Come organizzare l’acinino al tempo del Covid

da Redazione uvadatavola.com

La gestione della sicurezza nei vigneti durante le varie operazioni colturali ha assunto una valenza ulteriore a seguito della necessità di fronteggiare la diffusione dell’epidemia da Coronavirus. Con il dott. Vito Ditroilo abbiamo risposto ad una serie di dubbi sollevati da numerosi lettori.

In questi tempi di emergenza sanitaria, molti produttori si domandano come sarà gestire il personale addetto alla toelettatura delle uve, viste le nuove restrizioni in vigore. Abbiamo deciso di approfondire l’argomento intervistando Vito Ditroilo, consulente in materia di Sicurezza e Salute nei Luoghi di Lavoro, con oltre 20 anni di esperienza nel settore e specializzato in ambito agricolo.

 

Come vanno gestiti i lavoratori agricoli nel vigneto con le nuove disposizioni volte a limitare il contagio da Coronavirus?
In questo momento il concetto a cui il conduttore di un’azienda agricola deve badare è l’organizzazione, che è una delle prime misure di prevenzione.

Il fattore comportamentale gioca sicuramente un ruolo fondamentale. Non si tratta solo di rispettare semplici regole, ma di preservare noi stessi e chi ci sta accanto, assumendo un atteggiamento più rigoroso, modificando le nostre abitudini nella sfera sociale e lavorativa. La parola d’ordine, in ogni caso è: prevenire. La prevenzione è il primo passaggio da compiere, ancora prima della protezione.

 

In che modo, dunque, prevenire?
Semplicemente mettendo in atto alcune misure organizzative e comportamentali come:

  • il distanziamento sociale (sul luogo di lavoro, ma anche in auto);
  • la formazione dei lavoratori (vedi i contenuti dei protocolli, con ausilio di infografiche);
  • evitare assembramenti (nei luoghi di lavoro, nelle zone di attesa);
  • predisporre gel disinfettante per le mani e disinfettante idroalcolico per superfici (in auto e sul luogo di lavoro).

Laddove non si riuscirà ad abbattere i rischi alla fonte, bisognerà mettere in atto le misure di protezione.

 

Focalizzando l’attenzione sulla toelettatura dei grappoli (l’acinino per capirci), cosa cambia per un datore di lavoro e per i lavoratori?
Partiamo dal principio per cui il datore di lavoro, anche prima dell’emergenza sanitaria, doveva sottostare al “Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro” (decreto legislativo n.81 del 09 aprile 2008), il quale già forniva all’azienda delle direttive su come organizzare, prevenire e proteggere i dipendenti.

Con le normative in vigore per il contenimento del Coronavirus si stressano ulteriormente le procedure, al fine di contenere il “rischio contagio da virus”. Vorrei evidenziare che, sebbene nel settore agricolo è già contemplato il rischio biologico (ovvero batteri e virus), quello del Coronavirus resta un rischio generico, non specifico-settoriale.

La prima misura da mettere in atto, ancor prima di indossare le protezioni, è il distanziamento sociale. Le operazioni dovranno essere organizzate in modo da garantire ai lavoratori di operare ad una distanza superiore di un metro.

 

 

E se volessimo analizzare la fase che precede il lavoro nel vigneto, ovvero il percorso casa/azienda agricola?
I lavoratori dovranno raggiungere il luogo di lavoro con mezzi di trasporto autonomi. In una comune auto con una capienza di massimo 5 persone, potranno viaggiare solo un numero tale di persone da permettere che si rispetti la distanza di sicurezza. Nel decreto non si esplicita il numero massimo di persone per autovettura, ma a mio avviso 3 persone per auto rappresenta il compromesso ideale.

Se non conviventi, tutti coloro i quali sono nell’auto dovranno indossare la mascherina e disporre di gel idroalcolico. Durante il viaggio l’auto dovrà avere i finestrini semi abbassati, così da garantire la circolazione d’aria ed è fatto divieto dell’utilizzo del climatizzatore. Infine il proprietario dell’auto, preventivamente informato dal datore di lavoro, dovrà preoccuparsi di sanificare/igienizzare il mezzo a fine giornata.

 

Cosa vuol dire sanificare?
Sanificare è un concetto molto ampio che non si limita alla semplice pulizia e disinfezione degli ambienti. Tuttavia ci sono tre concetti fondamentali su cui bisogna porre attenzione: la pulizia, la detersione, la disinfezione.

