Stagione viticola 2026, Tarantino alle prese con l’oidio

Buona qualità e volumi nella media, ma pesa la pressione dell'oidio. Il punto con Pierfrancesco Marchitelli, amministratore di Agriquality Srl, azienda biologica di Ginosa (TA)

da Ilaria De Marinis
stagione viticola 2026

Ad aprile, quando fioritura e allegagione dovevano ancora definire il potenziale produttivo dei vigneti, il quadro lasciava spazio a una prudente fiducia. A distanza di due mesi siamo tornati nel Tarantino per confrontarci con Pierfrancesco Marchitelli, amministratore di Agriquality Srl, azienda biologica di Ginosa associata all’OP Jonica Bio. Ora che la stagione viticola è entrata nella fase decisiva, lo scenario appare più nitido: i volumi si annunciano inferiori rispetto allo scorso anno, pur mantenendosi nella media, mentre le prospettive qualitative restano positive. A segnare l’annata è soprattutto l’oidio, che conferma una pressione elevata e diffusa nei vigneti dell’areale.

Oidio, la grande sfida del 2026

La prima parte della stagione è stata condizionata soprattutto dall’oidio. Le scorse settimane, caratterizzate dall’alternanza tra notti più fresche e giornate calde, hanno favorito la formazione di microclimi particolarmente favorevoli allo sviluppo del fungo, soprattutto negli impianti più vigorosi e meno arieggiati. “La pressione è stata abbastanza alta, in particolare nei vigneti con maggiore vigoria e minore circolazione dell’aria”, riferisce Marchitelli. L’incidenza, tuttavia, non è stata uniforme. Sulle varietà più sensibili i danni vengono stimati tra il 10 e il 20%, con punte prossime al 30% in alcune zone. Accanto all’oidio, negli ultimi giorni sono state rilevate anche cicaline e afidi, attualmente oggetto di monitoraggio per valutarne l’evoluzione e le possibili ricadute nelle fasi successive della stagione.

oidio stagione viticola

Acqua, attenzione alla seconda metà di luglio 

Sul fronte idrico, le riserve accumulate durante l’inverno consentono per ora di affrontare la fase produttiva senza particolari limitazioni. Il vero banco di prova arriverà però nella seconda metà di luglio, quando i prelievi aumenteranno contemporaneamente per l’uva da tavola e per le altre colture estive, a partire dall’anguria. È proprio in questa fase che la domanda irrigua dei vigneti cresce sensibilmente, mentre la capacità delle falde di sostenere prelievi prolungati dovrà essere verificata giorno dopo giorno. Le difficoltà registrate negli anni precedenti mantengono quindi alta l’attenzione, soprattutto negli areali più esposti a cali di portata e fenomeni di salinizzazione. “Il problema è che, quando l’acqua c’è, non sappiamo trattenerla. Servirebbe una gestione più efficiente e coordinata, a tutti i livelli”, osserva il produttore. Una considerazione che sposta il tema oltre la singola azienda: la disponibilità idrica resta decisiva, ma senza infrastrutture adeguate e una programmazione capace di valorizzare le risorse nei periodi più piovosi, ogni stagione continua a dipendere dall’equilibrio precario delle falde.

Nuovi impianti a regime

Rispetto alle valutazioni di aprile, la qualità resta l’elemento più incoraggiante. Sul piano quantitativo, invece, le previsioni indicano volumi inferiori rispetto al 2025. Il dato, tuttavia, non basta a delineare automaticamente uno scenario commerciale favorevole. Nel frattempo, infatti, nuovi vigneti stanno entrando in piena produzione, ampliando la base produttiva complessiva. È proprio la sovrapposizione tra rese più contenute e nuovi impianti a regime ad alimentare l’incertezza tra gli operatori. “La preoccupazione per l’annata è alta dal punto di vista dei produttori”, osserva Marchitelli. “La qualità, però, non manca e sarà il fattore determinante in questa stagione”.

Il grosso della raccolta non inizierà prima della fine di luglio. Un leggero anticipo potrà riguardare le aziende più strutturate e gli impianti condotti sotto serra o con sistemi destinati a favorire la precocità. I primi stacchi sono attesi intorno alla metà del mese negli appezzamenti più avanzati, mentre la campagna entrerà nel vivo tra agosto, settembre e ottobre. La stagione 2026 si avvia dunque verso la raccolta con un quadro più definito, ma ancora aperto. La pressione dell’oidio ha ridimensionato parte del potenziale produttivo, l’acqua resta un’incognita e l’ingresso di nuovi impianti rende meno immediata la lettura del mercato. La qualità, al momento, rappresenta il dato più solido: sarà su questo terreno che le aziende dovranno costruire la propria competitività nei mesi decisivi della campagna.

 

Ilaria De Marinis
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