Maxi truffa ai danni dell’UE: coinvolte realtà pugliesi dell’uva da tavola

Una rete di aziende – alcune specializzate nell’uva da tavola – avrebbero finto di operare come un’unica Organizzazione di Produttori, incassando illegalmente oltre 12,5 milioni di euro

da Ilaria De Marinis
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Una maxi truffa da 12 milioni ai danni dell’UE, con l’uva da tavola come comparsa. Il settore agricolo del Sud Italia è di nuovo al centro di un’inchiesta per frode ai danni dell’Unione Europea. Stavolta lo scenario è quello delle campagne tra Puglia, Campania e Basilicata, e il pretesto per ottenere milioni di euro in fondi pubblici è stata una rete di aziende – alcune specializzate nell’uva da tavola – che avrebbero finto di operare come un’unica Organizzazione di Produttori.

Nel cuore di una delle più grandi truffe agricole degli ultimi anni ci sono anche loro: aziende agricole pugliesi specializzate nell’uva da tavola, apparentemente virtuose e unite per ottenere fondi europei destinati alla crescita del comparto ortofrutticolo. In realtà, un tassello di un ingranaggio fraudolento ben oliato, che ha messo in piedi una “finta” Organizzazione di Produttori (Op) per incassare illegalmente oltre 12,5 milioni di euro dall’Unione Europea.

A smascherare il sistema è stata la Guardia di Finanza di Caserta, in collaborazione con l’European Public Prosecutor’s Office (EPPO) di Napoli. L’inchiesta ha portato a 12 arresti domiciliari e al sequestro di beni per quasi 10 milioni di euro. Coinvolte 27 aziende agricole distribuite tra Campania, Puglia e Basilicata, con un epicentro nella piana del Sele, tra Eboli e Battipaglia, ma con ramificazioni fino a Caserta, Napoli e nel Tavoliere pugliese.

Maxi truffa ai danni dell’UE: ecco come funzionava

Il meccanismo era apparentemente semplice, ma richiedeva una buona dose di organizzazione (e spregiudicatezza): le aziende coinvolte si erano costituite formalmente come un’unica Op, un’entità prevista dall’Organizzazione comune dei mercati (Ocm) dell’Unione Europea per favorire la cooperazione tra produttori agricoli e migliorare la competitività del settore.

Il problema? Quella Op esisteva solo sulla carta. Nessuna reale attività collettiva, nessuna funzione centrale, nessun coordinamento tra i soci. Eppure, con una documentazione abilmente falsificata – contabile e non – erano riusciti a ottenere la certificazione necessaria per accedere ai fondi PAC, destinati proprio a sostenere le Organizzazioni di produttori.

Nel mirino della giustizia è finita soprattutto una società della provincia di Salerno, il fulcro operativo del raggiro. Ma tra i protagonisti ci sono anche aziende pugliesi – alcune specializzate proprio nell’ambito dell’uva da tavola – che avrebbero contribuito alla messa in scena, pur senza beneficiarne sempre direttamente. Un’adesione più simbolica che concreta, utile però a rafforzare l’illusione di un’aggregazione agricola strutturata e funzionale.

Cosa dice l’indagine

Dalle indagini, svolte tra il 2018 e il 2022, è emerso che ben 67 persone – tra imprenditori, commercialisti e intermediari – hanno preso parte a questo schema fraudolento. L’accusa è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e associazione per delinquere.

Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero tratto in inganno la Regione Campania, l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea) e la stessa Unione Europea. In altre parole: hanno convinto tutti gli enti preposti al controllo che quell’Op fosse reale, rispettasse i requisiti previsti e avesse diritto ai fondi. Tutto falso.

Le cifre sequestrate – oltre 9,6 milioni – rappresentano solo una parte dei finanziamenti indebitamente ottenuti. Il danno al bilancio comunitario, tuttavia, è ancora più ampio, considerando l’effetto distorsivo che simili frodi hanno sull’economia agricola legale.

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Maxi truffa: cosa succede adesso

L’inchiesta coordinata dalla Procura europea di Napoli è solo all’inizio. Le dodici persone finite agli arresti domiciliari nei giorni scorsi dovranno rispondere delle accuse di truffa aggravata per il conseguimento illecito di erogazioni pubbliche e associazione per delinquere. Gli inquirenti stanno ora approfondendo il ruolo dei 67 soggetti complessivamente coinvolti e la posizione delle 27 aziende agricole, per verificare eventuali responsabilità individuali e connivenze più ampie.

Nei prossimi mesi si attende l’avvio dell’iter processuale, mentre la Guardia di Finanza continuerà a indagare su eventuali flussi finanziari sospetti e sull’utilizzo concreto dei fondi ottenuti. Il sequestro preventivo di quasi 10 milioni di euro rappresenta un primo tentativo di recupero del danno economico, ma potrebbe non essere l’unico. Le autorità italiane ed europee stanno valutando anche possibili misure di esclusione dai finanziamenti futuri per le aziende coinvolte.

L’attenzione dell’Unione Europea si concentrerà invece sul rafforzamento dei meccanismi di verifica, con l’obiettivo di evitare che simili frodi si ripetano. Ma la vicenda solleva anche una domanda più ampia: quanto è davvero efficace il sistema di controllo sulla distribuzione dei fondi agricoli? E soprattutto, come tutelare chi quei fondi li usa davvero per lavorare?

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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