Indice
- OP Giuliano Puglia Fruit nasce da una storia familiare, ma oggi è un’organizzazione strutturata e presente sui mercati internazionali. Qual è il filo che unisce queste due dimensioni?
- Quando avete compreso che la qualità non poteva più essere valutata soltanto attraverso l’aspetto e le caratteristiche organolettiche del prodotto?
- La Puglia resta uno dei territori più vocati per l’uva da tavola. Ma quanto pesa ancora questo vantaggio, in un mercato in cui varietà e tecnologie tendono a uniformarsi?
- Specialmente se, come avvenuto negli ultimi anni, il comparto vive una trasformazione molto rapida.
- Tornando alle varietà, a fronte di un’offerta così estesa, come si individua quella su cui investire?
- A tal proposito, la competitività si costruisce ancora prevalentemente in campo o si è spostata lungo il resto della filiera?
- Le difficoltà, però, non mancano. Quali sono, secondo OP Giuliano Puglia Fruit, le criticità più urgenti?
- Accanto alle difficoltà legate a manodopera e burocrazia, quali limiti strutturali frenano ancora la competitività del sistema produttivo italiano?
- Guardando ai prossimi anni, quale aspetto sarà allora prioritario per il comparto?
- Dal 20 al 22 ottobre OP Giuliano Puglia Fruit sarà presente a LUV Fiera. Che significato attribuite alla partecipazione a un evento interamente dedicato all’uva da tavola?
Ci sono aziende che hanno accompagnato la trasformazione dell’ortofrutta pugliese e altre che, in alcuni passaggi, hanno contribuito ad anticiparla. OP Giuliano Puglia Fruit appartiene a questa seconda categoria. Le sue radici risalgono ai primi anni Sessanta, quando Antonio Giuliano avviò un percorso imprenditoriale successivamente proseguito dai figli Vito, Nicola e Giovanni e oggi sostenuto anche dalla terza generazione. Una storia familiare diventata, nel tempo, una realtà strutturata e riconosciuta sui mercati italiani e internazionali.
Con uno stabilimento produttivo di oltre 70 mila metri quadrati e quasi mille ettari distribuiti nelle aree di Turi (BA), Montemesola e Massafra, nel Tarantino, l’organizzazione integra produzione, selezione, confezionamento, conservazione e commercializzazione. Al centro resta l’uva da tavola, affiancata da altre importanti produzioni ortofrutticole, all’interno di una filiera costruita sul controllo diretto, sull’innovazione varietale, sulla ricerca e su un articolato sistema di certificazioni ambientali, produttive ed etico-sociali.
L’azienda, leader nella produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti ortofrutticoli d’eccellenza, sarà tra le aziende presenti a LUV – La Fiera dell’Uva da Tavola, in programma dal 20 al 22 ottobre 2026 alla Nuova Fiera del Levante di Bari. Un’occasione per portare nel confronto di filiera l’esperienza di una realtà che ha fatto della qualità non soltanto una caratteristica del prodotto, ma un modello organizzativo e una precisa strategia di mercato. Ne parliamo con Nicola Giuliano, responsabile produzione di OP Giuliano Puglia Fruit.
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OP Giuliano Puglia Fruit nasce da una storia familiare, ma oggi è un’organizzazione strutturata e presente sui mercati internazionali. Qual è il filo che unisce queste due dimensioni?
Il filo conduttore è sempre stato la ricerca della qualità. L’azienda è nata circa cinquant’anni fa come Puglia Fruit, grazie al lavoro di nostro padre, e oggi è arrivata alla terza generazione senza perdere la propria identità. Per noi, però, qualità non significa soltanto ottenere un buon prodotto. Significa qualità del lavoro, capacità di innovare, ricerca delle varietà più interessanti e volontà di guardare sempre avanti. È questo approccio che ci ha permesso di confrontarci con alcune delle organizzazioni più strutturate a livello internazionale senza sentirci inferiori a nessuno.

Antonio Giuliano con il piccolo Vito tra i filari del vigneto di famiglia, nel 1962
Quando avete compreso che la qualità non poteva più essere valutata soltanto attraverso l’aspetto e le caratteristiche organolettiche del prodotto?
