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Per contrastare l’oidio della vite potrebbe presto non essere più necessario intervenire soltanto sul metabolismo del fungo attraverso una sostanza attiva tradizionale. La nuova frontiera della difesa passa direttamente dalle informazioni genetiche che permettono al patogeno di sopravvivere. A segnare il cambio di passo è il Messico, primo Paese al mondo ad autorizzare la commercializzazione di un fungicida basato sull’interferenza a RNA. Il prodotto si chiama Oifirax, è stato sviluppato dalla società statunitense GreenLight Biosciences ed è destinato al controllo di Erysiphe necator, agente causale della malattia.
L’autorizzazione è stata annunciata dal governo messicano il 12 agosto 2026, al termine di un iter durato circa nove mesi e che ha coinvolto le autorità nazionali competenti in materia sanitaria, agricola e ambientale.
Non un attacco al fungo
Il principio alla base di Oifirax è la RNA interference, o RNAi, un meccanismo naturale attraverso cui l’espressione di uno specifico gene può essere ridotta o bloccata. Per comprenderne la portata bisogna partire dal normale funzionamento della cellula. Le informazioni contenute nel DNA vengono copiate in molecole di RNA messaggero, o mRNA, che funzionano come istruzioni per la produzione delle proteine.
La tecnologia RNAi sfrutta invece molecole di RNA a doppio filamento (dsRNA) progettate in modo da riconoscere una determinata sequenza. Una volta intercettato l’RNA messaggero corrispondente, il sistema cellulare ne provoca la degradazione. L’informazione genetica continua quindi a essere presente nel DNA, ma non può più essere tradotta nella proteina necessaria all’organismo.
Nel caso di Oifirax il bersaglio è CYP51, gene coinvolto nella sintesi dell’ergosterolo, componente fondamentale delle membrane cellulari dei funghi. Quando il dsRNA raggiunge E. necator, viene processato in piccoli RNA interferenti capaci di riconoscere l’mRNA prodotto dal gene bersaglio. La degradazione dell’mRNA compromette la produzione dell’enzima associato a CYP51 e, di conseguenza, la sintesi dell’ergosterolo. Senza una corretta formazione delle membrane cellulari, crescita e proliferazione del patogeno vengono fortemente compromesse.
Il bersaglio, peraltro, non è sconosciuto alla difesa fitosanitaria. CYP51 è lo stesso enzima sul quale agiscono i fungicidi DMI, gli inibitori della demetilazione, ma la modalità con cui viene bloccato è profondamente diversa: anziché inibire chimicamente l’enzima già prodotto, l’RNAi interviene a monte, impedendo al fungo di produrlo correttamente.

Dal laboratorio al vigneto
L’idea di utilizzare RNA applicato dall’esterno per proteggere le piante non nasce oggi. La strategia è conosciuta come Spray-Induced Gene Silencing (SIGS) e da anni è oggetto di ricerca per il controllo di insetti e patogeni.
Nel 2023 uno studio pubblicato su Molecular Plant Pathology aveva già dimostrato la possibilità di applicare dsRNA direttamente sulla vite per ridurre lo sviluppo di E. necator. Tra i geni analizzati figurava proprio CYP51. Nei test condotti dai ricercatori, il trattamento con dsRNA diretto contro il gene aveva ridotto significativamente la sporulazione del patogeno e la presenza visibile di oidio sulle foglie.
Il passaggio rappresentato da Oifirax è però diverso: dalla dimostrazione sperimentale si arriva per la prima volta alla registrazione commerciale di un fungicida basato sullo stesso principio.
La specificità è il vero punto di forza
È soprattutto la selettività a rendere questa tecnologia interessante. Un fungicida convenzionale viene generalmente progettato per interferire con un determinato processo biochimico condiviso da gruppi più o meno ampi di organismi. Con l’RNAi il livello di selezione può invece arrivare alla sequenza genetica del patogeno. Sebbene CYP51 sia presente in numerose specie fungine, il dsRNA può essere costruito scegliendo porzioni dell’mRNA sufficientemente caratteristiche di E. necator. In altre parole, non è necessario che il gene bersaglio sia esclusivo dell’oidio della vite: a essere altamente specifica può essere la sequenza utilizzata per riconoscerlo.
