Indice
- Francesco, dove avete osservato Antispila e quali varietà sono state interessate?
- Quali sono i sintomi prodotti sulle foglie?
- Quando è iniziata l’infestazione e come si è evoluta?
- Rispetto alle osservazioni condotte nel Nord Italia, avete notato delle differenze?
- La presenza dell’insetto è stata riscontrata anche in altre aziende?
- Antispila può diventare un problema per l’uva da tavola?
- Cosa fare in caso di sintomi e quali strategie di controllo esistono?
- Quali aspetti restano ancora da chiarire?
Mine ovalari sulle foglie, porzioni del lembo ritagliate e piccole larve gialle che si lasciano cadere dalla vegetazione attraverso un filo sericeo. Sono i sintomi osservati nel 2026 in un vigneto di uva da tavola dell’agro di Mola di Bari (BA), dove è stata rilevata la presenza di un microlepidottero appartenente al genere Antispila.
A segnalarci il caso è stato Francesco Mezzapesa, dottore agronomo associato allo studio di consulenza agronomica Graper, che ha individuato il fitofago nel corso delle visite tecniche in campo e ne ha seguito l’evoluzione durante la stagione. La segnalazione è particolarmente interessante per l’intensità raggiunta dall’infestazione, la precocità con cui sono comparsi i primi sintomi e la scarsità di informazioni disponibili sul comportamento di Antispila sp. nei vigneti di uva da tavola dell’Italia meridionale.
Francesco, dove avete osservato Antispila e quali varietà sono state interessate?
La presenza dell’insetto è stata rilevata in un vigneto di uva da tavola della cultivar Ivory, condotto in regime biologico e situato nell’agro di Mola di Bari (BA). Un aspetto particolarmente interessante è che i sintomi sono stati osservati esclusivamente su questa varietà. Le cultivar presenti nelle file limitrofe dello stesso appezzamento non mostravano infatti danni riconducibili al fitofago.
Non possiamo ancora parlare di una specifica suscettibilità varietale, perché servirebbero osservazioni più ampie e ripetute. Si tratta però di un elemento che merita attenzione, anche considerando che differenze nella suscettibilità tra varietà sono state già osservate su uva da vino negli areali dell’Italia settentrionale.

Larve di Antispila sp. su acini di uva da tavola. Al momento non è documentata la capacità del fitofago di causare danni diretti alle bacche.
Quali sono i sintomi prodotti sulle foglie?
Le larve di Antispila sp. sono appiattite e di colore giallo. Nelle prime età larvali la colorazione appare più chiara, mentre diventa progressivamente più intensa durante lo sviluppo. La larva vive all’interno della foglia e scava nel mesofillo una mina generalmente ovalare – definita tecnicamente stigmatonomio – facilmente osservabile sulla pagina superiore.
Al termine dello sviluppo riveste internamente la mina con fili di seta e ritaglia contemporaneamente le epidermidi superiore e inferiore della foglia, costruendo un caratteristico fodero sub-ellittico ricavato dal lembo fogliare. Protetta all’interno di questo involucro, la larva può spostarsi sulla superficie della foglia e successivamente lasciarsi cadere mediante un filo sericeo, raggiungendo il tronco, la corteccia, i pali di sostegno o il terreno.
L’insetto sverna come larva matura all’interno del fodero e completa il ciclo nella primavera successiva, momento in cui avviene lo sfarfallamento degli adulti.
Quando è iniziata l’infestazione e come si è evoluta?
Le prime mine fogliari sono state osservate intorno alla metà di maggio. Verso la fine dello stesso mese erano già evidenti anche i caratteristici fori sub-ellittici lasciati sulla foglia dopo l’asportazione del materiale utilizzato per costruire il fodero. In questa prima fase l’infestazione risultava ancora contenuta, con una presenza generalmente compresa tra due e dieci individui per pianta.
La situazione è diventata più significativa durante la generazione successiva. Tra la fine di giugno e la prima decade di luglio abbiamo osservato numerose larve che si lasciavano cadere dalla vegetazione per raggiungere i siti destinati all’impupamento. In questa fase erano presenti decine di individui per singola pianta, con un incremento evidente sia del numero di mine fogliari sia delle larve in movimento.

