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In Sicilia, nell’Agrigentino, i filari sono rimasti a terra. Non per una grandinata, né per incuria. Qualcuno li ha abbattuti deliberatamente, tranciando i tiranti con cui si sostengono le piante, spezzando i tralci, danneggiando i vigneti e lasciando uva a terra invendibile. È successo più volte, in poche settimane. Non furti, non rapine. Ma intimidazioni. E il danno è enorme: 200 mila euro solo nell’ultimo episodio. A subire, spesso, sono pensionati e piccoli produttori. Ma anche imprenditori veri e propri. Cosa sta succedendo?
Filari abbattuti, fili tranciati: attacchi seriali contro i vigneti
Nel giro di pochi giorni, due gravi episodi hanno scosso l’intera comunità agricola del territorio. In contrada Garcitella, a Campobello di Licata (AG), ignoti hanno abbattuto 5.000 metri quadrati di vigneto, tagliando tiranti e pali e provocando un danno economico superiore a 200mila euro. Pochi giorni prima, in contrada Jacopo-Filippo, un altro attacco: 600 piante recise, 30.000 euro di danni stimati. Due colpi in rapida successione. Due segnali precisi.
Non si tratta di furti. Non c’è un vantaggio economico immediato per chi distrugge: solo una volontà punitiva, intimidatoria, un attacco mirato alla dignità dell’imprenditoria agricola, a un sistema di paura che serve a tenere sotto controllo il territorio.
La risposta di una Sicilia che non si piega
In una stagione viticola ormai iniziata, questi episodi rischiano di alterare non solo lo stato d’animo dei diversi attori della filiera, ma anche trattative e sviluppi commerciali.
A dire basta però si è sollevata la voce, chiara e pubblica, di Eugenio Di Francesco, vicepresidente regionale della Rete per la Legalità Sicilia – SOS Impresa, che ha promosso la distribuzione di un volantino con un messaggio forte agli agricoltori vittime di intimidazioni: “Non abbiate paura di parlare, di denunciare. Questa è ‘mafia bianca’, che tende a minare l’economia del singolo per accrescere quella dei porci grossi. Noi ci siamo, lo Stato c’è!”. Un’iniziativa coraggiosa, tanto più perché il volantino è firmato da una rete antiracket che lavora da anni fianco a fianco con le aziende agricole che scelgono la legalità.
E le parole di Di Francesco non si limitano a segnalare i fatti: “È un ‘omicidio bianco’ – ha tuonato – che non uccide fisicamente un uomo, un agricoltore, ma lo uccide nella dignità e nel disastro economico familiare”. Colpire un vigneto in piena produzione è come spegnere mesi di lavoro, come gettare a terra l’investimento di un’intera stagione. Ma c’è di più: è un modo per dire “comandiamo noi”, per instaurare un clima di paura che zittisca anche chi vorrebbe resistere.
Un gesto che rompe l’omertà agricola
Il volantino di Rete per la Legalità è stato distribuito porta a porta, ma anche condiviso digitalmente, diventando uno strumento di rottura e di chiamata alla responsabilità collettiva. Non si chiede solo alle vittime di denunciare, ma a tutta la filiera di farsi carico del problema. “Abbattiamo questo muro di omertà! Costruiamo ponti di dialogo e confronto per vincere questa battaglia. È necessario denunciare ogni forma di intimidazione” – le parole di Di Francesco.

Una chiamata alla responsabilità anche per sindacati e politica
Eugenio Di Francesco d’altro canto non è nuovo a queste battaglie. Ha denunciato, si è esposto, ha ricevuto minacce. Ma continua. E oggi punta il dito anche contro chi dovrebbe fare la sua parte e invece resta ai margini: “Il silenzio è mafia. Lo girarsi dall’altra parte è mafia. Non contribuire alla ricerca della verità e della giustizia è mafia”.
Un’accusa chiara a un sistema che troppo spesso si limita a parole di circostanza dopo ogni episodio. A mancare, come denuncia l’attivista, è una presa di posizione sistemica, capillare, concreta. Dove sono i rappresentanti di categoria? Dove sono le istituzioni quando gli imprenditori agricoli devono decidere se restare o cedere? Questi gli interrogativi sollevati.
Dalla Sicilia alla Puglia: la legalità va coltivata
Chi legge da Bari, Foggia, Brindisi potrebbe pensare che questa sia una “questione siciliana”. Ma basta grattare la superficie per capire che non è così. In Puglia, i casi di incendi dolosi, danneggiamenti e furti nei vigneti sono in costante aumento. Le dinamiche sono simili: pressioni per l’acquisto di uva a prezzi irrisori, “consigli” a non vendere a certi intermediari, intimidazioni per orientare gli investimenti.
Ma la Sicilia, come ogni altra realtà, non può permettersi di piegarsi. Ogni atto intimidatorio non colpisce solo un imprenditore: colpisce un’economia, una cultura, una filiera. Per questo è fondamentale guardare ad attività di resistenza come quella promossa da Di Francesco con la sua Rete per la Legalità Sicilia. Il volantino diffuso a Campobello è un seme. Piccolo, certo. Ma se lo si cura, può crescere, lasciando ipotizzare un’alternativa possibile.
Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com