Secondo GreenLight, le valutazioni presentate alle autorità messicane indicano che il prodotto non determina effetti su organismi come api, farfalle monarca e lombrichi e le analisi bioinformatiche non avrebbero evidenziato bersagli corrispondenti in vertebrati e altri organismi del suolo. È però proprio sulla specificità che si concentra una delle principali questioni scientifiche aperte.
Come evidenziato dal genetista Damien Formey dell’Universidad Nacional Autónoma de México nell’articolo pubblicato su Science, conoscere il genoma di tutte le specie e, soprattutto, di tutte le varianti genetiche degli organismi presenti nell’ambiente è sostanzialmente impossibile. Di conseguenza, la probabilità di effetti non bersaglio può essere molto bassa, ma non può essere considerata automaticamente pari a zero.
Particolare attenzione dovrà essere rivolta ai funghi utili, dai Trichoderma agli endofiti fino alle specie coinvolte nella decomposizione della sostanza organica. La valutazione del rischio degli agrofarmaci a dsRNA sta infatti diventando essa stessa un nuovo campo di ricerca.
Una nuova arma anche contro le resistenze?
Per la viticoltura c’è poi un altro aspetto di particolare interesse: la gestione delle resistenze. L’oidio rappresenta una delle avversità che maggiormente condizionano i programmi di protezione della vite e l’uso ripetuto degli stessi meccanismi d’azione può favorire nel tempo la selezione di popolazioni meno sensibili. L’RNAi mette a disposizione una modalità d’intervento radicalmente differente e potrebbe quindi trovare spazio all’interno di strategie integrate, in alternanza con altre sostanze attive. Ciò non significa però che il problema della resistenza venga eliminato. Anche un prodotto a RNA esercita una pressione selettiva sul patogeno. Mutazioni nella sequenza riconosciuta dal dsRNA, modifiche nei meccanismi di assorbimento dell’RNA o alterazioni della stessa machinery di RNA interference potrebbero, almeno teoricamente, ridurre l’efficacia del trattamento nel tempo. La gestione della resistenza rimarrà dunque centrale anche con questa nuova classe di prodotti.
Il nodo della produzione
Se progettare sequenze sempre più selettive è una delle sfide scientifiche, produrle in quantità sufficienti e a costi sostenibili rappresenta quella industriale. La produzione e purificazione di RNA specifici è stata per anni uno dei maggiori ostacoli alla trasformazione dell’RNAi da tecnologia sperimentale a soluzione utilizzabile su grandi superfici agricole.
Secondo quanto riportato da Science, GreenLight ha annunciato l’intenzione di investire tra 50 e 100 milioni di dollari in un impianto a Città del Messico destinato alla produzione su larga scala di Oifirax. Per competere realmente con i fungicidi convenzionali, le tecnologie RNA dovranno dimostrare non soltanto efficacia biologica e sicurezza, ma anche stabilità, facilità di distribuzione e soprattutto sostenibilità economica per ettaro.
E l’Europa?
Il caso messicano potrebbe non rimanere isolato. Nell’ottobre 2025 GreenLight Biosciences aveva annunciato di aver presentato i dossier regolatori per il proprio fungicida contro l’oidio della vite anche alle autorità di Unione europea, Stati Uniti e Brasile. L’Europa ha già avuto un primo contatto operativo con la difesa a RNA: nel maggio 2026 il Belgio ha concesso un’autorizzazione di emergenza per l’impiego di Calantha contro la dorifora della patata, prima autorizzazione all’uso di un prodotto RNAi per la protezione delle colture nell’Unione europea. Per Oifirax, invece, il percorso regolatorio europeo è ancora da seguire. L’autorizzazione messicana, però, rappresenta un tassello importante: il passaggio di una tecnologia rimasta per anni prevalentemente confinata alla ricerca dal laboratorio al mercato. Per la difesa della vite potrebbe essere l’inizio di una nuova categoria di strumenti: non molecole progettate soltanto per interferire con un processo biochimico del patogeno, ma sequenze costruite per silenziare una sua specifica istruzione genetica.
E, dopo la prima autorizzazione, la domanda non è più soltanto se questa tecnologia possa funzionare. È capire quanto rapidamente riuscirà a entrare nei normali programmi di difesa e quale posto potrà conquistare accanto ai fungicidi oggi disponibili.
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Ilaria De Marinis
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