A sx presenza di larve di Antispila sp. su ritidoma, a dx danni del fitofago sulla vegetazione
Rispetto alle osservazioni condotte nel Nord Italia, avete notato delle differenze?
La principale differenza riguarda la precocità della comparsa dei sintomi. In precedenti osservazioni condotte su vite da vino nell’Italia nord-orientale, i primi adulti erano stati rilevati all’inizio di giugno e le prime mine nella seconda metà dello stesso mese. Nel vigneto pugliese, invece, i sintomi larvali erano già presenti intorno alla metà di maggio.
Sembrerebbe quindi esserci un anticipo di circa un mese. È plausibile ipotizzare che le condizioni pedoclimatiche dell’Italia meridionale, le temperature elevate e il microclima creato dalle coperture con film plastico tipiche dell’uva da tavola possano influenzare il ciclo biologico dell’insetto e anticiparne lo sviluppo. Si tratta comunque di un’ipotesi che dovrà essere confermata attraverso monitoraggi condotti per più anni e in differenti contesti produttivi.
La presenza dell’insetto è stata riscontrata anche in altre aziende?
Nell’esperienza maturata finora da Graper sul territorio, Antispila sp. è stata rilevata complessivamente in tre aziende condotte in regime biologico. Solo in una di queste la popolazione ha raggiunto livelli elevati, mentre negli altri due casi la presenza è rimasta sporadica e limitata. Nei vigneti gestiti in difesa integrata non abbiamo finora osservato infestazioni riconducibili al fitofago.
Si tratta esclusivamente di un’osservazione di campo e non possiamo concludere che la conduzione biologica favorisca direttamente l’insetto. È però possibile ipotizzare che alcuni trattamenti normalmente effettuati nei programmi di difesa integrata esercitino un effetto indiretto di contenimento sulle popolazioni di questi microlepidotteri.
Antispila può diventare un problema per l’uva da tavola?
Allo stato attuale, le informazioni disponibili non indicano Antispila sp. come un fitofago per il quale siano necessari specifici programmi di difesa. Il caso osservato dimostra però che, in determinate condizioni, le popolazioni possono aumentare sensibilmente. Non conosciamo ancora la reale incidenza economica del danno, né sappiamo quale livello di infestazione possa compromettere in maniera significativa la vegetazione.
In presenza di pochi individui, il danno fogliare può rimanere circoscritto. Il quadro potrebbe però cambiare qualora le mine si diffondessero su una parte rilevante della chioma o le infestazioni si ripetessero con elevata intensità nel corso della stagione.

Cosa fare in caso di sintomi e quali strategie di controllo esistono?
La prima cosa da fare è verificare che i sintomi siano effettivamente riconducibili ad Antispila sp. Le mine fogliari possono essere prodotte da insetti differenti, perciò è importante osservare la presenza della larva e del caratteristico fodero sub-ellittico. Sarebbe inoltre utile registrare la data di comparsa, le cultivar interessate e l’evoluzione dell’infestazione, rivolgendosi a un tecnico per una corretta identificazione.
Al momento non esistono programmi di difesa specifici contro questo fitofago e, in agricoltura biologica, non sono disponibili sostanze attive espressamente registrate per il suo controllo. Alcune osservazioni preliminari suggeriscono che spinosad e azadiractina possano esercitare un effetto collaterale nei confronti di questi microlepidotteri, ma mancano sperimentazioni dedicate che ne definiscano efficacia e corretta tempistica di applicazione.
Per questo, oggi, la strategia principale resta il monitoraggio, necessario per comprendere l’intensità dell’infestazione e seguirne l’evoluzione nel vigneto.
Quali aspetti restano ancora da chiarire?
Il primo punto riguarda l’identificazione dell’insetto a livello di specie. Bisogna poi comprendere quante generazioni riesca a completare negli ambienti pugliesi, se esistano cultivar maggiormente suscettibili e quale sia la reale entità dei danni. Occorrerà inoltre verificare se quanto osservato nel 2026 rappresenti un episodio circoscritto oppure il segnale di una diffusione più ampia nei vigneti di uva da tavola dell’Italia meridionale.
In un contesto caratterizzato dalla progressiva riduzione delle sostanze attive disponibili e dall’aumento della pressione esercitata da fitofagi emergenti o finora considerati secondari, conoscere per tempo la biologia di questi insetti è fondamentale. Antispila sp. non rappresenta oggi un’emergenza conclamata, ma l’esperienza maturata in campo indica che si tratta di un fitofago da monitorare con crescente attenzione.
Foto a cura di: Francesco Mezzapesa
Donato Liberto
©uvadatavola.com