Innesto in campo: tecnica superata o ancora utile?

Eseguita nei mesi di febbraio e marzo, questa operazione colturale sta gradualmente perdendo rilevanza. Quali sono i fattori che la stanno spingendo verso il declino?

da Donato Liberto
innesto in campo

L’innesto in campo dell’uva da tavola è una tecnica agronomica che, sebbene ancora utilizzata in alcune realtà produttive, sta gradualmente perdendo rilevanza. Questo declino è dovuto a diversi fattori, tra cui la crescente necessità di impiegare materiale di propagazione certificato, la difficoltà di reperire manodopera specializzata e l’aumento dei rischi fitosanitari legati a questa pratica.

Alcuni produttori continuano a praticare l’innesto in campo con l’idea di risparmiare sull’acquisto di barbatelle già innestate in vivaio, ma un’analisi più approfondita dei costi e dei benefici suggerisce che questa scelta potrebbe non essere economicamente vantaggiosa nel lungo periodo. Infatti, le spese legate alla manodopera, alla gestione del vigneto e ai potenziali rischi di malattie rendono questa tecnica meno conveniente rispetto all’impianto di piante già innestate. Tuttavia, per comprendere meglio questa pratica e le sue implicazioni, è utile analizzare nel dettaglio come e quando viene eseguita questa operazione in campo.

Come e quando si esegue l’innesto in campo

Nei vigneti di uva da tavola, il periodo ideale per eseguire l’innesto in campo è tra la fine di febbraio e il mese di marzo. Questo processo inizia con la messa a dimora delle barbatelle selvatiche, acquistate l’anno precedente, che dopo un anno vengono capitozzate e innestate con le marze della varietà desiderata.
Il processo di innesto in campo prevede un ciclo ben definito: 

  1. nel primo anno si effettua l’impianto dei portinnesti selvatici, che fungeranno da base per la successiva operazione;
  2. durante il secondo anno viene effettuato l’innesto delle marze con la varietà scelta;
  3. nel corso del terzo anno la pianta entra in produzione, permettendo di ottenere i primi risultati produttivi.

innesto in campo - come procedere

In passato, era comune reperire le marze autonomamente, scegliendo varietà apparentemente promettenti. Tuttavia, questa pratica è oggi sempre meno diffusa, in quanto la produttività di un impianto dipende da una molteplicità di fattori e non può essere garantita semplicemente utilizzando materiale genetico all’apparenza valido. Inoltre, il rischio fitosanitario derivante dall’uso di marze non certificate è un problema da non sottovalutare. Nel caso in cui si voglia ricorrere a questa pratica, infatti, sarebbe indispensabile ricorrere a materiale certificato. Esistono oggi breeder che forniscono marze certificate, garantendo così varietà selezionate per produttività, resistenza e adattabilità alle condizioni del terreno. Con l’esecuzione dell’innesto in campo, il primo anno è dedicato all’impianto dei portinnesti, il secondo anno all’innesto e, generalmente, il terzo anno coincide con l’entrata in produzione delle piante.

Il confronto con l’acquisto di barbatelle innestate in vivaio

L’alternativa all’innesto in campo è rappresentata dall’acquisto di barbatelle già innestate, che vengono impiantate direttamente nel vigneto come piante a radice nuda o in vasetto. A prima vista, questa opzione può sembrare più onerosa a causa dei costi iniziali di acquisto e delle eventuali royalty da corrispondere ai breeder. Tuttavia, nel lungo termine, offre numerosi vantaggi.

Un vigneto realizzato con materiale certificato riduce il rischio di problematiche fitosanitarie e permette di piantare varietà scelte in base alle tendenze di mercato, aumentando le probabilità di ottenere una produzione di qualità e facilmente commercializzabile. Inoltre, in condizioni favorevoli, come terreni fertili o varietà particolarmente vigorose, le piante possono entrare in produzione già dall’anno successivo all’impianto. Questo, tuttavia, rientra tra le scelte imprenditoriali che si vogliono adottare, in alcuni casi, è consigliato spuntare a 2-3 gemme l’asse principale delle piante in maniera tale da rafforzare l’apparato radicale e formare l’anno successivo piante più robuste e ben strutturate, in grado di formarsi nell’arco di circa un mese e mezzo, e garantire una produzione più abbondante e di qualità superiore.

innesto in campo - uva da tavola

Considerazioni finali

La scelta tra l’innesto in campo e l’acquisto di barbatelle già innestate dipende da diversi fattori, tra cui la disponibilità di manodopera qualificata, il livello di rischio che si è disposti a correre e la prospettiva economica di lungo periodo. Sebbene l’innesto in campo possa sembrare una soluzione economica nell’immediato, i costi legati alla gestione della tecnica e i rischi fitosanitari possono rendere questa pratica meno conveniente.

Optare per materiale certificato e per l’acquisto di barbatelle già innestate può rappresentare un investimento più sicuro e redditizio, garantendo impianti più produttivi, più sani e meglio adattati alle esigenze del mercato. Per questo motivo, sempre più produttori stanno abbandonando l’innesto in campo a favore di tecniche moderne e più efficienti, assicurando così una produzione più sicura e competitiva. 

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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