Bando Ismea: 120 milioni per comprare terra

La misura si rivolge a giovani fino a 41 anni che intendono acquistare terreni agricoli, avviare una nuova impresa o rafforzare la propria azienda. Domande a partire dal 22 aprile 2026

da Ilaria De Marinis
bando ismea

Torna “Generazione Terra”, il bando ISMEA pensato per sostenere l’acquisto di terreni agricoli da parte dei giovani. L’edizione 2026 mette sul piatto 120 milioni di euro e riapre un dossier che, per molte imprese, resta decisivo: senza accesso alla terra, il ricambio generazionale rischia di fermarsi prima ancora di tradursi in progetto d’impresa. Per chi opera nell’uva da tavola il tema è ancora più concreto, perché la disponibilità fondiaria incide sulla possibilità di ampliare la superficie, ricomporre appezzamenti frammentati o avviare ex novo un’attività con basi strutturali più solide. È in questo spazio che si colloca la misura ISMEA, costruita per accompagnare sia i giovani imprenditori agricoli già attivi sia chi punta a entrare nel settore con una nuova iniziativa.

A chi si rivolge il bando ISMEA

La misura si rivolge a un target ben definito: giovani fino a 41 anni non compiuti (35 nel caso di alcuni profili), con l’obiettivo dichiarato di favorire sia il consolidamento aziendale sia la creazione di nuove imprese agricole. Il bando distingue tre categorie di beneficiari. La prima è quella dei giovani imprenditori agricoli già attivi, in possesso della qualifica di IAP da almeno due anni. Le altre due riguardano invece i giovani startupper, suddivisi tra chi può far valere un’esperienza già maturata nel settore e chi, pur privo di esperienza operativa, possiede un titolo di studio in ambito agrario. È una distinzione tutt’altro che formale. Nel primo caso, l’intervento si innesta su strutture produttive già esistenti, contribuendo a migliorare l’efficienza fondiaria (ad esempio attraverso l’acquisto di terreni confinanti o già condotti in affitto). Nel secondo, invece, si tratta di sostenere l’ingresso nel settore, con tutte le incognite legate alla sostenibilità economica e alla capacità di costruire un modello produttivo credibile.
Non a caso, il bando richiede esplicitamente la dimostrazione della sostenibilità economico-finanziaria dell’iniziativa, attraverso un business plan che tenga conto non solo dei volumi produttivi, ma anche degli sbocchi di mercato e della capacità di rimborso del finanziamento. Un passaggio che, nel contesto dell’uva da tavola, assume un peso specifico rilevante: l’investimento fondiario, infatti, si lega inevitabilmente a scelte varietali, modelli di copertura, sistemi di irrigazione e organizzazione della raccolta.

Struttura finanziaria e agevolazioni

L’elemento distintivo della misura risiede nella modalità di intervento. ISMEA può operare secondo due schemi alternativi: acquistare direttamente il terreno per poi assegnarlo al beneficiario con patto di riservato dominio, oppure concedere un mutuo ipotecario per l’acquisto.

Nel primo caso, l’Istituto mantiene la proprietà del bene fino all’estinzione del debito, configurando di fatto una forma di “leasing fondiario” di lungo periodo; nel secondo, si tratta di un finanziamento tradizionale, assistito da garanzia ipotecaria. La durata dell’operazione può arrivare fino a 30 anni, con rate semestrali e possibilità di preammortamento fino a 24 mesi, una configurazione che consente di allineare il piano di rimborso ai tempi biologici e produttivi dell’azienda agricola.

Sul piano economico, l’intervento può raggiungere i 1,5 milioni di euro per imprenditori agricoli e startupper con esperienza, mentre si ferma a 500 mila euro per i giovani con solo titolo di studio. Il tasso applicato è fisso, costruito su una componente base europea e su uno spread legato al rischio di credito, determinato attraverso un sistema di rating interno. Un’impostazione che introduce un elemento di selettività finanziaria: non tutte le imprese accedono alle stesse condizioni, e la qualità economica del progetto diventa determinante. A questo si aggiunge una componente di agevolazione significativa per i giovani startupper, che possono beneficiare di un contributo fino a 100 mila euro, erogato in parte come riduzione delle rate e in parte come abbattimento del debito residuo, a condizione di realizzare il piano aziendale previsto.

bando ismea generazione terra

Dotazione finanziaria e tempistiche 

Per il 2026, la dotazione complessiva supera i 120 milioni di euro, suddivisi tra diverse categorie e aree geografiche, con una ripartizione che riflette le priorità territoriali e la volontà di sostenere in modo mirato le aree interne e montane. Il meccanismo di accesso è quello tipico delle misure a sportello: le domande vengono valutate in ordine cronologico fino a esaurimento delle risorse. Secondo quanto riportato nel prospetto, sarà possibile presentare domanda dal 22 aprile al 19 giugno 2026.

Vincoli e responsabilità dell’impresa

Se da un lato la misura offre un accesso facilitato alla terra, dall’altro introduce vincoli stringenti. I terreni acquistati devono essere destinati all’attività agricola per tutta la durata del finanziamento, e l’impresa è tenuta a mantenere la propria operatività sul territorio nazionale fino all’estinzione del debito. La violazione di tali condizioni comporta la decadenza dalle agevolazioni e la restituzione delle somme percepite, un aspetto che evidenzia come il sostegno pubblico sia strettamente condizionato alla continuità dell’attività produttiva. Nel caso degli startupper, inoltre, la mancata realizzazione del piano aziendale determina non solo la perdita del contributo, ma anche il ricalcolo del piano di ammortamento a condizioni piene, con un impatto diretto sulla sostenibilità finanziaria dell’investimento.

In filigrana, il bando ISMEA restituisce un messaggio chiaro: l’accesso alla terra non è più solo una questione patrimoniale, ma un processo selettivo che intreccia capacità imprenditoriale, solidità economica e visione di lungo periodo.

Per il comparto dell’uva da tavola, dove la competizione si gioca sempre più sulla qualità dell’organizzazione aziendale oltre che sul prodotto, strumenti di questo tipo possono rappresentare un acceleratore importante. La condizione, tuttavia, resta la stessa: trasformare un’opportunità finanziaria in un progetto agronomico e imprenditoriale coerente. 

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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