato, resa possibile proprio dalla collaborazione tra CREA e Consorzio NuVaUT, che ha consentito di accelerare la validazione in campo e la successiva valorizzazione varietale.

Quali sono le principali caratteristiche dal punto di vista agronomico?

La varietà ha mostrato una notevole capacità di adattamento ai diversi contesti produttivi italiani, trovando nella Puglia il suo ambiente ideale. A Mola, la città cui deve il nome, ha dato risultati particolarmente promettenti, confermando le ottime performance già osservate in altre aree del Sud-Est barese e del Nord della regione. Anche nelle zone più interne e nella provincia di Taranto, come a Grottaglie e Castellaneta, le prove in campo hanno evidenziato una risposta agronomica molto positiva, segno di una varietà capace di esprimersi con equilibrio e costanza in ambienti diversi.
Si comporta bene su diversi tipi di suolo, con buona affinità verso portinnesti come 140 Ru, 1103 P, 225 Ru e 779 P. Predilige condizioni termiche equilibrate durante la fioritura, poiché eccessi di calore possono influenzarne l’allegagione. Per quanto concerne gli impianti, la varietà ben si adatta alle forme di allevamento a tendone e a “Y”, con produzione costante e regolare negli anni.
Richiede solo una gestione attenta del carico produttivo (quello è ottimale prevede 20-30 grappoli per vite) al fine di evitare eccessi che potrebbero limitarne la colorazione e ritardarne la maturazione.
In ultimo, essendo naturalmente vigorosa e rustica, si presta bene sia alla coltivazione integrata, sia alla coltivazione in regime biologico.

uva maula

Ci sono aspetti che rendono Maula interessante per i consumatori?

In primo luogo è un’uva a bacca nera senza semi, dalla polpa croccante e dal sapore neutro, con acini grandi (circa 9-10 g) e buccia sottile, ma resistenteIl suo profilo gustativo risulta armonico e bilanciato: l’uva presenta infatti una bassa acidità naturale, che le consente di offrire un gusto piacevole anche con un contenuto zuccherino moderato. Questo equilibrio la rende gradevole al palato, non stucchevole e al tempo stesso interessante dal punto di vista salutistico, perché combina dolcezza equilibrata dal modesto contenuto acidico e minore apporto di zuccheri semplici rispetto ad altre varietà. Inoltre, si distingue per l’elevato contenuto di polifenoli e antociani, composti antiossidanti naturali che contribuiscono al suo valore nutraceutico e ne completano l’immagine di uva “buona e sana”.

Guardando alla produzione, quali benefici offre questa varietà rispetto ad altre?

Per i produttori, Maula rappresenta un ottimo compromesso tra qualità, precocità e stabilità produttiva. Accanto a questo, può garantire un vantaggio competitivo non indifferente: giungendo a maturazione tra fine giugno e metà luglio, la varietà si posiziona infatti nella fascia precoce-precocissima del calendario, in un periodo strategico per il mercato delle uve nere apirene e non solo. Dal punto di vista tecnico, offre grappoli lunghi e attraenti (fino a 1200 g), di buona compattezza e colore uniforme, senza necessità di interventi ormonali dopo l’allegagione. La produttività è regolare e costante e la gestione agronomica risulta relativamente semplice.
Un ulteriore vantaggio, particolarmente rilevante in questa fase di cambiamento climatico, è poi la moderata esigenza idrica: in annate e suoli favorevoli, la varietà può raggiungere la maturazione con una o due sole irrigazioni di soccorso. Questo aspetto ne rafforza il profilo di varietà sostenibile, sia dal punto di vista economico, grazie a minori costi di gestione, sia ambientale, in quanto consente di ottimizzare l’uso delle risorse idriche in contesti di crescente scarsità d’acqua.

Qual è la domanda attuale per la Maula sul mercato? C’è interesse da parte della GDO?

Trattandosi di una varietà di recente introduzione, Maula è in fase di valorizzazione commerciale, ma i primi riscontri da parte di produttori, vivaisti e buyer internazionali sono molto incoraggianti. La GDO ne apprezza la precocità, la buona shelf-life e la consistenza croccante degli acini, caratteristiche che la rendono facilmente commercializzabile sia sul mercato interno che estero. In tal senso, le prospettive per i prossimi anni sono di progressiva espansione degli impianti nelle aree di maggiore vocazione sia in Puglia che in Sicilia, dove alcuni produttori hanno mostrato interesse per la varietà.
Il lavoro, però, non finisce qui. Il CREA e il Consorzio NuVaUT continueranno a collaborare per garantire una diffusione puntuale della varietà, con attività di ricerca congiunta volte a:

  • ottimizzare la gestione agronomica in diversi ambienti produttivi;
  • a valorizzare la precocità e la resilienza idrica della varietà in scenari climatici differenti;
  • approfondire gli aspetti nutraceutici e salutistici della varietà e delle altre uve oggetto dell’accordo CREA-NUVAUT.

Resta, di fatto, che oggi la Maula rappresenta un esempio concreto di come la sinergia tra ricerca pubblica e imprese private possa generare innovazione varietale sostenibile, capace non solo di rispondere alle sfide commerciali e climatiche della viticoltura da tavola italiana, ma anche di aprire nuove prospettive di competitività e valorizzazione per l’intero comparto.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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