Grape Exhibition, successo per l’ultima tappa 2026

Partecipazione e confronto tecnico a Rutigliano per l’ultima Grape Exhibition del 2026, dedicata alle varietà di Grape Evolution e alle strategie per valorizzarne il potenziale

da Donato Liberto
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Anche l’ultima Grape Exhibition del 2026 si è conclusa, e lo ha fatto nel modo che meglio racconta il senso di questo format: tra i filari, osservando le piante, ponendo domande e confrontando esperienze direttamente in vigneto.

La Grape Exhibition – Evolution Edition, tenutasi ieri, 3 settembre, presso l’Azienda Agricola Giuliano di Rutigliano (BA), ha registrato una partecipazione attiva da parte degli operatori della filiera chiamati a confrontarsi sul tema dell’innovazione varietale nell’uva da tavola e, in particolare, sulle varietà sviluppate da Grape Evolution.

Una risposta significativa da parte del comparto, che conferma quanto il tema varietale sia oggi centrale. La disponibilità di nuove cultivar amplia infatti le possibilità di scelta per le aziende, ma impone allo stesso tempo di comprenderne comportamento, esigenze e risposta alle diverse strategie agronomiche.

Organizzata da Fruit Communication, in collaborazione con Doctor Farmer, Fruit Lab e LUV – La Fiera dell’Uva da Tavola, la giornata si è aperta con i saluti di Mirko Sgaramella, project manager di Fruit Communication, che ha richiamato il valore delle Exhibition come occasioni di confronto direttamente in azienda. Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Francesco Giuliano, titolare dell’azienda ospitante. “Momenti di questo tipo sono possibili anche grazie alla disponibilità di imprenditori che scelgono di aprire le porte delle proprie aziende, trasformando il vigneto in uno spazio di osservazione e confronto” ha infatti affermato Sgaramella.

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Nuove varietà e gestione agronomica: il confronto entra in vigneto

Terminati i saluti, l’attenzione si è spostata sulle protagoniste della giornata: le varietà di Grape Evolution. Entrati in vigneto, Giacomo Grande, responsabile tecnico della società, ha accompagnato i partecipanti nell’osservazione di Late Pearl, varietà bianca apirena caratterizzata da elevata vigoria e fertilità e collocata nella parte decisamente tardiva del calendario di maturazione.

Particolarmente interessante è stato il confronto tra impianti costituiti attraverso modalità differenti. Nell’azienda sono infatti presenti piante ottenute attraverso percorsi diversi: dall’innesto in vivaio seguito da forzatura per favorire radicazione ed emissione dei primi germogli, all’innesto a omega in vivaio con successiva messa a dimora, fino all’innesto direttamente in campo.

Nonostante le differenti modalità di avvio, durante la visita gli impianti mostravano livelli di vigoria e produttività sostanzialmente simili. Un’osservazione che ha aperto il confronto su un aspetto centrale: il potenziale genetico rappresenta soltanto il punto di partenza.

Una varietà può avere caratteristiche genetiche molto interessanti, ma è la gestione in campo a permetterle di esprimere realmente il proprio potenziale”, ha sottolineato Grande. “Conoscere la varietà significa capire anche come accompagnarla durante il ciclo produttivo”.

Vigoria, fertilità, carico produttivo e gestione della chioma devono quindi essere letti insieme, perché la tecnica agronomica può valorizzare una cultivar, ma anche limitarne profondamente la risposta.

Un concetto ripreso subito dopo da Andrea Mazzeo, ricercatore dell’Università degli Studi di Bari, che ha evidenziato quanto sia cambiato lo scenario della viticoltura da tavola. “Quando le varietà a disposizione erano poche, anche i modelli di gestione tendevano a essere abbastanza uniformi. Oggi abbiamo un ventaglio varietale senza precedenti e non possiamo pensare di applicare la stessa strategia agronomica a cultivar profondamente diverse tra loro”.

La maggiore disponibilità di nuove varietà rappresenta dunque un’opportunità, ma richiede allo stesso tempo strategie sempre più specifiche e meno standardizzate. In questo scenario assumono crescente importanza anche i sistemi di agricoltura di precisione, capaci di indicare con maggiore accuratezza quando intervenire e in quale misura, dall’irrigazione alla nutrizione fino alla difesa fitosanitaria.

