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La guerra in corso tra Russia e Ucraina potrebbe provocare conseguenze a lungo termine per l’agricoltura italiana. Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, lo ha spiegato durante la fiera del trasporto e della logistica sostenibile (LetExpo) svoltasi a Verona.
Delocalizzare: un errore che stiamo pagando
“Per anni abbiamo avuto un sistema europeo guidato dalla logica della globalizzazione accelerata. Questo approccio – spiega Prandini – ci ha fatto puntare sulla delocalizzazione di produzioni e aziende. Una logica sbagliata e fallimentare, soprattutto nel momento in cui esplodono instabilità geopolitiche”.
Oggi, con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, capiamo che la delocalizzazione potrebbe rivelarsi una debolezza: “Soprattutto se si tratta di risorse e settori strategici. L’Italia deve puntare ad aumentare la sua autosufficienza produttiva”, afferma il presidente Coldiretti.
Fertilizzanti: gli aumenti sono superiori al +180%
Le conseguenze del conflitto esploso alle porte d’Europa non penalizza solo le filiere di grano e del mais. Dai due Paesi protagonisti di questa tragica pagina della Storia importiamo il 5% di grano tenero e il 18-20% di mais.
Ma il presidente sottolinea: “Sugli aumenti dei costi di pasta e pane il vero problema non è il grano, ma la crescita esorbitante del costo energetico. Voce che impatta sul costo dei fertilizzanti, prodotti di cui la Russia e l’Ucraina sono tra i maggiori produttori al mondo. Ciò, come ben si comprende, avrà ricadute – indistintamente – su tutto il settore primario. I concimi chimici segnano aumenti superiori al 180% e il rischio approvvigionamento è dietro l’angolo“.
L’Italia importa complessivamente (stando ai dati istat 2021) fertilizzanti chimici ed organici per un totale di 980 milioni di euro.
Soluzioni percorribili
La stessa Unione Europea ha cercato di offrire delle soluzioni: ad esempio lo sblocco dei terreni agricoli “a riposo”. “Coldiretti – precisa Prandini -ha stimato che si può recuperare un milione di ettari di superficie, su 12 milioni totali di terre coltivabili. Realizzare dei bacini per l’accumulo delle acque si potrebbe pensare di poter raggiungere una buona percentuale di autosufficienza nell’arco di 6-7 anni”.
Ora, conclude Prandini, “Bisogna sfruttare tutte le risorse e le potenzialità che ci vengono offerte dal Pnrr per incentivare la capacità produttiva, investendo su temi come digitalizzazione, agricoltura di precisione, cisgenetica e Nbt”.
Nel frattempo il Governo Italiano si è affrettato a mettere a punto una serie di misure volte a sostenere le aziende agricole. Ne abbiamo parlato in maniera approfondita in questo articolo. Tra i vari provvedimenti troviamo anche il “via libera” all’uso del digestato come fertilizzante.
Autore: la redazione
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