Stagione dell’uva: bilancio 2025, prospettive 2026

Volumi, prezzi, posizionamento competitivo e nuove sfide strutturali. Con Michele Laporta, presidente del Consorzio Uva di Puglia IGP, facciamo il punto su passato, presente e possibile futuro

da Ilaria De Marinis
STAGIONE DELL'UVA (1)

La campagna 2025 dell’uva da tavola pugliese si è chiusa in un contesto complesso, segnato da tensioni sui volumi, instabilità dei prezzi, pressione promozionale e da un quadro competitivo sempre più articolato, sia sul fronte europeo sia su quello extra UE. In questo scenario, il marchio IGP ha spesso svolto una funzione strategica: non solo come strumento di tutela dell’origine e della qualità, ma come leva di riconoscibilità sui mercati e di stabilizzazione dell’offerta. Un ruolo che il Consorzio Uva di Puglia IGP è chiamato a presidiare in modo sempre più strutturato, a sostegno dei produttori e della competitività del comparto. Ne parliamo con Michele Laporta, presidente del Consorzio Uva di Puglia IGP, per fare il punto sull’andamento della stagione dell’uva da tavola 2025, analizzare le dinamiche di mercato che hanno inciso sui risultati economici e individuare le scelte strategiche che non possono più essere rimandate in vista del 2026.

Partiamo dalla fine: in termini di volumi commercializzati, come si è chiusa la stagione dell’uva 2025 rispetto al 2024 e alla media degli ultimi anni?

I dati disponibili al terzo trimestre 2025 indicavano un calo di circa il 7% rispetto al 2024. Va però sottolineato che la campagna è partita in ritardo e che, soprattutto, le previsioni di produzione per la parte finale della stagione erano in aumento. Questo lascia ipotizzare un possibile recupero parziale dei volumi nel quarto trimestre.
In linea generale, si conferma la tendenza già osservata negli ultimi anni: le uve tradizionali continuano a perdere quote, penalizzate da una domanda più debole e da prezzi compressi. Mostra invece segnali positivi il segmento delle uve IGP, che registra una crescita a volume accompagnata da prezzi più sostenuti.
Come noto, sono state le varietà apirene a rappresentare il vero motore del mercato, con un incremento sia quantitativo sia in valore, soprattutto nei segmenti Premium e MDD.

stagione dell'uva igp

Dal punto di vista dei fatturati, il 2025 ha seguito la dinamica dei volumi o i risultati economici sono stati influenzati soprattutto dall’andamento dei prezzi medi?

Il fatturato non ha seguito in modo lineare l’andamento dei volumi. La contrazione quantitativa è stata parzialmente compensata da prezzi medi più elevati, in particolare nella fase iniziale della campagna.
Più precisamente, lo scostamento tra quantità vendute e valore generato si è manifestato in maniera evidente in due momenti: all’inizio della stagione, quando l’offerta limitata ha generato forti tensioni sui prezzi, e tra settembre e ottobre, fase in cui la pressione promozionale della GDO e l’intensificarsi della concorrenza hanno ridotto sensibilmente i margini.
Nel complesso, i prezzi registrati nel 2025, sostenuti dal consolidamento del segmento seedless e delle produzioni certificate, hanno mostrato un miglioramento complessivo, anche se soggetti a forti oscillazioni nei periodi di massima produzione.

Quali mercati di sbocco hanno sostenuto maggiormente l’uva da tavola nel 2025 e dove, invece, si sono registrate maggiori difficoltà?

Il mercato europeo si è confermato complessivamente stabile, soprattutto per le apirene di alta qualità. La GDO italiana ha assorbito volumi significativi, spesso però facendo leva su politiche promozionali molto aggressive.
Le principali criticità derivano, da un lato, dalla difficoltà di accesso ai mercati extra UE e, dall’altro, da un consumo interno tradizionale che mostra segnali di stagnazione. Questo limita le possibilità di diversificazione commerciale e aumenta la dipendenza da pochi canali di sbocco.

Quanto hanno inciso i fattori esterni alla produzione sui risultati economici della campagna 2025?

In modo rilevante. La pressione promozionale ha inciso negativamente sui margini, soprattutto nella seconda parte della stagione. A questo si devono aggiungere le difficoltà legate alla logistica e l’aumento dei costi di trasporto, che rappresentano un problema sempre più strutturale.
Un altro elemento critico è la carenza di manodopera, in particolare di raccoglitori, che da tempo ormai continua a penalizzare il comparto. Allo stesso modo, anche quest’anno gli effetti del cambiamento climatico hanno inciso in modo determinante sull’esito della stagione, modificandone tempistiche e risultati. In ultimo va citata la concorrenza estera, che sia in primavera sia nel tardo autunno ha contribuito a una contrazione della domanda.

Guardando alla stagione dell’uva da tavola appena conclusa, quali segnali strutturali emergono sul posizionamento del prodotto italiano rispetto ai principali competitor?

Il prodotto italiano è percepito, sui mercati nazionali e internazionali, come appartenente a una fascia premium. Tuttavia, questo posizionamento deve essere costantemente supportato da un controllo rigoroso della qualità, per evitare che le aspettative del mercato vengano disattese. In questo senso, il sistema IGP rappresenta un valore aggiunto importante: i disciplinari di produzione e l’attività di controllo garantiscono uno standard elevato e coerente. Le criticità di fornitura non sono frequenti, ma resta centrale il tema dell’aggregazione dell’offerta primaria, che oggi è ancora insufficiente.

E quali invece le principali variabili di mercato che potrebbero condizionare la campagna 2026?

La domanda di varietà apirene continuerà a crescere, rendendo necessaria una pianificazione più mirata degli investimenti in cultivar seedless strategiche. Sarà inoltre fondamentale intervenire sulla logistica e sui costi di produzione per contenere ulteriori aumenti.
Occorrerà poi incidere sulle politiche comunitarie per affermare il principio di reciprocità e ridurre le lungaggini burocratiche che oggi ostacolano l’apertura di nuovi mercati. Infine, serviranno soluzioni strutturali per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e aumentare la disponibilità idrica.

Se la campagna 2025 fosse letta come un banco di prova per il sistema nel suo complesso, quali criticità sono emerse con maggiore evidenza e quali scelte non sono più rinviabili?

Il tema centrale resta quello dei margini, sempre più compressi dalla combinazione tra politiche promozionali aggressive e aumento dei costi. La scarsa aggregazione dell’offerta indebolisce il potere contrattuale dei produttori: incentivare processi di aggregazione è dunque una priorità.
È necessario investire di più in ricerca e innovazione, puntando su una segmentazione dell’offerta più chiara e strutturata. Allo stesso tempo, servono piani di marketing mirati, capaci di valorizzare qualità e origine. Infine, è sempre più urgente dotarsi di una logistica efficiente, sostenibile e responsabile, in grado di sostenere la competitività del comparto nel medio-lungo periodo.
Il 2025 ci consegna una lezione chiara: la qualità da sola non basta più. Servono visione, organizzazione e scelte condivise. Il Consorzio è pronto a fare la sua parte, ma la vera sfida sarà costruire insieme un sistema capace di trasformare il valore dell’origine in reddito stabile per i produttori e in competitività duratura per il territorio.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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