Disponibile ora il secondo numero del 2026 di uvadatavola magazine. Con questa uscita, il magazine entra nel merito di uno dei passaggi più sensibili per il comparto: la gestione del rischio prima che si trasformi in emergenza. Il focus – come richiama in apertura la copertina – si concentra su Xylella fastidiosa, non tanto per descriverne la presenza, quanto per mettere a fuoco il fattore che oggi può fare davvero la differenza: la tempestività. Nel caso della vite da tavola, infatti, intercettare il problema in tempo significa evitare che una presenza circoscritta evolva in un effetto domino capace di compromettere interi areali produttivi .
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È su questo crinale che si collocano i contributi di Donato Boscia – ricercatore emerito del CNR associato all’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante e Laura Rustioni – professoressa dell’Università degli Studi del Salento. Nel primo, l’esperto sottolinea il ruolo del monitoraggio quale strumento di contenimento, capace di mantenere il problema entro un perimetro gestibile e di impedire che la presenza del batterio si trasformi in una dinamica territoriale più ampia. Nel secondo, invece, lo sguardo si allarga alla selezione varietale, dove la ricerca prova a costruire una risposta strutturale prima ancora che l’emergenza imponga soluzioni obbligate.
Da qui, il numero continua a muoversi lungo la stessa traiettoria, attraversando altri nodi decisivi della viticoltura da tavola. L’approfondimento di Alberto Troccoli, ricercatore del CNR – IPSP, dedicato ai nematodi fitoparassiti ricorda quanto il vigore del vigneto, la produttività e persino la qualità finale possano essere condizionati da fattori spesso silenziosi, e quanto la conoscenza preventiva resti, anche qui, la prima vera forma di difesa.
Lo stesso vale per il vivaismo viticolo, affrontato attraverso l’intervista a Oriano Navacchi di Vitroplant Italia che riporta al centro il microinnesto erbaceo come possibile risposta a esigenze sempre più stringenti di sanità, rapidità di moltiplicazione e disponibilità del materiale di propagazione, in un contesto in cui il rinnovamento varietale accelera e riduce i margini di attesa.
Con il progetto Uvella spazio invece al tema della valorizzazione. Tra tradizioni e intuizioni, Rosario Raniolo – alla guida dell’azienda – racconta l’idea di ottenere uva passa a partire da uva da tavola seedless italiana. Un progetto in crescita, ma che suggerisce la possibilità di ripensare il prodotto non soltanto in funzione del mercato del fresco, ma anche attraverso destinazioni capaci di generare identità, differenziazione e continuità di valore.

Su un altro piano si colloca poi l’articolo firmato dalla dottoressa Maria Lisa Clodoveo dell’Università degli Studi di Bari sul contenuto di potassio come possibile leva di posizionamento dell’uva da tavola, specialmente in un mercato che premia alimenti salutistici e ad alto valore percepito.
Il quadro si amplia ulteriormente con la riflessione di chi il comparto lo attraversa ogni giorno. Domenico Liturri, socio di Agricoper, ripercorrendo la storia aziendale, restituisce insieme la capacità di adattamento che ha sostenuto negli anni l’uva da tavola italiana e alcune delle sue fragilità più persistenti: la manodopera, il post-raccolta, la logistica, la difficoltà di costruire un sistema davvero coeso. Questioni note, certo, ma ancora decisive nel segnare la distanza tra un comparto che sa innovare e uno che riesce anche a trasformare quell’innovazione in tenuta strutturale.
Anche per questo il packaging, ultimo capitolo di questo secondo numero del magazine, entra a pieno titolo nel ragionamento: non più aspetto secondario o finale della filiera, come racconta Cristina Tonello di DS Smith, ma luogo in cui si misurano sostenibilità, funzione commerciale, percezione del prodotto e rapporto con la distribuzione.
Si chiude così il secondo numero 2026 di uvadatavola magazine: un’uscita che prende le mosse da Xylella per ribadire una questione che va ben oltre il singolo patogeno e riguarda, più in generale, il modo in cui oggi si costruisce la tenuta del comparto. Dalla sorveglianza fitosanitaria alla ricerca genetica, dai nematodi al vivaismo, fino alla valorizzazione del prodotto e agli equilibri di filiera, prende forma un racconto che invita a spostare lo sguardo dove tutto comincia davvero: un passo prima che accada.
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