Pulizia: l’insieme di operazioni che occorre praticare per rimuovere polveri, materiale non desiderato o sporcizia da superfici, oggetti, ambienti confinati e aree di pertinenza.

Detersione: rimuovere a fondo lo sporco e il grasso con dei prodotti detergenti/sgrassatori.

Disinfezione: l’insieme dei procedimenti e delle operazioni atte a rendere sani determinati ambienti chiusi e aree di pertinenza (come attrezzature e superfici di lavoro) attraverso la distruzione e l’inattivazione dei microrganismi patogeni, per mezzo di prodotti igienizzanti/disinfettanti.

 

Tali operazioni possono essere effettuate in autonomia o bisogna rivolgersi ad aziende apposite?
Possono essere eseguite in tutta autonomia. Nel caso specifico la sanificazione interesserà solo le autovetture. Dunque il datore di lavoro, al fine di garantire la sicurezza dei dipendenti e limitare quanto più possibile il rischio di contagio da Covid19, dovrà informare e formare i proprietari dei mezzi su come svolgere in sicurezza le procedure di sanificazione dell’abitacolo, dotando gli stessi di opportuni Dispositivi di Protezione Individuale (guanti in nitrile, mascherine FPP2 e occhiali/visiere di protezione).

 

Arrivati in campo, il datore di lavoro quali Dispositivi di Protezione Individuale dovrà fornire ai braccianti?
Se ci soffermiamo sulla problematica Covid19, ed esclusivamente alla fase di “acinellatura”, azzarderei nessuna, poiché come già spiegato in precedenza, trattasi di attività svolta all’aperto e con possibilità di operare a distanza di sicurezza. Ad esempio basterebbe posizionare gli operai tutti da uno stesso lato del filare in un vigneto (non uno difronte all’altro) e a distanza di sicurezza di 1,5m, per abbatereil rischio di contagio per inalazione. Tuttavia le precauzioni non sono mai abbastanza, dunque consiglierei vivamente l’uso delle semplici mascherine chirurgiche.

Attenzione però, perché oltre ai dettami previsti dal D.P.C.M. del 24 aprile 2020 – Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto della diffusione del virus Covid19 – negli ambienti di lavoro non si può dimenticare che in capo al Datore di Lavoro ricadono le responsabilità derivanti dalle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – ai sensi del D.Lgs. 81/08 e smi -. Pertanto al di là del Covid-19, i lavoratori che siano stagionali o stagionali/occasionali, potendo essere esposti ad ulteriori rischi, ove necessario, dovranno essere dotati di tutti i dispositivi di protezione individuale più idonei.

 

Per lavori come l’acinino, quindi, i dispositivi di protezione individuale (DPI) sono sempre stati obbligatori, in quanto presenti all’interno del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro.
Esatto, il datore di lavoro, quale soggetto garante del lavoratore, è tenuto sempre ad analizzare i rischi presenti nella propria azienda. Inoltre, ove non può abbattere gli stessi alla fonte con adeguate misure di sicurezza preventive, dovrà fornire ogni lavoratore degli opportuni DPI.

Soffermandoci su quelli previsti nella fase di acinellatura, che spesso è svolta da braccianti agricoli/occasionali, troviamo quelli per la protezione degli occhi (occhiali e/o visiere di protezione), delle mani (guanti in nitrile monostrato) e delle vie respiratorie (mascherine FPP2). Questo perché, sebbene vengano rispettati i tempi di rientro, su vegetazione, ma anche sui teli e/o reti potrebbero sempre rimanere dei residui di trattamento; pertanto in questa fase di lavoro il dipendente si espone al rischio chimico per contatto e, in minor misura, per inalazione.

É importante evidenziare che il datore di lavoro, oltre alla consegna dei D.P.I. al lavoratore, dovrà addestrare lo stesso al corretto utilizzo e supervisionare che siano indossati sistematicamente. Vorrei concludere lasciando ai lettori una parola: collaborazione.

Sono cosciente del fatto che per un datore di lavoro è davvero complesso dover adempiere a tutte queste prescrizioni, soprattutto in una fase così particolare come quella che stiamo vivendo. Sono convinto, però, che tutto potrebbe semplificarsi se ogni soggetto coinvolto adottasse un atteggiamento proattivo e si dimostrasse pronto a collaborare.

 

 

Autore: Teresa Manuzzi 

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