Grandinata ad Andria: colpiti i vigneti

Le prime segnalazioni parlano di tralci lesionati o spezzati, vegetazione compromessa e criticità anche sulle coperture

da Ilaria De Marinis
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Nella giornata di ieri una violenta grandinata si è abbattuta in territorio di Andria (BAT), tra contrada Amieci e contrada Femmina Morta, nell’area di Castel del Monte. A essere colpiti sono stati soprattutto i vigneti, investiti dall’evento in una fase particolarmente delicata della stagione, quando la vite è in piena ripresa vegetativa e i germogli risultano ancora molto esposti ai danni meccanici. Le prime segnalazioni parlano di tralci lesionati o spezzati, vegetazione compromessa e criticità anche sulle coperture, con ripercussioni che, per le aziende dell’uva da tavola, riguardano non solo il potenziale produttivo, ma anche la gestione tecnica delle prossime settimane.

L’episodio non resta circoscritto all’area andriese.  Sempre nella BAT, fenomeni analoghi sono stati segnalati anche tra Canosa di Puglia e San Ferdinando, a conferma di una distribuzione territoriale disomogenea, ma estesa. “Canosa, stessi danni”, si legge tra i commenti di produttori su Facebook, mentre altri restituiscono con immediatezza il senso operativo della perdita: “Solo chi ha avuto la grandine può capire cosa si prova a vedere un raccolto distrutto… io sono uno di quelli”. Come riporta Coldiretti, in questa fase la grandine risulta più dannosa, perché colpisce organi in formazione e compromette direttamente la costruzione della produzione.

Effetti su germogli e produzioni

Sul piano agronomico, il danno va letto in relazione allo stadio fenologico. In questa fase la vite è entrata in piena attività vegetativa, con germogli in accrescimento, prime foglie espanse e l’avvio della differenziazione delle infiorescenze. L’impatto della grandinata su questi tessuti comporta non solo una perdita immediata di superficie vegetativa, ma anche un’alterazione dell’equilibrio fisiologico della pianta. I germogli spezzati interrompono la continuità del flusso linfatico, le foglie danneggiate riducono la capacità fotosintetica, mentre le infiorescenze colpite possono non arrivare a completare il proprio sviluppo.

Nel caso dell’uva da tavola, dove uniformità e qualità del grappolo rappresentano parametri determinanti, queste alterazioni si traducono in una gestione più complessa della stagione. Il vigneto deve essere riorganizzato, spesso con interventi aggiuntivi per favorire una ripresa vegetativa ordinata e contenere la disomogeneità. È qui che il danno assume una dimensione più ampia rispetto alla semplice perdita di prodotto. “Il sacrificio di un intero lavoro… con questa grandinata molti terreni sono stati messi KO”, si legge ancora, mentre un altro utente sottolinea: “Si lavora per preparare la prossima stagione, altre spese che non verranno compensate dai guadagni dei grappoli”.

In termini tecnici, la criticità non riguarda solo l’anno in corso. Una perdita precoce di tessuti attivi può incidere anche sull’accumulo di riserve e sulla capacità della pianta di affrontare le fasi successive del ciclo, con effetti che, in alcuni casi, si riflettono sulla produttività dell’annata successiva.

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Ricognizioni in corso e conta dei danni

Nelle ore successive all’evento, Confagricoltura Bari-BAT ha avviato un monitoraggio diretto, raccogliendo le segnalazioni delle aziende e verificando sul campo l’entità dei danni. La posizione espressa dal presidente Massimiliano Del Core è improntata alla cautela: una valutazione attendibile richiede rilievi puntuali, in grado di distinguere tra aree maggiormente colpite e situazioni in cui l’impatto è stato più contenuto.

Una volta completata la ricognizione, verrà trasmessa la richiesta di riconoscimento dell’evento calamitoso alle autorità competenti, passaggio necessario per attivare gli strumenti di sostegno. Nel frattempo, le aziende stanno intervenendo dove possibile per contenere gli effetti più immediati, verificando lo stato dei germogli e la tenuta delle strutture.

Resta, tuttavia, un elemento: dall’inizio del 2026, secondo Coldiretti, gli eventi estremi registrati sono già 41. Non è tanto il singolo episodio a determinare criticità, quanto la frequenza con cui questi fenomeni si inseriscono nelle fasi sensibili del ciclo colturale. “Mi spiace tanto per gli agricoltori, dopo tanta fatica vedere il raccolto danneggiato è un crepacuore”. E in effetti è forse questa, più di ogni altra, l’immagine che resta dopo la grandinata: quella di aziende che non contano solo i danni, ma anche l’amarezza di vedere compromesso, in pochi minuti, un lavoro costruito giorno dopo giorno.

 

Ilaria De Marinis
©uvadatavola.com

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