Avere più dati significa poter prendere decisioni più consapevoli”, ha ricordato Mazzeo, sottolineando come sensori e strumenti di monitoraggio possano aiutare non solo a migliorare la risposta della coltura alle condizioni ambientali e climatiche, ma anche a razionalizzare l’impiego degli input e contenere i costi di gestione.

Tecnologie, difesa e materiale di propagazione: il contributo dei partner

I temi emersi durante il confronto in vigneto sono stati accompagnati dagli interventi delle aziende partner, chiamate a mostrare strumenti, prodotti e tecnologie utili a tradurre in pratica le strategie affrontate nel corso della giornata.

Gianluca Scarcia di Sipcam ha focalizzato l’attenzione sulle strategie di difesa contro cicaline, tripidi e mosca, soffermandosi su soluzioni capaci di garantire efficacia mantenendo al tempo stesso un basso impatto residuale. Un aspetto sempre più rilevante per l’uva da tavola, dove la protezione della coltura deve necessariamente conciliarsi con sicurezza, qualità e requisiti commerciali del prodotto.

Antonella Conte di EVJA ha invece approfondito il ruolo dell’agricoltura di precisione, illustrando sensori e servizi in grado di raccogliere informazioni relative, tra gli altri parametri, a radiazione solare, umidità del terreno e vigoria delle piante. Dati che, integrati attraverso piattaforme digitali e modelli basati anche sull’intelligenza artificiale, possono essere trasformati in indicazioni utili per supportare le decisioni in campo.

Con Federica Garrapa di Vivai Murciano, il confronto si è spostato sulla sanità e certificazione del materiale di propagazione. Il messaggio emerso è stato chiaro: anche una varietà dotata di elevato potenziale genetico e gestita correttamente rischia di non esprimersi al meglio se il vigneto non parte da materiale sano e certificato. L’impiego di marze provenienti da fonti non autorizzate, oltre agli aspetti normativi, può infatti compromettere il lavoro di selezione svolto a monte e introdurre problematiche sanitarie destinate ad accompagnare l’impianto nel tempo.

Sul fronte della difesa, Marisa Rotolo di Certis Belchim si è soffermata in particolare sulla gestione di oidio e botrite, due patogeni in grado di compromettere non soltanto la produzione in campo, ma anche qualità e conservabilità del grappolo dopo la raccolta. L’intervento ha quindi richiamato l’importanza di impostare programmi di difesa ragionati, basati sul corretto posizionamento dei prodotti e sulla loro integrazione lungo il ciclo colturale.

A chiudere gli interventi tecnici è stato Mattia Carmignano di Gowan, che ha presentato Perimeter, il nuovo estratto vegetale ad azione anti-botritica per l’uva da tavola proposto da Gowan, illustrandone caratteristiche, posizionamento e modalità di applicazione all’interno delle strategie di protezione del grappolo.

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Dalla genetica al campo, fino a LUV

Tra domande, osservazioni in vigneto e confronto tecnico, la giornata si è poi conclusa in maniera più informale, tra bottiglie di prosecco e qualche assaggio, chiudendo un pomeriggio interamente dedicato all’innovazione varietale nel comparto dell’uva da tavola.

Il messaggio emerso è stato abbastanza chiaro: nella scelta di una nuova varietà non ci si può fermare a un singolo parametro. Epoca di maturazione, produttività o caratteristiche del grappolo sono soltanto una parte dell’equazione. A determinare il risultato finale è il modo in cui genetica, ambiente e tecnica agronomica riescono a lavorare insieme.

Con l’evento in campo svoltosi ieri si chiude così il percorso delle Grape Exhibition 2026, ma non il confronto sul futuro dell’uva da tavola. Il prossimo appuntamento sarà LUV – La Fiera dell’Uva da Tavola, in programma dal 20 al 22 ottobre 2026 alla Fiera del Levante di Bari: un’occasione per ampliare il confronto dal vigneto all’intera filiera, riunendo ancora una volta produttori, tecnici, imprese, ricerca e mercato.

 

Donato Liberto
©uvadatavola.com

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