È stato un passaggio graduale. Ai primi rapporti con la grande distribuzione, alcune richieste relative alle certificazioni, alla riduzione dei residui, alla sostenibilità e alla responsabilità sociale potevano apparire come vincoli capaci di rallentare lo sviluppo dell’azienda. Con il tempo abbiamo capito che proprio quelle richieste rappresentavano una grande opportunità. Accettare standard più elevati ci ha permesso di entrare in determinati circuiti commerciali e, soprattutto, ha costruito all’interno dell’azienda un modo diverso di lavorare e di pensare. Abbiamo anticipato requisiti che oggi sono diventati indispensabili. La qualità comprende certamente il gusto, la freschezza e la presentazione, ma anche il rispetto delle persone, dei lavoratori, dell’ambiente e del territorio. Il mercato non valuta più soltanto ciò che si trova nella confezione, ma l’intero sistema che ha portato quel prodotto fino al punto vendita.
La Puglia resta uno dei territori più vocati per l’uva da tavola. Ma quanto pesa ancora questo vantaggio, in un mercato in cui varietà e tecnologie tendono a uniformarsi?
La Puglia conserva condizioni molto favorevoli. La posizione tra due mari, le caratteristiche climatiche, la disponibilità irrigua e la presenza delle brezze contribuiscono a creare un ambiente particolarmente adatto alla coltivazione dell’uva da tavola e delle ciliegie. A questo si aggiungono una tradizione produttiva molto forte e una conoscenza della vite costruita nel corso di generazioni. I nostri produttori e i nostri operai possiedono una professionalità elevata e sanno interpretare le diverse fasi fenologiche della pianta.
Oggi, tuttavia, la vocazione non basta più. Le principali varietà sviluppate dai breeder internazionali vengono coltivate in molte aree del mondo e le competenze tecniche sono sempre più diffuse. La concorrenza diventa quindi più intensa e rende impossibile limitarsi a realizzare un prodotto standard. Il territorio rappresenta un vantaggio soltanto quando viene accompagnato da specializzazione, organizzazione e capacità di distinguersi.
Specialmente se, come avvenuto negli ultimi anni, il comparto vive una trasformazione molto rapida.
Negli ultimi vent’anni, e in particolare nell’ultimo decennio, il livello di specializzazione raggiunto dal comparto pugliese è cresciuto enormemente. Anche OP Giuliano Puglia Fruit ha accompagnato questa evoluzione, che ha riguardato le varietà, ma anche gli impianti, le coperture e tutte le strutture necessarie a proteggere la produzione e a governare meglio il calendario di raccolta. La nostra collezione comprende oggi gran parte delle principali varietà coltivate a livello internazionale. La vera evoluzione, però, riguarda la capacità di utilizzare strutture che riducono l’esposizione a grandine, piogge, vento e altri eventi avversi. Questo consente di limitare le interruzioni e di offrire maggiore affidabilità ai clienti.
Oggi la grande distribuzione non cerca soltanto un’uva di buona qualità: ha bisogno di quantità programmate, regolarità e continuità del servizio. Con le produzioni anticipate in Sicilia, quelle pugliesi e la gestione delle uve tardive riusciamo a coprire un periodo che va da giugno fino a gennaio. Arrivare a otto mesi di disponibilità con prodotto italiano rappresenta un risultato importante e nei prossimi anni potremo provare ad ampliare ulteriormente questa finestra.
Tornando alle varietà, a fronte di un’offerta così estesa, come si individua quella su cui investire?
La scelta varietale è diventata uno dei passaggi più complessi. La gamma disponibile è così ampia da generare, in alcuni casi, più confusione che chiarezza. Per questo ritengo rischioso indicare una varietà come soluzione valida per tutti. Non esiste una varietà migliore in assoluto. Esiste quella più adatta a una determinata azienda, a uno specifico ambiente produttivo e, soprattutto, al mercato che si vuole raggiungere. Una varietà può esprimersi molto bene in un territorio e incontrare difficoltà in un altro; allo stesso modo, può essere apprezzata da alcuni clienti e non rispondere alle esigenze di altri.
Oggi i produttori professionali hanno accesso a molte informazioni e possono valutare comportamento agronomico, calendario, caratteristiche qualitative e risposta commerciale. La scelta deve nascere da questa analisi, non dalla semplice notorietà raggiunta da una cultivar.

A tal proposito, la competitività si costruisce ancora prevalentemente in campo o si è spostata lungo il resto della filiera?
Il campo rimane fondamentale, perché senza una produzione di alto livello tutto il resto perde significato. Ma oggi un buon grappolo, da solo, non basta più.
La competitività comprende programmazione, raccolta, selezione, confezionamento, conservazione, logistica e puntualità delle consegne. Il cliente acquista il prodotto, ma contemporaneamente valuta l’affidabilità del fornitore. Un’interruzione delle forniture o un servizio non regolare possono compromettere un rapporto commerciale anche quando la qualità dell’uva è elevata. Per questo un’organizzazione deve controllare l’intera filiera e dialogare costantemente con il mercato. Produrre bene e servire bene il cliente sono ormai due aspetti inseparabili.
