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In Puglia, dove oltre metà dell’uva da tavola italiana viene coltivata, i numeri parlano chiaro: la transizione agricola non è uno slogan, è già in atto. Ed è proprio questa filiera-simbolo, più di altre, a mostrare quanto il sistema produttivo pugliese si stia muovendo prima e oltre le prescrizioni europee. Lo conferma l’ultimo report dell’Osservatorio Agrofarma, presentato a Bari, che attraverso l’analisi di Areté su dati Istat, Eurostat, Efsa e Ministero della Salute evidenzia una riduzione marcata degli agrofarmaci, un ricorso crescente ai prodotti biologici e un progresso costante nell’efficienza. Un cambiamento che trova nella Puglia dell’uva da tavola il suo laboratorio più avanzato.
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Uva da tavola: un gigante stabile, ma sotto pressione
La superficie coltivata a uva da tavola in Puglia è rimasta sorprendentemente costante nell’ultimo decennio. Questa stabilità, tuttavia, non significa immunità dalle criticità. Il 2023 è stato un anno spartiacque: le rese, tradizionalmente attestate attorno ai 240 quintali per ettaro, sono crollate a circa 150 quintali.
Il calo è stato determinato soprattutto dalle condizioni climatiche avverse e ha colpito con particolare intensità la provincia di Taranto. L’effetto immediato è stato un aumento significativo dei prezzi, soprattutto per le varietà Red Globe, Italia e Vittoria. Una dinamica che ha garantito tenuta economica alla filiera, ma che al tempo stesso conferma quanto la produzione resti vulnerabile alle variazioni climatiche.

Agrofarmaci: il cambiamento non annunciato, ma già in atto
I numeri sulla riduzione degli agrofarmaci parlano da soli. Negli ultimi dieci anni l’Italia ha ridotto del 18% le vendite complessive e addirittura del 24% i volumi di principi attivi. È un risultato senza paragoni tra i principali Paesi europei, superiore sia alla media UE sia alle performance di Francia, Spagna e Germania.
La Puglia, regione a forte vocazione frutticola, ha seguito questa traiettoria con coerenza e continuità. La riduzione del rischio armonizzato indica che i prodotti e gli agrofarmaci utilizzati sono oggi più selettivi e più moderni, mentre cresce la quota dei principi attivi di origine biologica. In altre parole, la transizione ecologica non è stata imposta dall’alto, ma è la conseguenza naturale dell’aggiornamento tecnologico e dell’evoluzione delle pratiche agricole.
Residui e sicurezza: un vantaggio competitivo spesso sottovalutato
Sul fronte della sicurezza alimentare, i dati di Efsa confermano un primato che dovrebbe essere valorizzato molto di più. Nel 2023 meno dell’1% dei campioni analizzati in Italia supera i limiti di legge, e l’uva da tavola non fa eccezione. Ancora più significativo è il raffronto tra prodotti italiani e prodotti importati: due terzi dei campioni nazionali non presentano alcun residuo rilevabile, contro la metà di quelli provenienti dall’estero. Anche la percentuale di superamenti dei limiti è decisamente inferiore.
Per una regione come la Puglia, questa affidabilità costituisce un capitale immateriale potentissimo. I mercati del Nord Europa non cercano solo frutta di qualità: cercano garanzie. E i dati dimostrano che l’uva pugliese è tra le più controllate e tra le più sicure nel panorama europeo.
L’acqua, la vera faglia del futuro
L’analisi del report diventa più inquietante quando si passa al capitolo acqua. Negli ultimi tre anni la Puglia ha registrato precipitazioni particolarmente scarse, inferiori del 22% rispetto ai primi anni 2000, e si posiziona come la seconda regione italiana per deficit idrico, subito dopo la Sicilia.
La situazione appare ancora più complessa osservando la disponibilità idrica degli ultimi sei anni, costantemente al di sotto della media climatica del trentennio 1991–2020. Non si tratta più di variazioni stagionali, ma di una tendenza strutturale. E per una coltura centrale+ come l’uva da tavola la disponibilità d’acqua è la linea rossa che determinerà la sostenibilità produttiva del prossimo futuro.

Andamento disponibilità idrica* in Puglia –confronto con media del trentennio climatico (1991-2020)
Una Puglia che diversifica
Accanto ai grandi comparti, stando al report, la Puglia mostra anche una sorprendente capacità di diversificazione. Le colture minori ad ampia estensione, come patata primaticcia, cece e girasole, presentano andamenti stabili o in crescita. Ancora più dinamica è la fascia delle colture emergenti, dal melograno al mandarino fino al loto, che negli ultimi anni ha registrato incrementi molto significativi.
Questa diversificazione, spesso guidata dalle esigenze idriche e dai cambiamenti climatici, rappresenta un segnale di vitalità e di adattamento. L’uva da tavola rimane il perno del sistema, ma intorno si sta costruendo un paesaggio agricolo più vario, più resiliente e più capace di assorbire gli shock del mercato.

Colture ad alta crescita in Puglia – Evoluzione delle superfici (2015-2024)
Una transizione che è già realtà
Il ritratto della Puglia che emerge dal report dell’Osservatorio Agrofarma è dunque quello di un territorio che ha già intrapreso e fatto propria la transizione ecologica. Le riduzioni degli agrofarmaci, la crescita dei prodotti biologici, la qualità dei residui, l’efficienza energetica e la diversificazione colturale dimostrano un’agricoltura matura, consapevole e orientata al futuro.
Resta aperta, e urgente, la questione dell’acqua. Senza una strategia regionale e nazionale sulla gestione delle risorse idriche, nessuna filiera – nemmeno quella più solida come l’uva da tavola – potrà garantire continuità e competitività.
Ma il quadro generale è chiaro: la Puglia non è un territorio da accompagnare verso il Green Deal europeo. È uno dei luoghi in cui la transizione agricola è già realtà, e in cui i numeri – più che le parole – raccontano la direzione che l’agricoltura italiana dovrà seguire.
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Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com