Si definisce “leghista sin dal primo vagito“, e in effetti la sua prima tessera alla Lega Nord risale all’inizio degli anni ’90, quando Umberto Bossi scoprì la Padania: Gian Marco Centinaio aveva 19 anni e già passione per la politica.
Così pochi anni dopo, mentre studiava per la laurea in Scienze politiche, Centinaio faceva palestra politica nella sua Pavia.
La sua carriera istituzionale inizia nel 1993 come presidente del Comitato di quartiere Città Giardino e in seguito come Consigliere Comunale del Comune di Pavia fino al 2009; anno in cui viene eletto Vicesindaco e Assessore alla Cultura della città lombarda. Dal 1999 al 2005 diventa Segretario Cittadino della Lega Nord Pavia e in seguito Membro del Direttivo Cittadino Lega Nord Pavia.
Nel 2013 entra per la prima volta in Parlamento: senatore del Carroccio nel periodo più buio della Lega degli scandali, l’anno dopo diventa capogruppo a Palazzo Madama. Ma in quel 2013 il leghista sin dal primo vagito “tradisce” il suo partito: per due mesi lascia la Lega ed entra nella meteora Gal, Grandi autonomie e libertà, “su mandato della Lega – dice – per garantire rappresentanza ai gruppi autonomisti locali”.
Sposato, ha un bimbo di tre anni, motociclista (al grillino Di Battista diceva ironico: “Lui nella Lega non farebbe neanche il candidato al consiglio municipale, da noi non basta essere carini, simpatici e fare il giro dell’Italia in moto”), nel curriculum può mettere una professione, quella di dirigente d’azienda (il primo impiego, a 29 anni, come operatore telefonico in Banca Mediolanum, fino a diventare direttore commerciale di un tour operator), ma dall’esordio sui banchi del Senato la sua attività è stata tutta politica.
Con una serie di parole chiave e di battaglie che condivide in pieno con il suo leader Matteo Salvini (e se quest’ultimo è il Capitano, lui a Pavia è soprannominato il Guerriero): castrazione chimica, rimpatri, legittima difesa, no allo Ius soli (e durante la battaglia in aula su questa legge, lo smartphone di un grillino ha immortalato Centinaio gridare al presidente del Senato Piero Grasso “infame” e “terrone di m.“. In queste settimane è stato uno dei tessitori dell’alleanza con i 5 Stelle.
Anche se di loro, soltanto a gennaio, scriveva parole definitive: “Non accettiamo lezioni da questo branco di incapaci che non sa amministrare nulla”.
Fonte: La Repubblica / Ansa