Le difficoltà, però, non mancano. Quali sono, secondo OP Giuliano Puglia Fruit, le criticità più urgenti?
Fare agricoltura è diventato molto più complesso, perché alla gestione tecnica e produttiva si sono aggiunte problematiche che spesso hanno poco a che vedere con il lavoro nei campi. Le difficoltà maggiori riguardano soprattutto la manodopera e la burocrazia, con conseguenze particolarmente pesanti per le aziende di minori dimensioni.
La disponibilità di lavoratori si riduce e l’impiego della manodopera straniera, pur essendo ormai indispensabile, è accompagnato da procedure molto articolate. Per un piccolo produttore può diventare estremamente difficile assumere in tempi rapidi il personale necessario per operazioni che durano pochi giorni o per una raccolta improvvisamente pronta. I tempi della maturazione dei frutti corrono spesso più velocemente di quelli amministrativi. Può accadere che un prodotto non venga raccolto perché non si riesce a completare per tempo l’inquadramento dei lavoratori. Se la politica vuole tutelare la piccola agricoltura, che rimane una componente essenziale del sistema italiano, deve semplificare le procedure e consentire ai produttori di operare nella piena legalità senza essere sopraffatti dagli adempimenti.
Accanto alle difficoltà legate a manodopera e burocrazia, quali limiti strutturali frenano ancora la competitività del sistema produttivo italiano?
Molti produttori devono avere il coraggio di compiere il passaggio successivo: non limitarsi a coltivare, ma avvicinarsi direttamente al mercato. Oggi è molto rischioso produrre senza avere prima individuato una possibile destinazione commerciale. Non si può continuare a coltivare affidandosi esclusivamente alla speranza di vendere il prodotto sulla pianta. Bisogna costruire relazioni, individuare partner affidabili, conoscere i clienti e programmare la produzione sulla base di una reale domanda. Per le aziende più piccole questo percorso può essere affrontato attraverso l’aggregazione: unirsi significa aumentare la capacità di programmare, concentrare l’offerta, sostenere gli investimenti e presentarsi al mercato con maggiore forza contrattuale. La vera differenza può nascere proprio da una maggiore organizzazione commerciale della produzione.
Guardando ai prossimi anni, quale aspetto sarà allora prioritario per il comparto?
Non credo che la soluzione consista semplicemente nell’aumentare le superfici o nel produrre più quintali. Dobbiamo specializzarci ancora di più. La competizione internazionale corre velocemente e non possiamo aspettare di vedere che cosa faranno gli altri Paesi. Occorre continuare ad anticipare i cambiamenti, investendo nelle varietà, negli impianti, nelle tecniche colturali, nelle certificazioni e nelle tecnologie. Dobbiamo rivolgerci ai consumatori e ai clienti disposti a riconoscere un valore maggiore a un prodotto garantito, distintivo e di qualità superiore.
L’uva italiana conserva una reputazione importante, ma questa posizione deve essere difesa e rilanciata. Giocare esclusivamente sul prezzo ci vedrebbe perdenti, perché altri Paesi operano con condizioni produttive e sociali molto diverse dalle nostre. La qualità è la strada che ci permette di evitare quella competizione.
Negli impianti esistono ancora ampi margini di evoluzione. Altri comparti agricoli hanno superato momenti di crisi proprio grazie alla tecnologia e a un nuovo modo di concepire la produzione. Anche l’uva da tavola deve compiere questo ulteriore salto: non più quantità fine a se stessa, ma maggiore controllo, precisione e valore per unità di prodotto.
Dal 20 al 22 ottobre OP Giuliano Puglia Fruit sarà presente a LUV Fiera. Che significato attribuite alla partecipazione a un evento interamente dedicato all’uva da tavola?
Saremo presenti con grande piacere. LUV è ormai un appuntamento di respiro internazionale e offre alla Puglia la possibilità di mostrare ciò che il comparto è diventato: un sistema moderno, innovativo e capace, in molti casi, di anticipare alcuni dei cambiamenti in atto a livello mondiale. La fiera permette di mettere in relazione produzione, ricerca, tecnologie e mercato. Per noi sarà un’occasione di confronto, ma anche il luogo nel quale ribadire un messaggio preciso: l’uva pugliese non deve inseguire la concorrenza sul terreno del prezzo. Deve continuare a investire sulla qualità, sulla specializzazione e sull’affidabilità, facendo valere il patrimonio di competenze costruito in questi decenni.
Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com