Cambiamenti climatici in atto e restrizioni dei mezzi di controllo a disposizione dei produttori stanno complicando la gestione agricola in campo. Non ne è esente il comparto dell’uva da tavola, alle prese con nuovi equilibri e con fitofagi che – un tempo ritenuti secondari – emergono in campo con sempre più frequenza. Fra questi si ritrova l’aleurodide spinoso (Aleurocanthus spiniferus), insetto fitomizio originario dell’Asia, la cui presenza negli ultimi anni sta trovando è sempre più segnalata in diversi areali di coltivazione.
Aleurodide spinoso: caratteristiche e danni
È un fitofago da quarantena notevolmente polifago: sono infatti circa 90 le specie di 38 famiglie di piante in grado di essere infestate, tra cui anche la vite, sia da tavola che da vino. Tale aleurodide è considerato tra i fitofagi più distruttivi del mondo. Esso provoca un indebolimento generale delle piante infestate per sottrazione di linfa dai tessuti vegetali e produzione di abbondante melata, determinando l’insediamento di fumaggine che ricopre l’intera pianta, riducendone l’attività fotosintetica.

Foglia di vite infestata da Aleurocanthus spiniferus
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Rispetto a quanto riscontrato sulla vite da vino, su uva da tavola non vi sono ancora problematiche particolarmente gravi. Tuttavia, la sua presenza è sempre più segnalata in diversi areali di coltivazione, per cui un attento monitoraggio anche per tale specie risulta necessario.
Gli adulti presentano ali di colore grigio-blu metallizzato, con macchie bianche e depongono le uova preferibilmente sulle foglie giovani, dalle quali sgusciano le neanidi. Le forme giovanili, una volta fuoriuscite dalle uova, infestano essenzialmente la pagina inferiore delle foglie. Negli stati più avanzati, questi fitofagi sono caratterizzati da una cuticola nera eccezionalmente ispessita e sclerotizzata, di forma ellittica, con filamenti spinosi sul dorso, circondati da una frangia bianca cerosa, che costituisce una secrezione tipica della specie.
Aleurodide spinoso su vite: come controllarlo
Il controllo con sostanze attive registrate su vite da tavola, attualmente limitate, deve essere attuato con applicazioni nella fase di schiusura delle uova, in presenza di giovani neanidi che risultano le più vulnerabili. In presenza di infestazioni significative, è necessario eseguire almeno due interventi per bloccare lo sviluppo delle generazioni primaverili. Un attento monitoraggio consente sia di valutare in modo attendibile lo sviluppo degli stadi biologici del fitofago, sia la necessità di eventuali interventi nel periodo di fine estate. La miscela di acetamiprid con olio minerale (quest’ultimo a dose bassa 1%) permette altresì di migliorare notevolmente l’efficacia del trattamento.
Nell’ottica di un riequilibrio ambientale e fitosanitario l’impiego di insetti utili come Amblyseius swirskii e Delphastus catalinae favorisce un’ulteriore azione di contenimento, durante la stagione vegetativa, lo sviluppo e la diffusione dell’aleurodide.
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A cura di: Antonio Guario
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